Surrounded By Nature

Jason Van Wyk

I grandi mammiferi, gli orrori dell’apartheid, i trionfi nel rugby. Istantanee dal Sudafrica, frammenti di un puzzle che comprende anche la musica elettronica. La scena locale è abbastanza sfaccettata, se non in costante evoluzione, con alcuni produttori impegnati a compiere il salto verso la notorietà. C’è, poi, chi è alle prese con un altro tipo di percorso, partito dalla trance per arrivare all’ambient. Jason Van Wyk è un giovane artista di Città del Capo, già con una decina di anni di carriera alle spalle.

Dalla musica da club a quella per le camere altrui, il passaggio è stato netto, ma graduale, suggellato da tre album di pregevole fattura: “Days You Remember” (2013), “Attachment” (2015) e “Opacity” (2017), rispettivamente stampati per conto di White Notebook, Eilean Records e Home Normal, un un continuum magico, influenzato da una natura tanto grandiosa quanto benigna. All’etichetta di Ian Hawgood si deve, inoltre, la nuova versione di “Attachment” (2017), la cui precedente era stata distribuita in poche copie vendute in tempi brevissimi. Un piccolo grande successo.

Quanto è difficile essere un produttore di musica elettronica in Sudafrica?

In realtà, è difficile ovunque nel mondo. È un settore competitivo. Internet, inoltre, ci ha aiutati per alcuni aspetti, ma c’è ancora molto da lavorare. Vivere in Sudafrica ha un suo perché. Sono molto ispirato dalla natura, mi ritengo davvero fortunato ad abitare a Città del Capo, perché siamo circondati da un sacco di verde.

Il tuo rapporto con la natura e il suono che hai sviluppato negli ultimi due album: è possibile essere identificarlo come la colonna sonora del tuo ambiente?

Potrei dire di sì. Se le persone mi chiedono di descrivere la mia musica, mi piace ricorrere a una definizione quale ‘musica da film senza film’. In questo senso, inquadrare i miei album quali colonne sonore per il mio ambiente penso sia abbastanza vero.

Certe immagini possono avere un impatto più emotivo della musica?

Decisamente. Credo che tutto coinvolga l’ascoltatore. Da un punto di vista personale, sono stato molto ispirato da certe immagini e, spesso, compongo per disegnarle.

La Home Normal ha fatto un ottimo lavoro con il packaging delle tue nuove release. Le copertine sono fantastiche. Riflettono in qualche modo la tua musica?

Sì, certo. Le copertine sono state realizzate bene così come pensavo. Nel caso di “Opacity”, il mio amico Gregory Euclide ha contribuito con quella bella foto astratta che credo riassuma al meglio il disco. Per “Attachment”, la montagna immortalata da Vadim Petrakov è adatta all’umore dell’album. Ho fatto in modo che il design e il layout dei cd fossero il più possibile semplici e chiari, proprio come ho cercato di realizzare la mia musica. Un sacco di lavoro è stato fatto soltanto per gli elementi essenziali.

Perché titoli semplici come “Attachment” e “Opacity”? C’è qualcosa dietro di loro?

C’è un significato per me ma, così come le musiche, si prestano all’interpretazione altrui.

Come sei entrato in contatto con Ian Hawgood?

Ian Hawgood aveva messo a punto il mastering di “Attachment” in occasione della prima uscita della Eilean Records lo scorso anno. Gli ho inviato un’e-mail per ringraziarlo del suo grande lavoro e, da quel momento in poi, abbiamo iniziato a parlare. Avevo già iniziato a dedicarmi a “Opacity”, quindi, gli ho inviato alcuni sample e lui ha risposto in modo positivo. Si è offerto di stampare l’album, oltre a confezionare una nuova edizione di “Attachment”. Home Normal si accordò con la Eilean Records e tutto è filato liscio.

Perché ristampare “Attachment”? C’era, forse, una richiesta di più copie?

È una release completamente nuova con nuovi mastering, ancora a cura di Ian Hawgood, con una nuova copertina e un nuovo design. La Eilean Records ha fatto un lavoro straordinario, rilasciandolo l’anno scorso, ma le copie fisiche sono andate letteralmente a ruba, un po’ come avviene per tutte le loro uscite. Questa nuova release è più di una versione generale, con molte più copie stampate e una più ampia distribuzione. Spero che sia in grado di raggiungere quelle persone che non hanno ancora avuto modo di ascoltarla e di soddisfare coloro che non hanno potuto acquistarne una in passato.

Il tuo primo album “Days You Remember” (2013) risale, invece, ad alcuni anni fa. In che modo hai migliorato il tuo sound da quella prima esperienza?

“Days You Remember” è un album diverso rispetto gli ultimi. È stato realizzato mentre ero ancora alle prese con un sacco di musica da club, perciò è molto influenzato da quel tipo di sound, ma con un approccio più sperimentale in termini di produzione.

Hai eseguito al pianoforte i vari brani di “Attachment” e “Opacity”, suonando anche tutti gli altri strumenti elettronici. Hai preso lezioni di pianoforte?

No, non ho studiato pianoforte. Ho preso lezioni di tamburo quando ero a scuola e ho fatto un po’ di teoria musicale, per il resto sono autodidatta. Per fortuna, suono musica molto semplice, quindi, posso cavarmela con il non essere un grande pianista.

Brittany Dilkes (violino), Gavin Clayton (violino), Lynne Donson (violoncello): quali sono le richieste che hai fatto ai collaboratori dei tuoi ultimi due album?

Ho chiesto loro di parteciparvi, sono musicisti fantastici con cui è sempre una gioia lavorare. Ognuno di loro ha portato qualcosa di unico e speciale alle registrazioni.

Ha registrato le loro parti individualmente o meno? Perché hai scelto questo modo?

Ogni parte è stata registrata singolarmente. In questo modo ho avuto più controllo nel lavorarla in termini elettronici. Alcuni dei brani sono cambiati in modo drastico dal loro stato iniziale durante la registrazione, perciò questo processo è stato congeniale.

La musica ha un valore oggettivo o soggettivo?

Un po’ entrambi in realtà. Tutto dipende dal brano specifico.

È più importante ciò che il pubblico prova durante l’ascolto di un’opera o ciò che l’artista è intenzionato a comunicare tramite la stessa?

È centrale il pubblico. La musica può essere un qualcosa di estremamente personale per un sacco di gente. Ritengo, quindi, che sia meglio allegargli le tue idee e il tuo significato senza che qualcun altro influisca su ciò che provi, incluso il compositore.

Quali sono i tuoi piani futuri?

Ho un EP in programma a novembre e presto ultimerò un’altra release che mi auguro possa essere pubblicata all’inizio del prossimo anno. Mi piacerebbe concentrarmi su altri piccoli lavori come “Attachment” e “Opacity” prima dell’album successivo.

→ English version available on Jason Van Wyk’s website.

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