The Underground Set – War In The Night Before

The Underground Set – 'War In The Night Before' (2016)

L’oblio è durato oltre quarant’anni. La caccia al tesoro di appassionati e collezionisti nei confronti di “War In The Night Before” (1971) è stata, forse, pari al desiderio di conoscerne gli autori. Varie le supposizioni di addetti ai lavori e collezionisti, impossibilitati nel consultare i crediti, assenti sulle copertine di due album. Le voci si sono rincorse a lungo e, di recente, un’intervista del batterista Paolo Siani ha fatto luce sulle identità dei membri della band The Underground Set. Un simile pseudonimo ha tratto molti in inganno, specie in un’era antecedente quella della comunicazione globale, inducendoli a ritenerlo proprio di uno dei tanti gruppi albionici in voga nella solita Italia distratta ed esterofila, espressione del connubio tra psichedelia e rock.

Dietro la sigla The Underground Set si ‘nascondevano’ i musicisti dei Nuova Idea, con un retroterra di esperienze beat, pronte a evolversi seguendo i dettami del genere prog, magari ricorrendo a un terzo alias per motivi contrattuali, cioè The Psycheground Group, prima di sciogliersi e confluire in altre compagni più blasonate quali Equipe 84 e New Trolls. Ciò che, però, univa in qualche modo le sigle The Underground Set e Nuova Idea era l’etichetta discografica, l’Ariston Records, proprietaria anche della Tickle. Quest’ultima è stata attiva durante gli anni Settanta, con release a cura di Antonius Rex e N.U. Orleans Rubbish Band, un progetto di Renzo Arbore con Massimo Catalano, uno dei tanti artisti che si sono dedicati anche alle librerie musicali.

“War In The Night Before” fu uno dei suoi primi prodotti immessi sul mercato. Un’opera strumentale, con alcune parti cantate, in scia al precedente “The Underground Set” (1970), rilasciato dalla Radio Records, ma distribuito dalla Ariston Records. Alle spalle de The Underground Set c’era, però, una sorta di ‘membro ombra’, il compositore Gian Franco Reverberi, autore di colonne sonore western e di un decamerotico cult quale “Riti, Magie Nere e Segrete Orge Nel Trecento” (1973) e, soprattutto, depositario di oltre un migliaio di brani presso la SIAE. La sua attività in ambito pop è stata notevole, vantando collaborazioni con i grandi della canzone italiana quali Adriano Celentano, Giorgio Gaber, Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Gino Paoli, Mina e Lucio Dalla.

Gian Franco Reverberi firma le tracce di “War In The Night Before” con un alias, Ninety, e affida la loro realizzazione a Marco Zoccheddu e Claudio Ghiglino, entrambi alle chitarre, a Giorgio Usai alla tastiere, a Enrico Casagni al basso e al flauto e, ovviamente, al sopracitato Paolo Siani alla batteria, l’unico escluso dagli sporadici contributi corali. È plausibile che alcuni brani dell’album, più consistente di quello di debutto, siano stati utilizzati come sottofondo per programmi televisivi ma, per lungo tempo, è stato difficile ascoltarli in vinile. “War In The Night Before” (2016) è, infatti, tornato in auge su iniziativa della Cinedelic Records, che ne ha pubblicato anche una ristampa in cd, contenente sei brani bonus, estratti dai singoli precedenti al disco stesso.

Il secondo lavoro firmato The Underground Set prende il via con l’energica title-track, una cavalcata, utile per comprendere il mood principale dell’album. È lo stesso che domina in Cronic Illness, dal gradevole flauto, o in Car Driving, tra un assolo blues e l’altro, in anticipo su quelli dei Black Sabbath e su tutto ciò che un giorno sarà definito come stoner rock. Eclettica Hard To Go Up, tra i migliori episodi di “War In The Night Before”, in cui convivono anche tracce senza schemi come Libutum o Useless Obsession, dal magniloquente riff finale, e Hopeless Train, segnata da cori polifonici, tipici della via genovese del prog. Solenne Hot Paradise, con l’organo in evidenza. Brani come Top Invocation, Cool Paradise, Una Lettera e Oblivion l’altra faccia della medaglia.

Quella più melodica, a tratti quasi romantica, ma altrettanto intensa. Ritmata Arcipelago, prima bonus track, dalle piacevoli note di piano. Più rapida e dinamica Motor Road Underground, dalla conclusione esplosiva. La batteria lo strumento centrale. Ancora echi blues con Slaughter On The Motor, nonostante i cori più marcati, mentre Emisfero mette in risalto la freschezza di un sound mai piatto. Il groove di Tanto Per Cambiare ribadisce tale concetto subito dopo. Ammirevole l’intensità dell’esecuzione, preludio all’ascolto del rarissimo e misterioso brano CH4, stavolta a nome Hot Underground Group, in connessione con Careful With That Axe, Eugene dei Pink Floyd.

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