Stelvio Cipriani – Incubo Sulla Città Contaminata

Stelvio Cipriani – 'Incubo Sulla Città Contaminata (Original Motion Picture Soundtrack)' (2021)

L’inizio della fine, o soltanto un sogno premonitore. Prima che il mondo conoscesse gli orrori del disastro di Chernobyl, un artificio cinematografico ha tradotto in immagini le più fantasiose paure di una generazione. L’aereo dell’apocalisse, o l’invasione dei morti viventi. E nessuna via di fuga. “Incubo Sulla Città Contaminata” (1980), diretto da Umberto Lenzi e snobbato dai critici tricolore di allora, è un vero e proprio classico del glorioso cinema celluloide, a torto, di seconda fascia. L’idea di partenza del film è stata, a dir poco, originale: il giornalista televisivo Dean Miller (Hugo Stiglitz) deve recarsi all’aeroporto per intervistare un noto scienziato al centro di un caso di cronaca. L’impianto nucleare da lui stesso progettato ha subito grosse perdite di materiali radioattivi e c’è grande incertezza sulle conseguenze dell’accaduto. Mentre attende il suo interlocutore, il protagonista assiste incredulo al rapido precipitare degli eventi.

L’aereo su cui viaggia lo scienziato è, infatti, costretto a un atterraggio d’emergenza. La zona circostante la pista è prontamente presidiata da militari. Lo stallo dura pochi fotogrammi, perché un’orda di uomini dai volti sfigurati fuoriesce dal portellone del velivolo. La loro ferocia è inaudita, si avventano contro chiunque si trovi nel loro raggio d’azione, uccidendolo senza alcuna pietà. E, soprattutto, alla stregua di novelli cannibali, prendono anche a morsi gli aggrediti. Le cause delle orripilanti mutazioni e violente pulsioni sono da ricercare nell’esposizione da parte di alcuni individui, i primi untori di un potenziale contagio globale, alle radiazioni provenienti da una centrale atomica. Le stesse hanno, inoltre, impoverito il loro sangue, diminuendo il numero di globuli rossi presenti. Una simile carenza li spinge così a una disperata e costante ricerca di plasma fresco per poter sopravvivere. Le persone assalite divengono, poi, nuovi mostri.

Con un morso, i malati trasmettono i loro disturbi al prossimo. Per evitare il panico, derivante dalla mole di contagiati, le autorità governative decidono di non divulgare notizie, limitandosi a proclamare uno stato di coprifuoco, con porte e finestre sbarrate, in attesa degli sviluppi di un pericolo ignoto che si dilaga a macchia d’olio. Gli uomini dal volto sfigurato sono, inoltre, agili, forti, in grado di maneggiare armi di ogni genere e di escogitare trappole. La città è presto invasa dagli stessi, l’esercito è impreparato, i deformi mettono sotto scacco sia le villette di periferia che la sede della televisione dove lavora lo stesso Dean Miller che, costretto a difendersi con ogni mezzo, fugge in campagna con sua moglie Ann (Laura Trotter). Rifugiatisi all’interno di uno spettrale luna park, i due sono soccorsi dall’elicottero del maggiore Warren Holmes (Francisco Rabal). La donna non riesce, però, a salire a bordo e cade dalle montagne russe.

Descrizione

Il giornalista si sveglia urlando nel letto di casa nel momento in cui il corpo della moglie viene straziato dai supporti della giostra. Il brutto sogno, forse, termina qui. È mattina e ha da realizzare un’intervista con un importante scienziato in arrivo, così si dirige all’aeroporto. Il déjà-vu è pressoché totale, l’intera sequenza iniziale viene così riproposta sino alla fuoriuscita dei contaminati dall’aeroplano, a cui si sovrappone l’inquietante scritta “… e l’incubo diviene realtà”. Una criptica frase per uno degli horror artigianali più splatter mai girati da un italiano. “Incubo Sulla Città Contaminata” è perfettamente collocabile sia tra i sanguinosi del filone zombie, inaugurato da “Zombi 2″ (1979) di Lucio Fulci, che tra gli apocalittici a sfondo fantascientifico al pari, per esempio, di “Contamination” (1980) di Luigi Cozzi o “Apocalypse Domani” (1980) di Antonio Margheriti. Umberto Lenzi, però, ha da sempre abituato gli spettatori a metterci del suo.

L’esperienza con “Il Paese Del Sesso Selvaggio” (1972), preludio ad altri cannibalici come “Mangiati Vivi!” (1980), e la lunga stagione del poliziottesco definiscono le basi di “Incubo Sulla Città Contaminata”, perché non mancano né accettate, bastonate, coltellate – senza dimenticare la testa di Sheila (Maria Rosaria Omaggio), ormai contaminata, fatta saltare in aria da un colpo di fucile – né l’impatto o la velocità dell’azione, precludendo i dialoghi, abbastanza scontati. Così come i paragoni con il successivo “28 Giorni Dopo” (2002), diretto da Danny Boyle, già dietro la cinepresa per “Trainspotting” (1996). La sceneggiatura di Alex Garland presenta punti di contatto con la pellicola di Umberto Lenzi come, ad esempio, il diffondersi della piaga attraverso il morso e, soprattutto, l’incredibile dinamicità dei contagiati. Netta, invece, una differenza oggettiva: non sono state le radiazioni a renderli feroci, ma una versione modificata del virus della rabbia.

Il cinema di Umberto Lenzi è caratterizzato, inoltre, sia dallo spontaneismo degli attori che da lunghi piani sequenza, a favore di un continuo paradosso della finzione, svincolata da artifici. Il suo canone filmico è crudo e truculento, due tratti che hanno entusiasmato Quentin Tarantino, che ha voluto Hugo Stiglitz in “Bastardi Senza Gloria” (2009), e Robert Rodriguez, dato che i contaminati di “Grindhouse – Planet Terror” (2007) somigliano a quelli del regista toscano. La passione dei due cineasti per “Incubo Sulla Città Contaminata”, un quadro apocalittico di grande atmosfera, deriva dal fatto che la pellicola, distribuita come “Nightmare City” o “City Of The Walking Dead”, fu un piccolo caso negli Stati Uniti. Un successo maturato nonostante si trattasse di un film a basso costo, girato tra Roma, Madrid e Saragozza con attori non di primo piano, eccetto Mel Ferrer, e denso di stilemi da film zombie, oggigiorno divenuti assai ricorrenti.

Ad esempio, la polemica contro le manovre dei militari, intenzionati segretare l’incidente alla centrale nucleare, o la testa dei mostri come loro punto debole a cui mirare. La colonna sonora di Stelvio Cipriani è, invece, un altro dei mirabili punti di forza di “Incubo Sulla Città Contaminata” e segna una pausa del duraturo rapporto tra Umberto Lenzi e il compositore Franco Micalizzi, ripreso in “Caccia Allo Scorpione D’Oro” (1991) dopo la proficua stagione dei poliziotteschi. La soundtrack appartiene, poi, a quelle annoverabili nella discografia parallela dei Goblin, spesso esecutori per differenti autori. La band, dopo la dipartita di Claudio Simonetti e Massimo Morante, si era ridotta a tre membri, cioè i punti fermi Fabio Pignatelli al basso e Agostino Marangolo alla batteria, più il rientrante Maurizio Guarini alle tastiere. La loro professionalità fu tale che registrarono lo score presso gli Studi Trafalgar di Roma nel corso di un’unica giornata di incisioni.

Era il 30 luglio 1980. Il trio, accompagnato da Gaetano Ria come tecnico del suono, registrò poco meno di un’ora di musica, rilasciata, però, in minima parte dalla Cinevox (1980) a ridosso dell’uscita del film. Diciassette anni dopo la selezione dei dieci brani da parte dell’etichetta romana fu, poi, la tedesca Lucertola Media (1997) a pubblicare una più ricca e completa tracklist, per una durata totale di quarantotto minuti di musica spalmati su trentasei brani in cd, con annessi take alternativi. L’edizione ‘definitiva’ in cd è stata quella della Digitmovies (2013) la nuova tracklist di ventotto brani, recuperati dai master tape originali, conservati per fortuna in ottime condizioni negli archivi, ha consentito di aggiungere altri sette minuti di musica e, soprattutto, ha costituito l’incipit per la lussuosa ristampa in doppio vinile colorato griffato Death Waltz Recording ComnpanyIncubo Sulla Città Contaminata (Original Motion Picture Soundtrack)” (2021).

Musica

Una colonna sonora perfetta per descrivere inseguimenti, paure e violenze, con temi elettronici e funk, in assoluta sinergia con i fotogrammi di Umberto Lenzi, stranamente visionati soltanto da settemila spettatori nei cinema di prima visione di quattro città capozona in Italia. Sintetizzatore, batteria e basso sono i tre strumenti ricorrenti nella maggioranza delle composizioni del creativo Stelvio Cipriani, dominate di solito dal ricorso a più complesse orchestrazioni. Il misterioso score di “Incubo Sulla Città Contaminata” prende il via lentamente con L’Attesa, lo splendido tema principale dall’ossessivo ritmo di basso e batteria, segnato dal minaccioso sintetizzatore in sottofondo e altri interventi di vibrafono e sassofono. Segue la sospesa Metropolis, una rielaborazione della title-track di “Mark Colpisce Ancora” (1976) dello stesso Stelvio Cipriani, che commenta le stragi compiute dai violenti uomini dal volto sfigurato.

Poche note, stacchi e ripartenze in Agguato, mentre Incubo, una versione più veloce del tema principale, si caratterizza per l’angosciante arpeggio di chitarra elettrica, un segmento sonoro ripreso in seguito per commentare le varie apparizioni dei contaminati. Sorprende il funk di Sustain, un tema secondario, allegro e spensierato, utilizzato per il balletto negli studi dell’emittente televisiva dove lavora Dean Miller, preludio all’unica traccia cantata dall’ampio respiro internazionale. I’ll Find My Way To You si connota per il grande ritmo disco, il testo di Hal Sharper e la voce di Grace Jones, la stessa che dodici mesi dopo avrebbe pubblicato un classico come “Nightclubbing” (1981) su Island Records. In realtà, non si tratta di un inedito della cantante di origini giamaicane, perché già presente all’interno della colonna sonora di “Quelli Della Calibro 38” (1976), film di Massimo Dallamano, con musiche dello stesso Stelvio Cipriani.

Dal groove alla pelle d’oca, il passo è breve: Una Notte Pericolosa, con gli archi e il vibrafono al centro della composizione, e Una Città Deserta, scandita dalla batteria e dal basso, sono tra i migliori risultati della trasposizione in note della partitura consegnata ai tre Goblin, abili nel tratteggiare quell’atmosfera di tensione latente. La successiva Solitudine punta, invece, su malinconia e romanticismo con l’intervento dell’organo, simile a quello del tema portante. Masquerade, scatenato excursus disco dominato dal sassofono, chiude in bellezza il lotto di tracce della sopracitata prima stampa in vinile per Cinevox. Il lavoro della Digitmovies comincia, infatti, con alternate take quali Incubo (Pericolo Notturno), una versione alternativa più vibrante, la stessa Masquerade (Filodiffusione), dalla durata più breve, la strisciante Solitudine (Tristezza) e la sempre gioiosa Sustain (Breve Allegria). Notevole il lavoro per Una Città Deserta (Virus Mortale).

La batteria e i sintetizzatori generatori di inquietudini. Dopodiché, trenta secondi di leggerezza con Masquerade (Bossa Radio) e la scala di suoni e fruscii di L’Attesa (Radiazioni Atomiche). Una Città Deserta (Ombre Nel Buio) la miccia per far esplodere la scomposizione del tema principale: Incubo (Contaminazione 1), Incubo (Contaminazione 2), Incubo (Contaminazione 3). Nota di merito per la seguente Una Notte Pericolosa (Trappole) tra colpi e rintocchi di vibrafono. Solitudine (Dolce Ricordo) è tutta in salita, spogliata del suo romanticismo e carica di suspense. Tra Incubo (Contaminazione 4), Incubo (Contaminazione 5), Incubo (Contaminazione 6) sono, infine, incastonate L’Attesa (Voci Infernali), sostenuta da basso e percussioni mentre gli altri suoni sono a basso volume, e la cupa Solitudine (Tensione E Paura). Una delle ultime partiture di Stelvio Cipriani per il cinema dei ‘mondi neri’ è, dunque, da ascoltare anche oltre le immagini.

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