Stelvio Cipriani – Papaya Love Goddess Of The Cannibals

Stelvio Cipriani – 'Papaya Love Goddess Of The Cannibals (Original 1978 Motion Picture Soundtrack)' (2016)

Tra esotico ed erotico. Un soggetto sui generis, lo scenario insulare, una manciata di attori improvvisati. Budget, ovviamente, ridotto all’osso. L’altra sexploitation all’italiana. Uno tra gli oltre duecento film di Joe D’Amato. Senza fronzoli. “Papaya Dei Caraibi” (1978) è la prima pellicola del regista romano in cui tematiche horror e hard si sovrappongono. Nata in scia a “Duri A Morire” (1979), un action movie altrettanto girato a Santo Domingo, segnerà l’inizio del ciclo di prodotti coevi girati in loco fino al 1981 e codificherà il cinema ‘ibrido’ di Aristide Massaccesi. Prolifico e sperimentatore, da sempre in bilico tra i diversi generi, dallo splatter al porno, con spunti sottesi. È proprio il caso di “Papaya Love Goddess Of The Cannibals”. Le danze rituali caraibiche, i cruenti sacrifici umani e animali, i frangenti sessuali e un finale tragico convivono all’interno del medesimo copione, da cui trapela sia una vena ecologista che una sorta di morale anti-imperialista.

Una bellissima creola, Papaya (Melissa Chimenti) consuma un rapporto sessuale con un ingegnere della futura centrale nucleare locale e, quasi al termine, lo evira a morsi. Due complici incendiano la sua capanna in riva al mare con all’interno l’uomo agonizzante. Una giovane fotoreporter, Sara (Sirpa Lane), è in vacanza a Santo Domingo e, casualmente, incontra il suo amico Vincent (Maurice Poli), un geologo che supervisiona i lavori della costruzione del medesimo impianto. Una volta rientrati in albergo, Sara e Vincent rinvengono il cadavere carbonizzato dell’ingegnere ‘scomparso’. Un avvertimento. Mentre dalle indagini emerge un’altra morte sospetta, la ragazza conosce Papaya, tra le cameriere della struttura turistica, parte di un gruppo di irriducibili autoctoni che era stato allontanato dalle proprie case per far posto alla centrale nucleare. Il suo compito è raccogliere informazioni tra i bianchi per sabotarne i lavori.

La quasi totalità delle musiche è stata stampata in vinile dalla One Way Static Records, anche se “Papaya Love Goddess Of The Cannibals (Original 1978 Motion Picture Soundtrack)” (2016) consta di sette tracce in meno rispetto la versione cd (2010) della Chris’ Soundtrack Corner. Nonostante ciò, la bellezza della partitura di Stelvio Cipriani è preservata ed esaltata da Papaya Island, ascoltabile con o senza vocalizzi di Edda Dell’Orso, presenti anche nella suggestiva Papaya Dream, dalla psichedelia di Papaya Forest, dai tribalismi di Papaya Obsession e dalle sonorità ‘tropicali’, tra blues e jazz: è il caso di Papaya Bossa, Dancing Papaya, Guantapapaya e Jazzy Papaya. Il tratto stilistico rock del compositore, proprio del coevo score di “Bermude: La Fossa Maledetta” (1978), emerge, invece, nel corso di Papaya Run, una corsa a perdifiato, Papaya Lament e Papaya Hard String, che recupera il main theme, con protagonista la chitarra elettrica.

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