Stelvio Cipriani – Un’Ombra Nell’Ombra

Stelvio Cipriani – Un'Ombra Nell'Ombra' (2017)

Il principio di tutto fu quella notte in cui ci sottomettemmo a lui, il nostro padrone, e cedemmo i nostri corpi e le nostre anime ai suoi voleri. Eravamo molto giovani e fu facile convincerci con la promessa di un potere sovrannaturale e immenso che ci avrebbe posto al di sopra della mediocrità umana, ma ben presto ci accorgemmo che il prezzo di quel potere era troppo alto e che avrebbe distrutto non solo noi stesse, ma anche i nostri figli.

Dalla carta alla pellicola sotto il segno del diavolo. “Un’Ombra Nell’Ombra” (1979) è stata una discutibile prova cinematografica del creativo Pier Carpi, già autore dell’omonimo testo (1974) da cui ha ricavato sceneggiatura e soggetto. Il secondo film del regista fu anche il suo ultimo, un horror insolito, in scia a prodotti coevi come “Rosemary’s Baby” (1968) di Roman Polanski, “L’Esorcista” (1973) di William Friedkin e “Il Presagio” (1976) di Richard Donner. Un esperimento riuscito a metà, così come il precedente e bizzarro “Povero Cristo” (1975), con protagonista un debuttante Mino Reitano.

Autore di biografie su Grigorij Efimovič Rasputin, Giovanni XXIII e Licio Gelli, Pier Carpi non è stato solo uno scrittore che ha tentato il salto sul grande schermo, ma anche un fumettista e uno studioso dell’occulto. Non a caso, una sorellanza di streghe è al centro di “Un’Ombra Nell’Ombra”. Agata (Marisa Mell), Carlotta (Anne Heywood), Lena (Valentina Cortese) e Raffaella (Irene Papas) si sono consacrate a Lucifero che, però, impedisce loro di avere rapporti sessuali con terzi. Dalle unioni infernali sono nate Almarisa (Rossana Palazzolo) e Daria (Lara Wendel), figlie di Lena e Carlotta.

La prima finirà per suicidarsi, incapace di convivere con la propria natura demoniaca, mentre la seconda accoglierà il ‘principio nero’, portatore dell’elemento fatale della distruzione. Daria svilupperà presto diversi poteri, padroneggerà oggetti magici e, inevitabilmente, entrerà in conflitto con la madre. Quest’ultima, preoccupata della sua escalation di malvagità, si rivolgerà senza successo a un esorcista (John Phillip Law), prima di soccombere al suo sguardo. L’ultimo atto della tredicenne è recarsi in Vaticano: la sfida al papa è per il controllo sulle anime dell’intero mondo.

“Un’Ombra Nell’Ombra”, ultimato da Piero Amati dopo una furibonda lita tra Pier Carpi e i produttori, è stato un tentativo poco riuscito di sovrapporre stilemi demoniaci a quelli stregoneschi proiettati in un contesto cittadino. Le ‘adepte’ della setta sono di diversa estrazione sociale e svolgono i lavori più disparati in quel di Milano. Chi impiegata, chi professoressa, chi, addirittura, prostituta per provare i piaceri della carne. Un comportamento non tollerato da Lucifero (Ezio Miani), che terrorizza i vari partner di Raffaella, e motivo di attrito tra Carlotta e Daria, decisa a far rispettare le sue regole.

In buona sostanza, il regista ha mescolato una manciata di elementi ricorrenti nel genere e li ha adattati a un contesto meneghino, affatto plumbeo. Ad esempio, la terrificante dimora della famiglia MacNeil, scenario della possessione di Regan nel corso de “L’Esorcista”, è sostituita da ambienti quasi erotici, ideali per far emergere certi corpi nudi. Al di là del viso d’angelo, il personaggio di Daria prende le distanze dalla stessa Regan, perché non è né indifesa, né deturpata dalla presenza del maligno nel suo corpo, ma impertinente, spudorata, assolutamente consapevole delle sue scelte.

“Un’Ombra Nell’Ombra” continua, però, a godere di una certa fama tra i cultori del trash, dovuta probabilmente alla scena iniziale del sabba, caratterizzata dalla presenza del cast femminile senza veli, più un cameo di una giovanissima e prosperosa Carmen Russo. E, proprio in concomitanza con i sexy titoli di testa, è possibile entrare in contatto con quel sound tanto incalzante quanto incisivo, ascoltabile in numerose pellicole a basso budget, rese indimenticabile dalle note di Stelvio Cipriani, tra i principali artefici delle fortune, spesso postume, di film dei ‘mondi neri’ verdi, bianchi e rossi.

Il compositore è, infatti, riuscito a coniugare melodie ariose a ritmiche accattivanti, destinate a imprimersi nella mente dello spettatore. Ieri come oggi. Lo score di “Un’Ombra Nell’Ombra” è, però, rimasta a lungo nei cassetti della C.A.M. che, all’epoca dell’uscita della pellicola nelle sale italiane, non pubblicò alcun album, inserendo alcuni brani di Stelvio Cipriani in una compilation intitolata “Electronic Sound” (1980), rilasciata in poche copie promozionali. La prima stampa in cd è stata a cura della Digitmovies (2006). La seconda in vinile un’iniziativa della Four Flies Records (2017).

La partitura di “Un’Ombra Nell’Ombra” è stata eseguita dai alcuni turnisti d’eccezione: Agostino Marangolo, Claudio Simonetti, Fabio Pignatelli e Massimo Morante. Seppur in formazioni differenti, a causa di screzi tra i membri o impegni professionali in progetti di altri cantanti o musicisti, i Goblin avevano già collaborato con Stelvio Cipriani in occasione delle colonne sonore di “Mark Il Poliziotto” (1975) e “Solamente Nero” (1978) e, dopo la colonna sonora per il film di Pier Carpi, avrebbe eseguito anche quella per il cult zombie di Umberto Lenzi, “Incubo Sulla Città Contaminata” (1980).

Il lato A prende il via con il singolare dialogo fra tastiere, basso e batteria di Un’Ombra Nell’Ombra [Main Titles]. Dolcezza associata a inquietudine, con quest’ultima che domina, invece, nell’ipnotica versione alternativa, Four Women For “Him”, con percussioni e svisate. Il basso in primo piano di Daria’s Father [Part. I] utile per rimarcare il clima di costante suspense, mentre la ritmata Devil Dance riprende Incubi Ricorrenti, il tema di “Solamente Nero”. Più corposa Good vs. Evil che, al pari di Dramatic Decision con basso à la Black Sabbath, rappresenta il lato più blues dello score.

A Un’Ombra Nell’Ombra (Seq. 1), con al centro i sintetizzatori, seguono brani quali A Strange Symbol e Raffaella, più atmosferici, rispettivamente segnati dal vibrafono, dall’organo e da altri oggetti percussivi per instillare terrore nell’ascoltatore. Il lato B è introdotto dalla monumentale The Hour Of Infernal Game (Part. I), praticamente, una cover de L’Alba Dei Morti Viventi, traccia portante di “Zombi” (1978) diretto da George Romero, tra i migliori score di sempre firmati dai Goblin. Un ‘classico’ riproposto con alcune variazioni per commentare la scena dell’esorcismo di Daria.

Al di là dell’incedere cadenzato, ottima anche la resa degli immancabili rumori di fondo. Final Confrontation si fonda, invece, su due note di tastiera sovrastate da campanacci e percussioni, utili come crescendo di tensione. Dopodiché la suggestiva Daria’s Father (Part. II), una ripresa dell’omonimo brano, e la sincopata Carlotta & “The Professor”, evidente ripresa di un altro tema presente in “Solamente Nero”, Assassinio. Alla tremolante Evil’s Triumph & End Titles rielabora la traccia precedente con basso slappato segue, infine, l’essenziale Death Watch, una piccola gemma.

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