Suzanne Kraft – Talk From Home

Suzanne Kraft – 'Talk From Home' (2015)

Un album in miniatura da tripla A: acustico, astratto e d’ambiente. O, semplicemente, impeccabile. “Talk From Home” (2015) di Suzanne Kraft, all’anagrafe Diego Herrera, è un soffio di vento improvviso sul far dell’estate e, soprattutto, un sogno a occhi aperti impresso su vinile, pubblicato lo scorso giugno dalla Melody As Truth. Un marchio da tenere bene a mente, che fa spesso rima con alta qualità.

Nell’arco di dodici mesi, l’etichetta londinese ha già rilasciato due lavori di altissima resa sonora, cioè “Phantom Actors” (2014) ed “Exit Strategies” (2015) di Jonny Nash, proprietario della label, inscrivibili di diritto in quell’elenco indefinito di colonne sonore per film mai realizzati. Le tracce di entrambi risultano essere ottime per attimi di riflessione interiore ed esteriore sia con il creato che ogni altro spazio urbano.

Un’intensità propria anche dell’ultima fatica di Diego Herrera, malinconicamente registrata in un paio di settimane durante l’inverno 2014, ma artisticamente distante dai suoi precedenti 12”, dalle sonorità baleariche con i Pharaohs a quelle nu-disco degli esperimenti in solitaria: se le percussioni vengono smorzate, ridotte a una manciata di delicate pulsioni, il registro musicale complessivo non può che cambiare.

Una scelta stilistica ben ponderata e rappresentata in note perché, nonostante la breve durata delle sette tracce che lo compongono, “Talk From Home” è tanto intenso quanto evocativo dal primo all’ultimo minuto. Una volta abbracciata la fedele chitarra, e attivati i sintetizzatori, il dj e produttore della West Coast ha potuto così raggiungere il proprio sublime, coniugando corde analogiche a melodie elettroniche.

È il caso di Two Chord Wake, forse l’episodio più ritmato dell’intero mini-album, un’apertura tanto dolce quanto frizzante, seguita dai ronzii e dalle basse pulsioni di Never Heated, inframmezzata anche da linee vocali. Se Flatiron è, invece, ricca di effetti di chitarra, garantendo altrettanti assolati attimi di beatitudine, Renee Sleeping è costruita su un pochi accordi fanciulleschi, accompagnati da un sommesso synth.

Oltre il crescendo della tintinnante title-track, oltre gli assoli notturni di Male Intuition, il vero manifesto di Suzanne Kraft, sempre dai toni acquerello, è The Result, placida conclusione che incorpora la maggioranza degli elementi già presentati in precedenza, di cui l’artista californiano ne è padrone. Minimalismi in punta di piedi, omaggi new age, esperimenti sempre eleganti: “Talk From Home” brilla di luce propria.

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