The Field – Yesterday And Today

The Field – 'Yesterday And Today' (2009)

“Somewhere between soundscapes and classic songs”. The Field descrive così la sua musica per Kompakt, dal ritmo destrutturato. Per un suono che aliena ogni rapporto con spazio e tempo. Ascoltarlo è vivere un’esperienza extra-sensoriale, talvolta fluttuante, spesso indefinita ed indefinibile, perché il suono è sospeso a mezz’aria. Tensione e attesa. Per un “Yesterday And Today” (2009) in odor di ‘pop ricombinato’.

Disarticolato sì, ma organico. Qualcosa di diverso da “From Here We Go Sublime” (2007). A cominciare dalla presenza del batterista dei Battles, John Stainer. Ciò che resta immutata è l’ispirazione di Axel Willner, confluita in sei tracce ipnotiche, con sorprendenti dilatazioni psichedeliche, percepibili sin da I Have The Moon, You Have The Internet, puntellandole di inserti ambient al momento giusto. Senza strafare.

Un filamento tanto esile quanto terso lega ogni traccia alla seguente: pacato caos sonoro dallo sviluppo sconfinato che, nella meticcia musica dell’artista svedese, si raccoglie in smaglianti sovrapposizioni tonanti. Ricordi di alcune produzioni progressive di fine secolo, così come di quelle più shoegaze, da cui il produttore sembra esserne stato folgorato in pieno, dedicandosi a una rilettura di tali suggestioni melodiche.

Il synth-pop del nuovo millennio di Everybody’s Got To Learn Sometime, cover dei Korgis, sorprende per il suo incanto sonoro e lascia l’ascoltatore fluttuare in un altrove possibile solo nel proprio mondo dei sogni. Il trademark di The Field lo si coglie in Leave It, per l’incedere diritto e progressivo. L’apertura cosmica della title-track sbalordisce per il suo apparente essere senza fine, tra esplosioni funk e pulsazioni elettroniche.

Il sognante minimalismo di The More That I Do contraddistingue la traccia votata a una maggiore complessità ritmica e sonora: ai candidi samples vocali si aggiungono mai banali suoni a otto bit. La conclusione è affidata all’estatica Sequenced, utile a interrompere il flusso di emozioni teoricamente poste, antiteticamente sovrapposte e, infine, superatesi in una sorprendente, imprevista sintesi.

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