True Techno Lovers

electronique.it

C’era una volta un gruppo di amici con una passione, tanto forte quanto genuina, tale da spingerli a leggere il più possibile, a informarsi su ogni release e, soprattutto, a prendere parte a quel tipo eventi che, oggi, appartengono per alcuni alla sfera dei ricordi e, per altri, a quella dei veri e propri sogni. Il vero sballo era scoprire i titoli dei dischi senza alcun tipo di supporto tecnologico, a eccezione di carta e penna. Erano gli anni Novanta, la Capitale ribolliva di party e c’erano, soprattutto, luoghi di culto dove poter acquistare dischi d’importazione o riviste specializzate.

La generazione di adolescenti di allora è, poi, cresciuta e ha esportato, con serietà, un vissuto simile all’interno delle pagine di un sito come electronique.it, più di una piattaforma ponte tra generi e, ormai, anche realtà discografica. Un punto di riferimento critico, curato nei dettagli, ideale per raccontare i virtuosi progetti di amici vicini o lontani. Nella lunga intervista, Ivo D’Antoni, frontman dell’etichetta, compie a parole un discreto salto temporale, raccontando degli inizi di electronique.it, tra compromessi creativi e altre iniziative degne di nota.

Com’è nato il progetto electronique.it?

Il sito electronique.it nasce nel 2003 da un’idea mia, di Maurino Boogie e di LaCosta. Tutti e tre cresciuti durante i famosi anni Novanta romani, che seguivamo da semplici appassionati. All’epoca, si leggevano riviste come “Tunnel”, “Web”, “Neural” e anche “Discoid” ma, soprattutto, ci si teneva informati attraverso le radio e i pellegrinaggi presso lo storico negozio Re-mix di via Del Fiume per comprare dischi quando c’erano i soldi, prendere flyer o, semplicemente, per respirarne l’energia. Altre free press sono state utilissime per la nostra formazione: “Superfly”, “Ultra Tomato” e “Orbeat”. Riviste sulle quali potevamo leggere di argomenti che ci hanno interessati in prima persona, dal funk alla techno. Riviste scritte in maniera impeccabile alle quali dobbiamo molto.

All’alba degli anni Zero è, però, emerso il web. Abbiamo continuato a seguire sia “Neural”, che aveva avviato un sito legato all’attività sia editoriale che radiofonica, sia Basebog, il portale che, forse, ha dato la svolta alla nostra idea di sito. Quest’ultimo è stato il primo vero portale di musica elettronica in Italia. Ha vissuto degli anni magici durante i quali la redazione era esplosiva e, in qualche modo, dava un’idea di speranza anche in prospettiva futura. Invece è finito anche quello. Noi creammo la nostra webzine nella quale scrivevamo di eventi ai quali partecipavamo, con dei report molto seguiti.

Iniziammo anche a scrivere di dischi, ognuno seguendo i propri gusti e, in assoluta sincerità, è stata questa la prerogativa che ci ha portati a strutturare electronique.it su più canali tematici. Io mi sono occupato di quello più elettronico, Maurino Boogie di quello disco e funk, con LaCosta attivo, invece, sul fronte house. Tempo dopo altri amici hanno iniziato a collaborare con noi: Gabriele Furia, Francesco Carella, Mirko Medini, Antonio Di Gioia, il guru Andrea Benedetti e DJ Rocca. Colgo l’occasione per ringraziare quest’ultimo per il suo lavoro riguardo la rubrica Timeless Beats. Altri come Gianluca Vanelli, Achille Zoni, Paolo Belli, Fabio Branco, Franco B e Massimiliano Loretucci dei Commodity Place ci aiutano a mantenere vivo il sito.

L’idea di fondare un’etichetta discografica era da tempo presente nelle nostre menti ma, essendo totalmente estranei ai processi produttivi necessari per avviarne una, non avevamo mai azzardato una simile mossa. Tra il dicembre 2011 e il gennaio 2012 abbiamo avuto tra le mani una manciata di brani, a nostro dire pazzeschi, che non riuscivano a trovare uno sbocco in alcuna label esistente e questa è stata la svolta davvero definitiva, così ci siamo riuniti e abbiamo deciso di provarci.

L’avventura della label è cominciata con lo split “The Power Of Movement In Plants EP” (2012), prima parte di un incantevole trittico, i cui capitoli seguenti sono stati “The Expression Of Emotions In Man And Animals EP” (2012) e “The Descent Of Man EP” (2013). Le ulteriori due uscite, la prima celebrativa e la seconda visionaria, sono appannaggio di Donato Dozzy e dei Frewill, rispettivamente con “200 EP” (2013) e l’album “Quadrivium” (2013). Com’è stato scelto il primo ciclo di release?



Tutto è avvenuto con assoluta naturalezza. Il principio base è quello di far sì che riflettano in una qualche maniera la linea editoriale della webzine e, quindi, nello specifico non ci poniamo alcun limite stilistico. Amiamo troppi generi musicali per limitarci a fare qualcosa che punti in un’unica direzione. Quel che è successo è molto più semplice di quanto si possa immaginare, alcuni amici ci hanno inviato dei brani da ascoltare, ci sono piaciuti e li abbiamo pubblicati, mentre qualche altro è frutto delle nostre continue ricerche sul web. Non esiste una vera e propria filosofia dietro la label, tutto avviene in maniera istintiva e attraverso il confronto.

Perché dedicare una trilogia ‘elettronica’ all’evoluzionista Charles Darwin?

Nei primi tre dischi pubblicati, per l’appunto un trittico dedicato agli studi del naturalista britannico, abbiamo voluto offrire un ventaglio di sonorità eterogenee che potessero dare l’impressione della versatilità dell’etichetta. Ci sono, infatti, brani ambient, electro, acid e persino techno. Gli studi di Charles Darwin ci hanno fornito l’anello di congiunzione tra questa musica elettronica, a nostro dire ‘evoluta’, e il suo rapporto con l’evoluzione umana. C’è bisogno di un giusto grado d’interpretazione, ma quel che lo scienziato ha espresso a parole circa il processo evolutivo proprio di piante, animali e uomini ci è sembrato un giusto parallelo con l’evoluzione legata alla musica. In ognuno dei suoi libri ci sono dei capitoli nei quali lo studio è incentrato sulle reazioni derivanti dall’esposizione a fonti sonore e, in particolare, relazionandosi all’uomo, Charles Darwin ha descritto anche le reazioni emotive derivate dall’ascolto di determinati tipi di suoni.

Era lecito aspettarsi un certo successo se rapportato a un pool di sonorità così originali? C’è una qualche ambizione che stimola il gruppo?

Non c’è alcuna ambizione in nessuno di noi, né un progetto che possa dirsi tale. Quel che vogliamo è soltanto continuare a pubblicare musica che vorremmo nella nostra collezione di vinili. Ogni volta, le recensioni ci entusiasmano e ci forniscono la giusta dose di positività. In occasione di ogni release, dedichiamo una settimana all’invio di materiale promozionale a una lista di giornalisti e riviste che riteniamo interessanti. Nonostante ciò, devo dire che la dose più grande di entusiasmo la riceviamo dalle persone che acquistano la nostra musica e ci scrivono complimentandosi.

L’etichetta è divenuta nota per aver ospitato i virtuosismi di amici e artisti internazionali quali Commodity Place, passEnger, Plant43, The Exaltics, Healing Force Project solo per citarne alcuni. Quali ricordi ti legano a loro?

Ne parlo molto volentieri, perché dietro ogni brano pubblicato c’è una piccola, piacevole storia. Innanzitutto, sin dal loro primo disco su Còclea Music Ltd, ho sempre amato la musica dei Commodity Place. Massimiliano Loretucci e Riccardo Frosoni sono degli interpreti brillanti con un senso musicale sviluppatissimo. Quando ascoltammo un brano come Soils, svelandoci che nessuna label era intenzionata a pubblicargliela, da una parte sentivo lo sconforto di fronte alla mancanza di coraggio che, attualmente, caratterizza il mercato musicale, dall’altra l’inizio di un sogno che ha poi preso il nome di electronique.it. Soils è stata la vera e propria scintilla.

Andrea Di Maggio è un vero e proprio meteorite caduto sull’Italia. Se ascoltate le tracce di passEnger, potrete rendervi conto di quanto la sua musica sia carica di emotività e priva di ogni schema. Ascoltai Is This For Real? sul suo profilo Soundcloud e me ne innamorai all’istante. Inizialmente, aveva intenzione di pubblicarla sulla sua etichetta e respinse le mia avance. Mi inviò altri brani ma, alla fine, sia io che lui ci rendemmo conto che il brano che faceva al caso nostro era proprio il primo.

Ho conosciuto Cosmic Metal Mother qualche anno fa, quando è tornato a vivere a Roma dopo una vita passata a New York. Paolo Di Nola è una persona illuminante, con un vissuto incredibile alle spalle. Un grande collezionista di vinili, un produttore eccezionale. La sua Panacustica è una label grandiosa, ogni release un classico. Un bel giorno, mi inviò una cassetta destinata a Nero Magazine, al cui interno c’era un’incredibile brano techno, un evento del tutto inusuale visto che le sue produzioni sono incentrate sul downbeat. Non ci pensai due volte e glielo chiesi per electronique.it ma, purtroppo, aveva smarrito i file originari e l’unica versione esistente era un mp3 di buona qualità. Non mi demoralizzai e gli proposti di tentare un’altra strada: provare a produrre un nuovo brano, sempre dai requisiti techno. Dopo due settimane, mi presentò The Unreleased Techno Mixes Series (Comunicazione Uno), una bomba!

Sono, inoltre, un fan di Plant43 sin da quando compravo i suoi primi dischi su Ai Records, conoscerlo e averlo ospite sulla nostra label è stato un grandissimo traguardo per me. La sua è musica che guarda al futuro senza compromessi. Un giorno Emile Facey mi scrisse dicendo che era rimasto impressionato dalla nostra prima uscita e che gli avrebbe fatto piacere inviarci alcuni brani che aveva da parte. Tra questi c’era Blue Skyways, una scheggia di pura electro con venature soul, un brano con una melodia emozionante, non c’è voluto molto a convincerci.

Valmass è, invece, uno dei side project di Massimiliano Loretucci dei Commodity Place, insieme ad un suo amico, Valerio D’Agostino. Ricevemmo un link dove scaricare il brano Gallano, inspiegabilmente sepolto nel hard disk del primo dal lontano 1997. Io confesso che per il suono della Roland 303 sono come una puttana, quindi, quando lo ascoltai ebbi, letteralmente, le vertigini! E lo stesso accadde a tutti gli altri. Ora, posso persino sbilanciarmi, affermando che Gallano è stato una delle tracce più belle che abbiamo mai pubblicato tramite electronique.it, oltre che il miglior esempio di melodia basata sulla bassline rilasciato negli ultimi dieci anni. Non si tratta di esser umile o spocchioso, sto parlando da appassionato di musica. Un consiglio: provate ad ascoltare il brano.

Contattai Yard dopo aver apprezzato il suo album “Celestial Acid” (2011) su Further Records, chiedendogli un podcast e un’intervista. Cominciammo a scambiarci delle mail e gli feci ascoltare le tracce prossime all’uscita su electronique.it. Entusiasta, Chris H. Jones mi inviò alcuni suoi brani e, tra questi, c’era Cascade, un concentrato di techno ipnotica che univa un groove pressante e claustrofobico a un’estetica noise senza compromessi. Era quel che ci serviva per il secondo 12”!

Nursiø è un altro side project di Massimiliano Loretucci, capace di creare grandi atmosfere anche in assenza della chitarra di Riccardo Frosoni. Pholus è una traccia che ti scaraventa addosso il passato in note di produttori del calibro di John Carpenter o Fabio Frizzi, insomma, da questo progetto ci aspettiamo tutti molto.

The Exaltics è il nome nuovo dell’electro, non esiste altro produttore in grado di fornire una visione altrettanto lucida ed avanguardistica di questo universo che ha conosciuto in James Stinson il suo più alto interprete. Attraverso i dischi della sua etichetta, la Solar One Music, ho ritrovato speranza e ho capito che il futuro è soltanto dentro di noi. La traccia che ci ha inviato, The Sign, è techno cruenta, ma con influenze gotiche e industrial. È un onore ospitarlo sulla nostra label.

Tutti noi abbiamo, poi, trascorso mesi sul profilo Soundcloud di Healing Force Project e il motivo è semplice: Antonio Marini è un produttore geniale. Ha dei brani potentissimi, siano essi techno, house o stralci di pura sperimentazione. Non è casuale che questi sia già stati pubblicati da label come Acido Records, Sequencias o Eclipsemusic. Dopo averlo contattato, mi inviò qualcosa come quaranta brani, li ascoltammo a lungo e sceglierne uno fu veramente dura. Ci trovammo d’accordo su Average Apogee, perché contiene un’estetica house che ancora mancava sui nostri dischi e Antonio Marini ha avuto l’intelligenza di spingere in avanti questo suono senza voler somigliare a nessuno, riversando, con assoluta semplicità, tutti i suoi incubi in un pezzo acido e psichedelico.

Lorenzo Ceccotti è una delle migliori matite nate in Italia, un fumettista dal talento incredibile. Ore trascorse sul suo blog a contemplare i disegni prima di scoprire la sua passione per la musica. Abbiamo passato al setaccio numerosi brani su Soundcloud, finché convenimmo su Thalamus Hardware Conversion. La circostanza curiosa è che ognuno di noi ci trovava dentro riferimenti diversi, da Com Truise ai Boards Of Canada, ma con un comune denominatore, cioè la bellezza della melodia. Tra dieci anni continueremo a ‘canticchiare’ sotto la doccia questa traccia di Büromaschinen.

Che cosa ti induce a contattare o a scegliere un artista per electronique.it?

Non è stato necessario fare scouting. Gli eventi si sono susseguiti in maniera spontanea. È indubbio che questa scia prima o poi si esaurirà e allora dovremo cominciare a strutturare il tutto in un modo più professionale e ragionato ma, per ora, va bene così.

Come ti sei comportato, invece, nei confronti di chi ti ha inviato demo?

Non appena il nostro primo 12” è stato recensito da alcune webzine piuttosto blasonate è cominciato il sistematico invio dei demo alla nostra casella mail. Onestamente, non abbiamo avuto mai il tempo di curare ciò, anche se, in molti casi, ho ascoltato i brani ricevuti senza, però, trovare qualcosa che potesse davvero interessarmi.

È altrettanto vero che attraverso Soundcloud alcuni producer attuano una sorta di spam massivo noncuranti delle distanze stilistiche che la loro musica può avere con le scelte dei destinatari. Tali forme di promozione sono controproducenti, anche perché nella maggior parte dei casi parliamo di produttori che inviano link anonimi senza neanche presentarsi o descrivere la loro musica. Un approccio simile, oltre a essere asettico, denota una mancanza di cura e professionalità nel lavoro che si sta svolgendo.

Quale artista ti sarebbe piaciuto coinvolgere in electronique.it?

Non abbiamo mai rivolto il nostro sguardo al passato. Abbiamo tutti i nostri miti, ma dobbiamo rapportarci con quel che siamo, ovvero una realtà piccola che deve cercare di dare il massimo proponendo musica nella quale crede al massimo. Tutti gli artisti che ci piacerebbe vedere sulla nostra etichetta o sono stati pubblicati o usciranno in futuro.

Da dove nasce l’esigenza di pubblicare edizioni limitate in vinile? Che sensazioni provi nel numerare a mano una copia alla volta?

Non la definirei un’esigenza. A comprare dischi siamo rimasti in pochi e pensare, ora, a una label che pubblica musica ‘ricercata’ in più di trecento pezzi alla volta è follia pura. Vendere un simile quantitativo di copie è una fatica immane, specie se questo tipo di attività non è il tuo primo e solo lavoro, ma nei ritagli di tempo, per cui ci siamo immessi nel mercato con la tiratura che abbiamo ritenuto consona alle nostre possibilità. Circa la numerazione manuale dei dischi, così come nel caso del package che abbiamo progettato per l’album dei Freewill, è un qualcosa che ci ha uniti molto come gruppo.

Da quando abbiamo fondato l’etichetta, le scuse per farci una birra o cenare insieme sono, infatti, aumentate a dismisura e questo, a ben vedere, è forse l’aspetto più remunerante del creare qualcosa insieme ai propri amici. Riuscire a curare ogni release dal concept iniziale alla numerazione delle copie è un processo che riesce a far comprendere bene al prossimo l’entità del prodotto a cui stai dando vita: dato che i dischi sono una delle cose alle quali più teniamo, la soddisfazione raddoppia.

In scia alla domanda precedente, quali sono i principali problemi legati all’industria musicale che quotidianamente sei chiamato ad affrontare?

Non esiste alcuna industria legata al lavoro portato avanti da label indipendenti. O meglio, questa si ferma proprio nel preciso momento in cui devono esser valutati i tuoi interessi. L’industria fa riferimento alle aziende che lavorano sulle stampe e sulle distribuzioni. Chi come noi ha deciso di avventurarsi nella creazione e gestione di una piccola etichetta deve partire con il presupposto che questa non genererà guadagni e, nella maggior parte dei casi, neanche un pareggio di bilancio. È proprio questo il motivo per il quale molti dei label manager in circolazione sono quei produttori che sperano di potersi accaparrare date nelle quali esibirsi e, quindi, guadagnare qualche soldo.

I problemi sono a più livelli e tutto gira intorno agli eventi, piuttosto che su quello che dovrebbe esserne il cuore, ovvero la musica. Gli investimenti si fanno su tornaconti sicuri, i promoter sono attenti ai trend, li originano e li curano fino a farli esplodere, accaparrandosi tutto ciò che riescono a racimolare in un arco di tempo. Quando un trend è consumato, si passa al successivo. E ciò che trovo assurdo è che prima questa speculazione poteva investire solo ambiti più commerciali mentre, adesso, tali regole sono applicate ovunque e alcuni confini invalicabili sono stati frantumati.

Nel 2013, siamo riusciti a far diventare di moda generi quali noise e drone, mi riferisco agli eventi della Capitale, ma questo discorso vale un po’ ovunque. Non voglio sembrare integralista, anche se in fondo lo sono, però la verità è che se da un lato alcuni movimenti di nicchia hanno visto la luce e sono riusciti ad arrivare alla gente, dall’altra posso affermare che la maggioranza di questi individui se ne infischia di ciò che sta ascoltando in un determinato evento e lo frequenta solo perché in quel momento si deve stare lì. È abbattimento culturale nudo e crudo che non servirà a rimettere in gioco un business sano legato alla musica e dal quale non torneremo indietro.

Quanto ritieni sia cambiato il mercato discografico durante questi anni? C’è un qualcosa che ti manca del passato?

Il mercato musicale è cambiato in questi termini: prima si compravano i dischi, ora no. Per le generazioni nate fino a tutti gli anni Settanta, la prerogativa era spendere per i propri ascolti. Per le generazioni odierne, che hanno conosciuto la rete prima ancora dei luoghi in cui vivono, è un dato di fatto scaricare mp3. Un concetto per alcuni nuovo che, in breve, si è trasformato in quello che considera la musica del tutto gratis. Ci manca tutto di quel passato. Nei nostri ricordi ci sono pomeriggi interi passati nei negozi di dischi, serate e notti attaccati alla radio con foglio e penna a segnarci i titoli, o nei locali, imbalsamati sotto la consolle o il palco, ad ascoltare dalla prima all’ultima nota. È puro e semplice mutamento dei tempi, coadiuvato da una mancata educazione che potesse arginarne il fenomeno. Irreversibile anche questo fenomeno.

Da sostenitore di un formato fisico e da collezionista di dischi, a questo punto, come ti poni nei confronti della diffusione della cosiddetta ‘musica liquida’?

Per quanto ci riguarda, se un brano non viene pubblicato su un formato fisico non esiste. Sono consapevoli che molti potrebbero non pensarla in questa maniera, ma noi sentiamo ancora il bisogno, la necessità del rapporto materiale con la musica. Ciò non vuol dire che non utilizzo o non concepisco in maniera assoluta il file digitale, ma soltanto che lo considero parte di un processo finalizzato a creare e diffondere un prodotto che prima di tutto deve essere tangibile, fisico.

In che modo la scena di Roma ha influenzato le tue scelte musicali?

Chiunque sia nato a Roma e abbia seguito la musica elettronica locale durante gli anni Novanta non può non esserne rimasto tatuato per sempre. Siamo cresciuti con la musica di label quali Sounds Never Seen, Plasmek, Nature Records, ACVHabitat, ed Elex Records. Realtà del genere erano il meglio che in quegli anni il panorama mondiale potesse offrire e che già allora riceveva consensi tanto da Detroit quanto da Londra o dal resto dell’Europa. Tutto ciò ci ha insegnato a non trattare la musica con sufficienza, ma a pretendere molto da essa e a curarla al meglio delle nostre possibilità.

La scena della Capitale non ha mai ricevuto i dovuti riconoscimenti: tutti sono pronti a parlare di Chicago o Berlino, mentre qui si è sperimentato sul groove come in nessun’altra parte del mondo. Le uniche testimonianze scritte di quegli anni le possiamo trovare in libri come “Mondo Techno” (2006) di Andrea Benedetti, o “Techno” (2011) di Christian Zingales. Nessuna piattaforma web in grado di raggiungere lidi internazionali ha mai prestato attenzione a quanto è successo qui. Per questo motivo, in occasione del duecentesimo podcast pubblicato da electronique.it, e in concomitanza persino con il nostro decimo anno di permanenza on-line, abbiamo deciso di commissionare un lavoro che potesse in qualche modo rievocare quei fasti e far conoscere a quanta più gente i protagonisti di quelle grandiose stagioni di venti e trent’anni fa.


Colgo, quindi, l’occasione per ringraziare Donato Dozzy per aver sposato, non senza qualche esitazione, una causa impervia che sono pronto a scommettere nessun altro artista avrebbe mai accettato, dedicandosi per oltre un mese, alla realizzazione del podcast, e consegnandoci un lavoro sublime, che recupera un’eredità importante e delicata, attuandone una rilettura che risponde a quei concetti di libertà e follia che hanno caratterizzato la nostra città. Un podcast che è stato scaricato oltre diecimila volte dal sito ed è ormai presente su decine di blog in giro per il mondo.


Un risultato oltre ogni aspettativa, numerose le mail di persone che ci hanno ringraziati per aver fatto loro conoscere artisti come A Credible Eye Witness, Marco Micheli, Gabriele Rizzo, Max Polo o altri ancora. Alcuni noti dj e produttori del panorama techno sono corsi su Discogs.com a comperare i loro dischi, insomma, un passaparola che ha dato la giusta visibilità a un movimento tra i più attivi della storia, rendendoci orgogliosi e ripagandoci di tanto lavoro. Impegno che è stato segnato da dissapori soltanto sul territorio romano, reazioni che avevamo messo in conto sin dall’inizio.

Malumori ingiustificati, figli di ragionamenti che, come al solito, hanno posto in primo piano vecchi rancori piuttosto che analizzare lucidamente la situazione. Alla fine è questo il paradosso romano. Una città colma di produttori validi, ma priva di una scena coesa e armoniosa. Mi sono dilungato, ma posso affermare che ciò che Roma ci ha dato musicalmente è possibile individuarlo con le dovute distanze nei nostri dischi, con la sua creatività, le sue ansie, i suoi spazi bui e quel classicismo senza tempo.

Quali sono i progetti futuri di electronique.it?

Contiamo di pubblicare tre nuovi EP. Il primo dovrebbe veder luce entro la fine di settembre e si tratta del nuovo lavoro dei Commodity Place, forse uno dei loro dischi più belli, paragonabile per intensità all’esordio su Còclea Music Ltd. Il secondo sarà l’ultima parte di “200 EP”, sempre firmato da Donato Dozzy. Il terzo è un disco del quale andiamo particolarmente orgogliosi e che segnerà il ritorno in scena di uno dei migliori act romani mai esistiti, quello dei T.E.W., acronimo di Travelling Into Esoteric World, un progetto curato da Simone Renghi e Giampiero Fagiolo, due maghi della bassline, che ci hanno consegnato una coppia di ballad dal grandissimo impatto emotivo.

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