Stelvio Cipriani – La Polizia Trilogy

Stelvio Cipriani – 'La Polizia Trilogy (Colonne Sonore Originali)' (2021)

La Polizia Sta A Guardare

Il questore Cardone (Enrico Maria Salerno) è convocato a Brescia in sostituzione del collega dimissionario Jovine (Lee J. Cobb). Deciso a ricorrere alle maniere forti per contrastare la criminalità, Cardone non accetta di trattare il rilascio di ostaggi, mettendo a rischio le loro vite, pur di catturare alcuni rapinatori di banca. Dopo aver interferito nel sequestro del figlio di un ricco industriale, anche quello di Cardone, Massimo (Giambattista Salerno), è rapito per indurlo a più miti consigli. Dopo le prime incertezze, Cardone non rinuncia alla propria linea e, grazie alle rivelazioni di un pentito scopre che il vertice dell’organizzazione criminale è, a sorpresa, Jovine, intenzionato a compiere un colpo di Stato, finanziato da furti e rapimenti. Il questore fa arrestare il suo predecessore e ordina di assaltare l’abitazione in cui è custodito Massimo. I sequestratori riescono inizialmente a fuggire, ma sono uccisi dalla polizia al culmine di un lungo inseguimento.

“La Polizia Sta A Guardare” (1973) è un poliziesco dalle trame eversive che fomentano una strategia della tensione. Il soggetto di Marcello D’Amico, sceneggiato con grinta dal regista Roberto Infascelli e da Augusto Caminito, rivela un protagonista di buon respiro, coraggioso, fedele allo Stato democratico a fronte dell’eversione di destra e, soprattutto, tanto pragmatico quanto ‘umano’. Un tratto talvolta sconosciuto ai vigorosi ‘colleghi’ interpretati da Franco Nero o Maurizio Merli, specie quando toccati sul piano personale. La regia del già produttore de “I Diavoli Della Guerra” (1969) e de “La Polizia Ringrazia” (1972) offre a un vecchio o nuovo pubblico non solo una spettacolare caccia ai criminali, con vari colpi di scena nel corso della prima parte del lungometraggio, ma anche una tangibile tensione drammatica di fondo che, al pari del verismo della vicenda, limita la ‘tradizionale’ prevedibilità di numerosi prodotti cinematografici dell’epoca.

La Polizia Chiede Aiuto

Il corpo nudo di un’adolescente è ritrovato pendente nel vuoto della soffitta di un’abitazione in un paesino della provincia di Brescia a seguito di una telefonata anonima. Una morte derubricata come suicidio per impiccagione. Le indagini iniziate dal commissario Valentini (Mario Adorf) e proseguite dal collega Silvestri (Claudio Cassinelli) sotto la direzione del sostituto procuratore Stori (Giovanna Ralli) li conducono a un giro di giovani prostituite, tutte studentesse del medesimo istituto scolastico. Una di loro è, addirittura, la figlia del commissario Valentini. Le deposizioni delle ragazze coinvolte individuano nello psicologo Beltrame (Steffen Zacharias) il vertice dell’organizzazione criminale, ma le indagini rivelano che parlamentari e ministri dello Stato sono tra i clienti ‘illustri’ delle squillo. Silvestri ha le prove per far scoppiare uno scandalo a livello nazionale, ma ordini dall’alto obbligano Stori a chiudere il caso.

“La Polizia Chiede Aiuto” (1974) è una contaminazione tra due dei generi più in voga nel corso degli anni Settanta, ovvero il giallo, influenzato dall’opera di Dario Argento, e il poliziesco, legato a doppio filo alle cronache nazionali. Il lungometraggio prodotto dalla Primex Italiana è, infatti, colmo di dettagli visivi. Nudi, perversi, violenti. I copiosi schizzi di sangue sulla cinepresa sono, inoltre, affiancati dalle rivelazioni orali non meno scioccanti delle vittime della prostituzione minorile: si parla senza veli di ano, sperma, vagina e di alcune singolari pratiche sessuali. Il sicario di turno è, infine, un motociclista che indossa casco e giubbotto nero, quasi una rivisitazione del ‘modello’ con cappello e impermeabile, pronto a seminare terrore e morte con la sua ascia. Efficiente la regia di Massimo Dallamano, non a caso, già impegnato in progetti ‘alternativi’ quali “Cosa Avete Fatto A Solange?” (1972) e “Si Può Essere Più Bastardi Dell’Ispettore Cliff?” (1973).

La Polizia Ha Le Mani Legate

Una bomba esplode nella hall di un albergo milanese, sede di un convegno d’arte, causando morti e feriti. Testimone della strage è il commissario Rolandi (Claudio Cassinelli), che sorvegliava le mosse di un trafficante di droga. Il collega Balsamo (Franco Fabrizi) è, invece, ucciso da un misterioso killer dopo essersi imbattuto nell’attentatore. Le indagini sono affidate al procuratore generale Di Federico (Arthur Kennedy), ma Rolandi cerca di risalire in proprio ai mandanti dell’attentato. L’organizzazione eversiva lo previene eliminando le persone ‘scomode’: muoiono i due complici dell’attentatore, l’assassino di Balsamo, l’esecutore materiale della strage e, infine, Papaya (Sara Sperati), amante e presunta confidente di Rolandi, affiliata ai malavitosi, che nella questura hanno una quinta colonna. Mentre Di Federico rinuncia all’incarico, il testardo Rolandi prosegue le sue ricerche, destinate a non avere successo.

Giustizia, potere e terrorismo. “La Polizia Ha Le Mani Legate” (1975) è un poliziesco oltre i canoni del genere, dalle implicazioni politiche, con servizi segreti deviati e collusioni nelle alte sfere, al botteghino in contemporanea con “La Polizia Accusa: Il Servizio Segreto Uccide” (1975) di Sergio Martino. Il regista Luciano Ercoli, reduce dal trittico ‘giallo’ de “Le Foto Proibite Di Una Signora Per Bene” (1970), “La Morte Cammina Con I Tacchi Alti” (1971) e “La Morte Accarezza A Mezzanotte” (1972), si cimenta così con un progetto ai limiti del cinema di denuncia – il cui protagonista è un poliziotto incompreso, solitario, dal grilletto facile e dai modi spicci – ambientato nella città già sede della strage di piazza Fontana, l’incipit dei c.d. ‘anni di piombo’: le immagini dei funerali proiettate sul grande schermo sono quelle delle esequie in onore alla vittime all’attentato compiuto il 12 dicembre 1969 presso la Banca Nazionale Dell’Agricoltura.

Musica

Uno speciale doppio cd griffato Cinevox include le tre partiture composte da Stelvio Cipriani, già autore di quella antesignana del filone, “La Polizia Ringrazia”. “La Polizia Trilogy (Colonne Sonore Originali)” (2021) rappresenta un affettuoso omaggio della storica realtà editoriale al grande compositore, con quasi due ore di musica inedita in qualsiasi formato, recuperata dai master stereo delle recording session dell’epoca più, come bonus track, i singoli già pubblicati all’epoca dell’uscita dei lungometraggi e persino un breve take con la voce del maestro durante le prove. I tre commenti sono connessi sia concettualmente che musicalmente tra loro, complici le atmosfere convulse e sospensive dei temi della trilogia, l’utilizzo di clavinet e chitarra elettrica, oltre al retaggio funk. Condizioni strumentali per favorire un’immersione all’interno di un preciso immaginario cinematografico, imbevuto dello spirito di un’età criminale.

L’asse portate della colonna sonora del primo film è La Polizia Sta A Guardare (Titoli), declinato in undici varianti, caratterizzate dal medesimo incalzante e ostinato ritmo. Il clavinet, il pianoforte, le percussioni, più il trombone. Un brano d’apertura forte e deciso, destinato a essere ‘rimodellato’ con successo o ‘reinserito’ più volte all’interno delle partiture di lungometraggi più o meno tensivi quali “Cani Arrabbiati” (1974) di Mario Bava, “Tentacoli” (1977) di Ovidio G. Assonitis e “Concorde Affaire ’79” (1979) di Ruggero Deodato. Gli archi si sostituiscono al clavinet nel corso della minacciosa ripresa La Polizia Sta A Guardare (Caccia All’Uomo), segnata anche da una manciata di note per chitarra elettrica ed effetti, nel solco di uno ‘stile’ proprio di Stelvio Cipriani. La Polizia Sta A Guardare (La Caccia Continua) presenta, invece, la ripresa della cellula ritmica con pianoforte martellato, raddoppiato con il clavinet, più l’aggiunta di archi e percussioni.

La Polizia Sta A Guardare (Sulle Tracce Dei Criminali) offre all’ascoltatore una versione rallentata del motivo principale, ovviamente, fondata sulla congiunzione di basso e clavinet, La Polizia Sta A Guardare (Titoli Take 2) ne rilancia una ipnotica e accelerata. Il sincopato tema principale è parzialmente ammorbidito sia durante La Polizia Sta A Guardare (Poliziotti E Banditi) che La Polizia Sta A Guardare (Corsa Contro Il Tempo), rivelando una melodia adesso distesa, con il trombone sullo sfondo, e un’illuminante scrittura musicale in cui due linee melodiche concomitanti sono agilmente invertite fra loro. Mentre la brevissima La Polizia Sta A Guardare (Inseguimento) isola una porzione del tema portante, La Polizia Sta A Guardare (Scontro Sanguinario) ne ricombina i già definiti elementi e La Polizia Sta A Guardare (Una Lotta Senza Fine) aggiunge brio e percussioni al canovaccio che assorbe più dei due terzi della ricostruita scaletta.

Ingannevoli i segmenti iniziali de La Polizia Sta A Guardare (Vicoli Al Buio) e La Polizia Sta A Guardare (Malviventi) presto affiancati dal frammento tematico. Le atmosfere per basso, chitarra elettrica, archi sospesi e flauto distorto de La Polizia Sta A Guardare (Criminalità Urbana) preconizzano quelle di “Incubo Sulla Città Contaminata” (1980), tra i cult della filmografia di Umberto Lenzi. La Polizia Sta A Guardare (Solitudine) e La Polizia Sta A Guardare (Attimi Di Malinconia) sinuose evasioni melodiche per clavicembalo e flicorno. Turning Point, infine, il secondo e ultimo tema, stavolta dal sapore lounge, incluso tra i singoli, connotato da ariose note di archi, chitarra classica, clavicembalo e flauto. Tre minuti e mezzo di rara bellezza. Singolare anche la delicatezza del motivo de La Polizia Chiede Aiuto (Titoli). La componente ‘poliziesca’, derivata dal contributo de “La Polizia Ringrazia”, è mitigata da un coro di bambini.

Voci innocenti che scandiscono fonemi indecifrabili. Una novità all’interno del codificato mood musicale da adottare per film dal comune ed esplosivo background, esplicitata al massimo nelle ‘soavi’ La Polizia Chiede Aiuto (La Dolcezza Dei Bambini) e La Polizia Chiede Aiuto (La Dolcezza Dei Bambini #2). Due crescendo per carillon, chitarra classica, flauto basso e trombone. Il tema principale è, in seguito, ripreso in La Polizia Chiede Aiuto (Finale – Versione Ritmica) e La Polizia Chiede Aiuto (Finale – 2a Versione), frammenti entrambi segnati dagli archi e dagli ottoni senza particolari mutamenti di rilievo. La sezione melodia della partitura è completata da Pandora, magnifico brano per pianoforte, archi, chitarra classica e clarinetto, incluso tra i singoli, da riascoltare con clavicembalo e flauto nella versione alternativa La Polizia Chiede Aiuto (Teneramente). Crepuscolare e spionistico, invece, La Polizia Chiede Aiuto (Dramma Nella Città).

Le trame degli archi e dei fiati avvolgono lo spettatore in un’improvvisa morsa, dopo essere stato travolto dal groove de La Polizia Chiede Aiuto (Violenza Urbana). Un concentrato di dinamismo ed energia in chiave funk, con echi jazz, ottoni tirati a lucido e pianoforte di supporto. La Polizia Chiede Aiuto (Tensione) un’ultima piccola gemma, illuminata dall’innalzamento o nell’abbassamento costante e progressivo dell’altezza del suono degli archi, con pause ad hoc. Il clavinet ritorna, viceversa, centrale ne La Polizia Ha Le Mani Legate (Titoli). Stelvio Cipriani, fedele a se stesso, elabora un ultimo tema ‘in linea’ con talune coeve sonorità, meno aggressivo e più drammatico. Il pianoforte, la chitarra elettrica, gli effetti metallici, le trombe per un leitmotiv fluido, riproposto con molteplici sfumature e variazioni ritmiche nell’arco della tracklist: è il caso, ad esempio, della concitata e conclusiva La Polizia Ha Le Mani Legate (Finale).

La partitura è divisibile in tre sezioni. Una prima movimentata, classica, da poliziesco. Una seconda a carattere minaccioso e tensivo, con ulteriori anticipazioni circa i futuri suoni di “Incubo Sulla Città Contaminata”. Una terza, in controtendenza, orecchiabile e placida. Brani immediati quali La Polizia Ha Le Mani Legate (Grande Inseguimento), La Polizia Ha Le Mani Legate (Veloce Inseguimento), La Polizia Ha Le Mani Legate (Inseguimento Secondo) e La Polizia Ha Le Mani Legate (Inseguimento Terzo) non necessitano di presentazioni, con il clavinet e gli archi quasi assoluti protagonisti. Il pianoforte ribattuto con effetti di chitarra elettrica in crescendo contraddistingue La Polizia Ha Le Mani Legate (Strade Violente). Vibranti La Polizia Ha Le Mani Legate (Caccia Grossa) e La Polizia Ha Le Mani Legate (A Tutte Le Volanti), entrambe in chiaroscuro, ma dal differente incedere, impreziosito da percussioni tribali e dalla chitarra elettrica.

La Polizia Ha Le Mani Legate (La Caccia È Finita), infine, una ripresa quasi beatless dell’asse portante dell’opera. La seconda sezione è interseca alla prima, complice il solito recupero tematico, però tracce brevi quali La Polizia Ha Le Mani Legate (Sangue Sull’Asfalto), La Polizia Ha Le Mani Legate (La Città All’Alba) o La Polizia Ha Le Mani Legate (Nuova Indagine) conquistano l’ascoltatore per il sapiente mix tra effetti stridenti, contrabbassi, chitarra elettrica, distorsioni e fiati distorti, laddove La Polizia Ha Le Mani Legate (Sulle Tracce Del Crimine) aggiunge anche la grancassa per elevare la tensione. Un senso di attesa pervade La Polizia Ha Le Mani Legate (Angoscia) e La Polizia Ha Le Mani Legate (Piano Criminale). La chitarra elettrica costituisce l’incipit abrasivo anche dei frammenti ‘intimidatori’ La Polizia Ha Le Mani Legate (Agguato) e La Polizia Ha Le Mani Legate (Attesa Drammatica). Minimo sforzo, massimo risultato.

La terza e ultima sezione della colonna sonora è, infine, introdotta da La Polizia Ha Le Mani Legate (Il Commissario Rolandi), una versione dimessa per pianoforte meccanico, chitarra elettrica e batteria del main theme. La leggerezza in note continua con La Polizia Ha Le Mani Legate (Tranquillità) mediante il ricorso ai soli pianoforte meccanico e chitarra elettrica. La nostalgia diviene il sentimento dominante. La Polizia Ha Le Mani Legate (Attimo Di Tenerezza) si eleva dal lotto di brani per la sua tromba militaresca e la sua avvolgente fascia sintetica. Numerosi i punti in comune con la successiva La Polizia Ha Le Mani Legate (Momento Romantico), con il flicorno in sostituzione della tromba e un ritmo gradevole. Preludio all’ultima traccia dell’opera, la samba Papaya. Un viaggio con biglietto di sola andata per lontane ed esotiche terre baciate dal sole. Due minuti e mezzo spensierati e sensuali. L’alternanza di clavicembalo e tromba una garanzia.

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