The Kid-Machine

Joachim Spieth

Joachim Spieth è un dj di lungo corso, produttore e manager di due etichette, la sorella maggiore Affin e la minore Affin LTD. Tutto ha avuto inizio con “Abi 99″ (1999): uno dei primi 12” pubblicati dalla Kompakt. Negli anni a seguire, l’artista tedesco ha consegnato tre tracce ai The Orb per il loro “Back To Mine” (2003), ha rilasciato opere per conto di Paso, Traum Schallplatten e Tongut e ha dato vita a remix per Michael Mayer, Einmusik e Guy J, validi contributi per consentire all’ascoltatore di oltrepassare le immaginarie linee di confine tra generi. Nell’intervista, l’uomo di Stoccarda va a ritroso nel passato, rivela le sue preferenze musicali e alcuni dettagli dei suoi prossimi progetti.

Com’è iniziato il tuo rapporto con la musica? Ricordi un episodio in particolare?

Presto, ero un bambino. Ho cominciato a comprare dischi a sei, sette anni. Nel 1995 fu tutto chiaro e acquistai alcune apparecchiature. Nel 1997 completai il mio primo equipaggiamento da studio con campionatore, sintetizzatore e altri strumenti.

Hai uno o più dischi che ritieni necessari da ascoltare?

Troppi. Ad esempio, il catalogo dell’etichetta Basic Channel.

Quali artisti ti hanno influenzato in passato?

C’erano artisti fortissimi anni fa, provenienti dai circuiti Hardwax o Kompakt. C’erano dj e produttori di Detroit come Juan Atkins e Robert Hood. Oggi è un po’ diverso, ma c’è di sicuro qualcosa di nuovo che è uscito allo scoperto e che merita attenzione.

E i Kraftwerk?

Un gruppo come i Kraftwerk ha cambiato la musica elettronica contemporanea. Il loro contributo non verrà mai dimenticato. Il mio album preferito è “Computer World” (1981).

Ricerchi e acquisti tanta musica?

Sì, certo. Non m’interessa se appartiene al passato o al presente. Se è buona musica, l’acquisto volentieri, ne vale la pena.

Hai iniziato la tua carriera con “Abi ‘99”, un 12” su Kompakt, presto seguito da il tuo unico album “Fluchtpunkt” (2000), su Onitor. Tra deep house e IDM, senza parentesi minimal, come sei stato in grado di differenziare il tuo sound?

Non mi sono mai sentito confinato in un genere. Ho sempre voluto migliorare la mia musica: non deve rimanere statica nel corso degli anni. I miei interessi base sono più o meno gli stessi paragonati del periodo in cui ho cominciato a produrre la mia musica.

Quando pensi che una traccia sia completa?

Non penso mai che una traccia sia completa! È sempre possibile fare qualcosa di più o arrangiare meglio alcune parti. Si tratta di una condizione che un produttore deve accettare e con cui, a un certo punto, deve fare i conti. Le tracce non sono perfette. Se s’ignora questo ragionamento, non si andrà avanti. Lavoro con sequenze di suoni campionati e altri che ho già confezionato. Dopodiché, posso correggere tutto in modo dettagliato, tipico del lavorare con molti sample.

Dopo quasi quindici anni nel mondo della musica e numerose release, ti saresti mai aspettato così tante recensioni positive su di te e sulla tua musica?

Mi piace leggere recensioni positive, ma non sono fondamentali: non dipende da queste se un brano è preferito dal pubblico o suonato dagli altri dj. Investo tempo nella maggior parte delle mie tracce, quindi, è chiaro che ci metto qualcosa di mio dentro.

Qual è, invece, il tuo approccio al remix?

Il più delle volte coincide con il fare qualcosa di diverso, per cambiare la direzione di un brano, tralasciando le parti inutili o concentrandomi sugli elementi essenziali. Un remix dipende dal materiale originario e la sua realizzazione è un procedimento vario.

In che modo i luoghi del presente influenzano la tua visione musicale?

Non ho mai vissuto, e tanto più prodotto musica, al di fuori dalla Germania, perciò non è facile da definire cosa faccia la differenza o meno.

Auftrieb, Kompakt, Onitor, Paso Music, Tongut: quale meccanismo si cela dietro la successione cronologica delle etichette? Sei stato tu a contattarle?

Non è sempre andata così. Sono in contatto con tutte le etichette con cui ho lavorato fino ad ora. La release su Kompakt, ad esempio, deriva da una mia iniziativa. Oggigiorno, altre etichette mi hanno già chiesto alcune delle mie tracce per future pubblicazioni.

Cinque anni fa, hai fondato la tua etichetta, Affin, votata al digitale. Nell’ultimo periodo, sei ornato sui tuoi passi, avviando un’altra valvola di sfogo, chiamata Affin LTD, dedicata al vinile. In che modo ti relazioni al mercato che cambia?

Affin è stata utile per lanciare artisti, migliorando il brand dell’etichetta, e per sperimentare con alcune sonorità. Il suo successo è dovuto al digitale ma, personalmente, preferisco ancora il vinile.

Quando sarà pubblicato il successore di “Fluchtpunkt”?

Al momento giusto.

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