The Other People Place – Lifestyles Of The Laptop Café

The Other People Place – 'Lifestyles Of The Laptop Café' (2001)

This was a dimensional waves transmission.

Ricercare il proprio sé stesso. Inseguire continue emozioni. Sopravvivere all’interno di una società sempre più globale. E disconnettersi dalla gelida tecnologia per meno di un’ora di puro amore, anche analogico. Una manciata di consigli disseminati tra le spigolose pieghe di un album ormai leggendario firmato dal più introverso artista della Detroit più electro, James Stinson. Un superuomo, un genio, un visionario fuoriuscito dal mare magnum drexciyano e, in questo caso, alle prese con la ‘tempesta’ perfetta. “Lifestyles Of The Laptop Café” (2001) è la meno destabilizzante, o la più rilassante. E, soprattutto, la prima in ordine cronologico, anche se da ricollocare come terza nel suo personale catalogo finale composto di sette indimenticabili atti.

Una mini-discografia più o meno slegata dalla proficua collaborazione con il solito Gerald Donald, attraversata da caldi battiti e pulsioni fredde, con codici in note suscettibili di nuove interpretazioni e misteri tout court ancora da svelare. In primis, il curioso monicker The Other People Place, cioè un non-luogo geografico da associare a una o più entità altrettanto astratte. Forse una sorta di spazio dimensionale. O un rifugio dalla mondanità. Di sicuro, un’evasione al naturale. Nitido, infatti, l’indizio in copertina, una splendida testimonianza della creatività dello studio grafico The Designers Republic. Tronchi di alberi in lontananza, rami con foglie sfocate e un Powerbook Apple di colore nero collocato nel bel mezzo di un prato dai lunghi fili d’erba.

Il verde rilassa la vista, specie se affaticata da ore trascorse di fronte uno schermo che, in questo caso, ha al centro la significativa immagine di un televisore appoggiato su un pavimento. Come un sistema a scatole cinesi. L’apparecchio proietta la scritta bianca The Other People Place su fondo rosso. È il risultato di una realtà probabilmente doppia. Un laptop e la vita l’aria aperta. Il disaccordo è palese: ciò che è portata di un click non potrà mai essere ciò che la natura offre all’uomo. Quindici anni dopo, in ragione di apparecchiature complesse e di nuove forme di comunicazione, appare profetico l’invito di James Stinson a staccare la spina del proprio televisore.

L’alternativa è scegliere di vivere al massimo ogni singolo giorno su questo pianeta. In armonia. L’amore come concept ultimo di “Lifestyles Of The Laptop Café”. Otto tracce dal ritmo lento, di cui sei con inserti vocali, intrise di quella confusa materia da cui non prendere mai le distanze. Non a caso, la tracklist è un susseguirsi di titoli in odor di rossetto. L’opener è Eye Contact, marchiata da alcune indecisioni, una manciata di sospiri e uno spoken word che apre possibili scenari futuri. Digitali e vibranti.

What do we have here? Wow! Somethings happening to my transmitters, starting to overload, sitting here in this café drinking my latte. Somethings happening to me. What do I see on the other side of the room? My my, uhm, that’s what, my, she’s gorgeous. So let me slide over, transmission, communication sent.

Un colpo di fulmine. Sguardi che s’incrociano tra i tavolini. Un probabile messaggio di testo inviato da un telefono all’altro. E l’estetica techno coniugata ad atmosfere downtempo. Un canovaccio elettronico riproposto in piccolo nella placida It’s Your Love ed espanso al massimo in Moonlight Rendezvous, esecuzione strumentale dalla rara e romantica bellezza, per un ideale ascolto di coppia. La nenia di You Said You Want Me e la grinta di Let Me Be Me. Da una parte un susseguirsi di citazioni, dai Kraftwerk ai Depeche Mode, e dall’altra il trademark della Motor City. Tracce in contrasto come diversi i modi di reagire al rifiuto di una donna. Rivangare il passato o affermare a pieno il voler essere sé stessi. Una scelta che si risolve, però, con il successivo verso in loop.

I’m a fugitive in the moonlight just running from your love.

L’ennesimo sample robotico e al chiaro di Luna. Netto il richiamo non solo musicale, in termini di bassi profondi e oscillazioni dei sintetizzatori, a un precedente brano. Running From Love è un non celato riferimento allo sfuggire un sentimento tanto prezioso quanto complicato, specie se non corrisposto. L’uomo moderno, cresciuto senza direzione, si è ormai trincerato dietro una tastiera. Oltre l’incapacità di comunicare, echi di trascorsi Drexciya nella sofisticata Lifestyles Of The Casual, una canzone probabilmente concepita durante le registrazioni per l’altro capolavoro, “Neptune’s Lair” (1999), pubblicato su Tresor. Il calore degli accordi. Architetture sonore solide. Un tocco inconfondibile. E nessuna differenza è pronta a interporsi tra casualità e causalità.

Relax your mind, slowly unwind, catch some rays of the sunshine.

Infine Sunrays, il chill out da carillon già tramandato ai posteri. Semplicemente sublime. Ogni tensione residua scende a zero. La felicità raggiunge il massimo. È l’ultimo mantra androgino da prendere alla lettera, perché tutto può succedere. “Lifestyles Of The Laptop Café” fu rilasciato dalla Warp Records il 3 settembre 2001. Lo stesso giorno di un anno dopo moriva James Stinson. Un brutto scherzo di un crudele destino.

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