Stelvio Cipriani – Quel Pomeriggio Maledetto

Stelvio Cipriani – 'Quel Pomeriggio Maledetto' (2016)

Giallo schizofrenico, di un sedicente Marlon Sirko. Non per acume di tensione, ma per totale mancanza di logica e raccordi. L’unica impressione che si ricava dall’insulsa vicenda è la straripante colonna sonora di Stelvio Cipriani, che cita se stesso: ogni inquadratura colma di inutili note. Non parliamo degli stereotipi: per far vedere depravazioni e lussuria, ecco lo slang italo-americano che usava anni fa Alberto Sordi, o i ritmi afrocubani. Sembra un film fatto con spezzoni di tante pellicole diverse, tanta è l’insipienza del montaggio, la povertà della sceneggiatura e il mancato rispetto delle più elementari regole di logica cinematografica. Lee Van Cleef colora di western ciò che gli sta intorno.

Un film indigesto per il critico cinematografico Maurizio Porro. C’è poco da sorprendersi. La sua stroncatura di “Quel Pomeriggio Maledetto” (1977) pubblicata sul “Corriere Della Sera” di quattro decadi fa non si discostava affatto da quel sentimento comune nei confronti del cinema dei ‘mondi neri’, disprezzato senza mezzi termini. Un giudizio, forse, troppo netto e ingeneroso, se non superficiale. Mario Siciliano, celato dietro un nickname anglofono nel quadro di una co-produzione italo-spagnola, non è stato un regista impegnato, si è dilettato prima come sceneggiatore e poi dietro la cinepresa tra western e commedie sexy. Oltre gli stereotipi, la sua pellicola è, però, da rivedere.

In linea con gli eccessi del periodo, “Quel Pomeriggio Maledetto” è un buon noir di seconda mano, caratterizzato dalla solita povertà della produzione e da una trama ingarbugliata, elementi che conferiscono oggi al film quel retrogusto exploitation anni Settanta. Un lavoro sopra le righe, grintoso, nonostante alcune inevitabili sbavature. La sceneggiatura di Santiago Moncada e Marta Siciliano presenta, inoltre, evidenti somiglianze con quella del più celebre “Città Violenta” (1970), diretto da Sergio Sollima, con Charles Bronson e Jill Ireland. Anche qui i protagonisti sono un killer di professione, Harry (Lee Van Cleef), e la sua avida moglie, Krista (Carmen Cervera).

La vicenda di “Quel Pomeriggio Maledetto” si svolge tra l’Italia e la Spagna. Durante un colpo al cinodromo, è incastrato dal suo socio Jack (Aldo Bufi Landi), in combutta con la compagna doppiogiochista. Una volta in prigione, Harry entra in contatto con Max (Jean-Pierre Clarain), tramite di un pool criminale che, per farne un sicario, ne favorisce l’evasione. Harry si trasforma rapidamente in The Greatest, abile e spietato assassino su commissione. Una notte scopre che nel mirino del suo fucile c’è, addirittura, l’amico Max. Un uomo da eliminare perché ormai sa troppo. Harry lo risparmia ma, pochi istanti dopo, Max è freddato dal giovane Luc (Alberto Dell’Acqua).

The Greatest è indispettito da questo affronto dell’organizzazione. Ne parla con uno dei capi, Paul (Paolo Manicor), e decide di ritirarsi dal giro della malavita. “Questo non puoi farlo Harry, quando l’organizzazione ti tirò fuori dal carcere, ti impose dei patti, ora non hai alternative, non puoi tornare indietro”. Un’azione, dunque, avventata. Harry diventa presto il bersaglio preferito di Luc, un killer tanto schizofrenico quanto vendicativo, che lo segue in un club sul Tevere, dove ha appuntamento con il travestito Mandy (cioè Paul) che, dopo alcune moine, gli offre un ultimo lavoro, consegnandogli una busta con duemila dollari, un biglietto aereo, un indirizzo e una fotografia.

All’uscita dal locale, Luc non esista a fare fuoco, ma The Greatest è furbo, lo prende alle spalle, consegnandolo ai travestiti che, però, avranno la peggio. Poco dopo, Harry atterra a Barcellona e si stabilisce in un hotel in Costa Brava. Lì conosce la modella Liv (Diana Polakov), pronta a trascorre una notte d’amore con lui. The Greatest rifiuta e incontra il suo vecchio amico Benny (John Ireland), collezionista di uccelli e proprietario del night Portobello. Quest’ultimo gli rivela che Jack e Krista vivono insieme. Una notizia che innesca Harry. L’uomo spia la moglie, impegnata a giocare con il socio di Jack, Gerd (Fabián López Tapia), da lei stessa pilotato per un altro importante affare.

Gerd conclude uno scambio di documenti con un faccendiere arabo (Fernando Sancho) nel giro del traffico d’armi. Alta la somma in gioco: due milioni di dollari. The Greatest sorprende e tramortisce Jack, prima di sedurre l’infedele Krista, ora pronta a tradire anche Gerd. Tra marito e moglie c’è qualcosa. Gerd è costretto a farsi da parte. Harry, allora, decide di chiedere due passaporti falsi a Benny per ricominciare un’altra vita insieme. Luc, al contempo, è sulle tracce di The Greatest. Si finge Harry per attirare Liv nella camera d’albergo di quest’ultimo e, dopo l’amplesso, la uccide. Anche Benny cade sotto i ripetuti pugni di Luc, senza rivelargli dove conserva i preziosi passaporti.

Quando The Greatest scopre il corpo di Liv, il telefono squilla: è, ovviamente, Luc. La caccia al topo continua. Lo psicopatico rapisce Krista e, nel momento in cui Harry scopre Benny in una pozza di sangue, il telefono squilla ancora. Dalla casa in riva al mare di Jack, Luc avverte The Greatest del nuovo ostaggio, senza dimenticare la presenza della borsa con l’ingente somma di denaro. Luc uccide anche lui e, poi, si abbandona in spiaggia con l’opportunista Krista, che le propone un accordo. Carnale ed economico. L’uomo rifiuta, Krista fugge, ma va al tappeto dopo un suo schiaffo. Provvidenziale l’arrivo di Harry in auto, che travolge sia una fila di cabine che Luc.

Prima di arrendersi, spara un colpo all’altezza della tempia di The Greatest, che cade a terra privo di sensi. Un colpo infido che spiana la strada alla fuga e, soprattutto, ai sogni di gloria di Krista. In un istante si è liberata di entrambi e, dalla tasca dell’impermeabile di Harry, recupera anche il suo passaporto falso. The Greatest si risveglia confuso nella villa del faccendiere arabo, che ha scoperto la truffa dopo il suicidio di Gerd. L’uomo vuole indietro i due milioni di dollari, ma ignora chi li custodisca. Offre così una ricompensa ad Harry per recuperarli. All’aeroporto di Barcellona, dopo essersi ricordato di tutti i momenti trascorsi con lei, fa fuoco sulla moglie prima che salga sull’aereo.

Non a caso, “Quel Pomeriggio Maledetto” è stato rinominato “The Perfect Killer” una volta diffuso oltreoceano. Un titolo più pertinente e, probabilmente, su misura per un personaggio dallo sguardo tagliente come quello interpretato da Lee Van Cleef, già nei panni di Douglas Mortimer e Sentenza nei western cult di Sergio Leone, “Per Qualche Dollaro In Più” (1965) e “Il Buono, Il Brutto, Il Cattivo” (1966). In realtà, lo statunitense non fu una prima scelta per il cast, così come lo stuntman Alberto Dell’Acqua, qui accreditato come Richard Widmark. La produzione aveva scelto la coppia di attori composta da James Mason e Stephen Boyd per i ruoli del protagonista e dell’antagonista.

I due avevano già recitato insieme in “La Polizia Interviene: Ordine Di Uccidere!” (1975), diretto da Giuseppe Rosati. L’improvvisa morte di Stephen Boyd, stroncato da un infarto durante un torneo di golf, impose una scelta differente rivelatasi, però, azzeccata, malgrado il parrucchino utilizzato dallo stesso Lee Van Cleef. “Quel Pomeriggio Maledetto” cattura l’attenzione dello spettatore non solo per il suo misto di tradimenti e azione. Come anticipato dal severo commento di Maurizio Porro, anche la musica di Stelvio Cipriani ha un importante ruolo tra un fotogramma e l’altro. Quasi onnipresente. La sua colonna sonora è ritornata in auge quarant’anni dopo l’uscita del film nelle sale.

I dati degli archivi on-line non rimandano all’esistenza di una prima stampa in vinile. Le uniche due versioni in commercio sono recentissime, pubblicate a distanza di sette mesi. La prima, in cd, per conto della Quartet Records, con una tracklist di ventitré brani dalla breve durata. La seconda, disponibile anche in vinile splattered red, opera della Cinedelic Records, contenente una traccia in più. In entrambi i casi, straordinaria la resa sonora finale. I master originali, provenienti dalla C.A.M. consegnano finalmente ai posteri l’ennesimo lavoro di pregevole fattura del brillante compositore romano che non ha nulla da invidiare a quelli coevi a stelle e strisce in odor di blaxploitation.

Uno dei maggiori esponenti del suono dei ‘mondi neri’, esperto nel sonorizzare poliziotteschi, thriller, horror ed erotici è, sorprendentemente, noto ai più per la sublime partitura di “Anonimo Veneziano” (1971), girato da Enrico Maria Salerno. C’è molto altro da scoprire tra le pieghe di una discografia da oltre trecento titoli: ascoltare lo score di “Quel Pomeriggio Maledetto” (2016) può essere illuminante. Nell’arco di un’ora di musica, Stelvio Cipriani dimostra ancora una volta la sua versatilità nel districarsi tra disco, funk e jazz. Imponente la ritmica tra basso, batteria e percussioni. Così come notevole è l’orchestrazione tra chitarre wah-wah, fiati strillanti e tastiere romantiche.

Difficile catalogare il tutto entro un solo genere, eppure un riferimento è abbastanza esplicito. Il tema portante, Quel Pomeriggio Maledetto M1, presenta un incipit simile a Mission: Impossible di Lalo Schifrin, sigla dell’omonima serie tv statunitense (1966-1973), poi riadattata in chiave elettronica da Adam Clayton e Larry Mullen degli U2 per la saga sul grande schermo con protagonista Tom Cruise. Nonostante ciò, Quel Pomeriggio Maledetto M1 è l’introduzione migliore a una partitura le cui parole chiave sono groove, azione, ritmo e mistero. Perfetta per un tardo noir all’italiana con una storia intricata. La pausa a metà traccia un’occasione per riprendere fiato.

Il lato A del vinile pubblicato dalla Cinedelic Records raccoglie la maggioranza dei brani centrali del film. Ad esempio, Quel Pomeriggio Maledetto M2, con la sua straordinaria apertura di percussioni, e Quel Pomeriggio Maledetto M3, ideale per rimarcare uno stato di perenne attesa, dal tocco fusion, con il pianoforte libero di improvvisare sul solito canovaccio a base di fiati. Da pelle d’oca. Quel Pomeriggio Maledetto M5 si differenzia, invece, dalle precedenti tracce per il suo alto tasso di romanticismo in note, un classico del repertorio del compositore, destinate a essere sovrapposte alle poche scene d’amore presenti sulla pellicola tra la ‘femme fatale’ e The Greatest.

Le prime riprese di tracce già ascoltate quali Quel Pomeriggio Maledetto M4 e Quel Pomeriggio M6 preparatorie per la trascinante Quel Pomeriggio Maledetto M7, in sottofondo durante l’incontro tra Harry e Mandy al club gay. Energiche anche Quel Pomeriggio Maledetto M8, dai costanti battiti, e Quel Pomeriggio Maledetto M10, un’evasione di colore. La misteriosa Quel Pomeriggio Maledetto M9, invece, fa perno sui sintetizzatori e gli accordi di basso. Le occasione per strizzare l’occhio ai Goblin proseguono sul lato B, dedicato alle versione alternative. È il caso di Quel Pomeriggio Maledetto M15, Quel Pomeriggio Maledetto M19 e Quel Pomeriggio Maledetto M22.

Al di là delle sporadiche tensioni e della dolce Quel Pomeriggio Maledetto M11, gli esercizi in bilico tra funk e derivati si susseguono copiosi a partire da Quel Pomeriggio M12. Ogni variazione tematica mette in evidenza il dialogo tra strumenti della sezione ritmica e della sezione fiati, come ad esempio, in Quel Pomeriggio Maledetto M14 e Quel Pomeriggio Maledetto M18. Interessante anche il sound ridotto all’osso di Quel Pomeriggio Maledetto M21. Infine, prima la presunta tristezza espressa all’inizio di Quel Pomeriggio Maledetto M23, poi la tromba in solitaria durante Quel Pomeriggio Maledetto M24. Harry, forse, un uomo contro tutti, ma la musica è dalla sua parte.

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