William Antonini – William Antonini E La Sua Orchestra

William Antonini – 'William Antonini E La Sua Orchestra' (2016)

“Un giovane musicista e compositore che si è fatto con pazienza salendo uno dopo l’altro i duri gradini della professione, senza quella fretta bruciante di arrivare”. Le brevi note di copertina di un grande contrabbassista del jazz tricolore quale Carlo Loffredo introducono al meglio il profilo di William Antonini e la ristampa di “William Antonini E La Sua Orchestra” (2016), ennesima gemma del catalogo in continua espansione della Sonor Music Editions, curato da Lorenzo Fabrizi e Andrea Galtieri.

Una library “dedicata alle città inglesi, vere università della musica moderna”, in cui “il blues è presente in ciascuna delle dieci composizioni”. Non è necessario soffermarsi sulle potenziali derive del genere, perché “quello che conta è scoprire in questo lavoro la buona estrazione jazzistica di William Antonini, bravo a comporre e bravo a scegliere i giovanissimi musicisti che suonano con lui”. Impossibile smentire tale illustre parere altrui. La forza dell’album giace, infatti, nella grande sinergia dell’ensemble.

Le musiche e gli arrangiamenti sono propri di William ‘Mino’ Antonini, impegnato anche al pianoforte, all’organo e alla spinetta, con la collaborazione di Percy Garro. La sezione fiati annovera Aldo Surio al sassofono tenore e al flauto, Franco Paladino alla tromba e Benito Giancola al trombone; quella degli strumenti a corda Francesco Bruno alla chitarra, poi attivo come solista e futuro collaboratore anche di Brian Eno, e Tonino Carrubba al basso. Adriano Valeri il batterista di un’orchestra di qualità.

Gli studi romani della Dirmaphon, gli stessi dove Piero Umiliani ha registrato la colonna sonora di “Angeli Bianchi… Angeli Neri” (1969) e Sandro Brugnolini il suo album “Overground” (1970), il teatro di una session incendiaria, originariamente diffusa in vinile (1971) per conto della E.M.R., lanciata da Cambridge, una progressione jazz senza punti deboli. Il lato A riserva, però, anche una traccia come Bristol, meno invadente dell’opener, ma ugualmente robusta quando è la chitarra a trainare il pattern ritmico, alla cui resa sonora partecipano poco alla volta gli strumenti.

Un modus operandi destinato a replicarsi con successo più volte nel corso di “William Antonini E La Sua Orchestra”, un’intensa mezz’ora di musica. Gradevole Omicron, con la spinetta in primo piano e la batteria sullo sfondo; travolgente Oxford, un treno in corsa, con la tromba e il flauto in evidenza. La notturna Sigma, invece, concede una piccola pausa all’ascoltatore. In meno di tre minuti, nonostante la tenacia del basso, è il sassofono ad accompagnare la morbida discesa del sipario.

Il lato B riparte alla grande con l’energica Birmingham e rallenta con Manchester, un brano più lento e psichedelico, con ancora il basso protagonista, inframmezzato da alcuni applausi. Delicatamente è, invece, un titolo che rimanda a un clima rilassato, pronto a surriscaldarsi ancora con la successiva Liverpool. Una traccia rapida e d’impatto, con la sezione fiati a serrare le fila. Lo stesso flauto è al centro di Fuga Nella Cattedrale, la breve conclusione di “William Antonini E La Sua Orchestra”.

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