The Exaltics – Das Heise Experiment

The Exaltics – 'Das Heise Experiment' (2013)

L’Abstract Acid è la sorella minore della britannica Abstract Forms, un’etichetta che non è mai venuta meno al patto con i suoi fan. Ogni release è degna di nota. La qualità sonora alta. Gli artisti coinvolti nei vari progetti sempre sopra le righe: o veri e propri interpreti chiave dell’electro contemporanea, o giovani talenti dalle idee facilmente incendiarie. Un felice connubio editoriale destinato a entusiasmare ancora.

Un personaggio come The Exaltics è parte integrante della cerchia dei ‘maestri’ continentali di un genere nato e cresciuto oltreoceano, in una delle città più industriali degli Stati Uniti, per poi trovare grandi fortune altrove. Insolito il percorso geografico compiuto e, soprattutto, complesso anche il tragitto evoluzione, dominato da alcuni miti acquatici e legato a doppio filo a una coppia di scienziati in camici bianchi.

Figure leggendarie quali James Stinson e Gerald Donald rappresentano due numi tutelari per molti produttori. Una volta assorbita la loro lezione, spiccare il volo è possibile, così come attivare con successo i dieci detonatori di una bomba quale “Das Heise Experiment” (2013), prima album di spessore della sopracitata Abstract Acid, firmato da un Robert Witschakowski in autentico stato di grazia.

Il titolo del suo nuovo lavoro è connesso a uno dei due monicker, l’altro è EXS, a cui ha fatto ricorso in precedenza: Robert Heise. L’artista di Jena è ormai al terzo album nell’arco di un lustro. Numerose le release alle spalle con la propria Solar One Music, ma è tanta la voglia di mettersi in mostra, senza alcuna sovraesposizione mediatica. “Das Heise Experiment” è dei dischi più interessanti dell’anno per più di un motivo.

Innanzitutto, l’equa distribuzione di emozioni in note tra le dieci tracce dell’edizione cd è sinonimo di grande intento creativo. La profusione di differenti stili un’altra nota di merito. The Exaltics dimostra di avere tutto sotto controllo. Incursioni ambient, melodie ossessionanti e virate acid senza compromessi: un cocktail atomico. L’apertura con Neun proietta l’ascoltatore in un universo sci-fi parallelo.

Il ritmo è frammentato, il crescendo oscuro. Anche Zwoelf fa sul serio. Come soffiare sul fuoco. Techno feroce per notti insonni. Un brano come Elf segna, però, un rallentamento inevitabile. Una digressione downtempo. Battiti ed echi nel profondo nulla. La tensione torna alta con Dreizehn, che stupisce per il break tribale di metà traccia. Zehn, invece, una meraviglia acid da tramandare ai posteri. Brilla di un’altra luce.

È, probabilmente, il punto di svolta dell’intero album. All’inarrestabile Acht segue la più celebrale Sieben. La tracklist è compatta, non presenta punti deboli, incuriosisce per i titoli in tedesco, nient’altro che alcuni numeri cardinali scritti per esteso. Eterea Zweiundzwanzig, sotterranea Siebeundzwanzig. Il clima ansiogeno è squarciato dall’allucinazione Vier, l’ultimo epilogo galleggiante sopra un mare di bassi.

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