Stelvio Cipriani – Cani Arrabbiati

Stelvio Cipriani – 'Cani Arrabbiati' (2018)

Un viaggio alla scoperta della moralità umana, laddove i concetti di buono e cattivo, al pari dei ruoli di assassino e vittima, diventano relativi. “Cani Arrabbiati” (1974) è il capolavoro iperrealistico di Mario Bava, ormai slegato dal retroterra gotico, tratto da un racconto di Ellery Queen, “L’Uomo E Il Bambino” (1971), pubblicato in appendice al numero 1162 della serie de “Il Giallo Mondadori”. Un claustrofobico road movie, affatto in linea con “Mordi E Fuggi” (1973) diretto da Dino Risi. Un’opera dallo straordinario impatto visivo, sperimentale dal punto di vista stilistico, girata in piena estate quasi interamente all’interno di un’Opel Rekord, sul tratto autostradale che collega Roma a Civitavecchia, mai distribuita nei cinema: la post-produzione era già in corso, ma la bancarotta della Loyola Films ne decretò un oblio lungo vent’anni e ulteriori lungaggini, coincise con la circolazione di sei versioni della pellicola, ognuna con un diverso finale.

Il Dottore (Maurice Poli), Bisturi (Don Backy) e Trentadue (George Eastman) rapinano il portavolari di un istituto farmacoterapeutico. Inseguiti dalla polizia, prendono in ostaggio Maria (Lea Krüger) in un parcheggio. Al semaforo salgono su un’altra vettura per depistare le indagini: Riccardo (Riccardo Cucciolla) è alla guida, mentre Agostino, un bambino ammalato, dorme sul sedile posteriore. L’obiettivo è raggiungere un cascinale dove è nascosta un’ulteriore auto. Nel corso del tragitto, la donna subirà un tentativo di stupro da parte di Trentadue. È l’episodio che crea tensione tra i membri della banda. Il Dottore gli spara, ma è Bisturi a finirlo, dopo aver sgozzato anche un’autostoppista, anche lei di nome Maria (Maria Fabbri). I due sono, però, freddati da Riccardo, che nascondeva una pistola sotto la coperta del bambino. Impadronitosi del denaro della rapina, telefona alla madre di Agostino chiedendo un riscatto di tre miliardi di lire.

Lo score di “Cani Arrabbiati” (2018), pubblicato in vinile dalla Spikerot Records, è in linea con la migliore tradizione sonora del poliziottesco, in parte firmata da Stelvio Cipriani, autore, ad esempio, delle partiture del trittico ‘sui generis’ “La Polizia Sta A Guardare” (1973), “La Polizia Chiede Aiuto” (1974) e “La Polizia Ha Le Mani Legate” (1975), per le regie di Roberto Infascelli, Massimo Dallamano e Luciano Ercoli. Non a caso, il Title Theme è un ostinato a base di archi, clavinet, ottoni e percussioni, a cui s’ispirano Seq. 2, Seq. 4, Seq. 5 e Seq. 6, che alternano frangenti cadenzati a riprese più insistenti, rimarcate da arpeggi di chitarra distorta. La più lunga Seq. 8 è sostenuta da un sassofono dal timbro amaro. Seq. 8 [Bossa] un sorprendente episodio lounge, sottolineato dalla tromba. Seq. 10 e Seq. 13 altre evasioni dalla gradevole componente ritmica, seguite dalle melodiche Seq. 16 e Seq. 16 [II], che commentano i fotogrammi più umilianti di un piccolo cult.

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