Stelvio Cipriani – Bermude: La Fossa Maledetta

Stelvio Cipriani – 'Bermude: La Fossa Maledetta (Original Motion Picture Soundtrack)' (2015)

Il primo film sul ‘triangolo maledetto’ che svela finalmente alcuni dei grandi misteri di questa affascinante parte del mondo.

È stato il non originale slogan utilizzato per pubblicizzare “Bermude: La Fossa Maledetta” (1978) sulle locandine inserite tra le pagine dedicate alla programmazione cinematografica dei quotidiani di quarant’anni fa. La pellicola diretta da Anthony Richmond, all’anagrafe Teodoro Ricci, fu l’ennesimo prodotto cinematografico basato sul mistero del c.d. ‘triangolo delle Bermude’, con riprese subacquee di pregio e il largo sfruttamento delle bellezze turistiche della Repubblica Dominicana, set ideale per lo svolgimento di una vicenda avventurosa. Il triangolo delle Bermude è una zona dell’Oceano Atlantico settentrionale delimitata da tre vertici: l’omonimo arcipelago da cui prende il nome a nord, Porto Rico a sud e l’estremità meridionale della Florida a est.

A partire dagli anni Cinquanta, con un primo articolo a cura di Edward Van Winkle Jones per l’Associated Press, il vasto tratto di mare, un’area di oltre un milione di chilometri quadrati, è stato teatro di numerosi episodi di sparizioni di aerei e navi, motivo per cui è stata rinominato ‘triangolo maledetto’ o ‘triangolo del diavolo’. La sua popolarità crebbe, inoltre, in scia alla pubblicazione di “The Bermuda Triangle” (1974) di Charles Berlitz, portavoce di una serie di fenomeni ufologici o paranormali nell’area. In realtà, il numero di incidenti in loco non era superiore a quello di qualsiasi altra regione ad alta densità di traffico aeronavale, come confermato da Lawrence David Kusche, il cui “The Bermuda Triangle Mystery: Solved” (1975) smentì le tesi del precedente bestseller.

Dalla seconda metà degli anni Settanta, le speculazioni pseudoscientifiche sul triangolo delle Bermude hanno ispirato la scrittura di sceneggiature dai rimandi thriller e horror, pronte a prendere in considerazione qualsiasi ipotesi formulata: i viaggi nel tempo contatti alieni, civiltà sommerse. Il boom de “Lo Squalo” (1975) di Steven Spielberg e di pellicole marine ne facilitò il successo al botteghino: un filone esauritosi nell’arco di un solo lustro, ma che stuzzicò la fantasia anche dei produttori italiani. Tre quelle coeve co-prodotte da Italia, Messico e Spagna. Film dal medesimo scenario, con soggetti simili e alcuni nomi ricorrente tra i crediti, quelli dell’attore Andrés Garcia, del compositore Stelvio Cipriani e del regista Tonino Ricci, dietro la cinepresa in due occasioni.

Il primo episodio di tale impropria ‘trilogia’ è stato “Il Triangolo Delle Bermude” (1978), diretto dal messicano René Cardona Jr., regista anche de “Il Massacro Della Guyana” (1979), che ricostruì la vicenda del suicidio di massa avvenuto a Jonestown il 18 novembre 1978, indotto dal predicatore Jim Jones, un avvenimento che ispirò la scrittura del celebre cannibalico “Mangiati Vivi!” (1980) di Umberto Lenzi. Il secondo e terzo episodio, rispettivamente “Bermude: La Fossa Maledetta” e “Uragano Sulle Bermude – L’Ultimo S.O.S.” (1979), furono firmati dall’italiano Tonino Ricci, regista di seconda unità in “Zanna Bianca” (1974) di Lucio Fulci e autore del seguito non ufficiale “Zanna Bianca Alla Riscossa” (1974), oltre che di discutibili commedie minori tra fagioli e karate.

“Il Triangolo Delle Bermude” narra la drammatica vicenda di una famiglia in viaggio su uno yacht alle prese con i noti fenomeni dell’area: luci misteriose, s.o.s. lanciati da aerei scomparsi in precedenza e una sinistra bambola al centro delle morti che si susseguono sull’imbarcazione. È la pellicola, probabilmente, più riuscita della serie, laddove la terza, “Uragano Sulle Bermude – L’Ultimo S.O.S.”, ancora inedita in home video, introduce il tema dell’incontro tra forze ultraterrene e uomo partito alla ricerca della figlia scomparsa nel famigerato triangolo. Un’altra misteriosa bambola appare in “Bermude: La Fossa Maledetta”, la cui trama è incentrata sul recupero di uno scrigno all’interno di un aereo precipitato in mare. Il protagonista è il sub Andrés (Andrés Garcia).

Il suo corpo galleggia sui titoli di testa musicati da Stelvio Cipriani, in aperto contrasto con la gara fra colorati windsurf. Andrés era stato dato per disperso sei mei prima ed è ritrovato vivo, ma non ricorda nulla del suo naufragio. Il suo stato d’incoscienza è alleviato dalla cure della fidanzata Angelica (Janet Agren) e dalle attenzioni del fratello Ricardo (Máximo Valverde). Quando l’equivoco Mr. Jackson (Arthur Kennedy) gli offre quarantamila dollari per recuperare l’oggetto perduto, il sub accetta di indossare nuovamente maschera e pinne, coinvolgendo l’amico Enrique (Pino Colizzi) nelle ricerche sottomarine. Una volta individuato l’esatto punto in cui immergersi, i due devono fronteggiare il pericolo di un attacco degli squali ‘a guardia’ del relitto aereo.

Nel frattempo, si verifica un bizzarro accadimento a bordo di un’imbarcazione. Alcuni giovani, come sotto ipnosi, si tolgono la vita lanciandosi in mare. La bambola de “Il Triangolo Delle Bermude” galleggia sull’acqua. Aggirati gli squali, Andrés ed Enrique recuperano lo scrigno, ma Mr. Jackson prova a entrarne in possesso con la forza, puntandogli contro una pistola. Fuggito in acqua, il sub scopre le rovine di un’antica civiltà. Una volta riemerso in superficie, è ferito alla schiena da un proiettile esploso da Mr. Jackson. Provvidenziale l’arrivo di Ricardo. Durante il periodo di riabilitazione, con Andrés sulla sedia a rotelle, è Angelica a condurre nuove ricerche per individuare lo scrigno. Dalle foto subacquee, l’oggetto sembra confondersi con gli scogli sommersi.

Durante l’ultima immersione di Angelica, la barca di Andrés e Ricardo è presa d’assalto da Mr. Jackson, ma è lui ad avere la peggio. La donna esplora una serie di torbidi cunicoli popolati da squali appiattiti sulle sabbie. Nonostante le sue condizioni di salute, Andrés decide di gettarsi in acqua sia per sfuggire al malvivente che per aiutarla nel caso qualcosa andasse storto. Improvvise esplosioni causano crolli tra le cavità. Angelica è in pericolo, ma riesce a mettersi in salvo sulla barca. Una strano presenza umanoide avvolta in un cerchio di luce è entrata in risonanza con gli squali, destandoli dallo stato di sonno apparente, ormai pronti ad accanirsi contro Andrés. Il sub lotta contro i famelici predatori. Il tentativo di raggiungere Ricardo termina in una pozza di sangue.

Una conclusione inquietante e affrettata che, da consuetudine, non escludeva potenziali sequel o sviluppi futuri. “Bermude: La Fossa Maledetta”, distribuito anche come “Bermuda: Cave Of The Sharks”, è una pellicola senza particolari pretese, a basso budget e con trucchi fotografici molto artigianali che non hanno pregiudicato alcuni colpi di scena, strumentali per imprimere una svolta al lento ritmo dell’azione. I brevi dialoghi hanno elevato, inoltre, la magnifica partitura di Stelvio Cipriani al rango di assoluta protagonista. La commistione fra generi ha favorito la scrittura di un commento flessibile: elettronico durante le sequenze marine, dai toni spensierati a fronte dei momenti evasivi e finanche romantico sovrapposto alle effusioni di Andrés e Angelica.

La colonna sonora di “Bermude: La Fossa Maledetta” è stata a lungo indisponibile sul mercato. Una versione parziale fu rilasciata all’interno di un doppio cd della Digitmovies (2009), che includeva anche le musiche di Stelvio Cipriani per “Il Triangolo Delle Bermude”, di cui è sopravvissuto il master stereo del 7”, e “Uragano Sulle Bermude – L’Ultimo S.O.S.”. Un progetto realizzato grazie alla collaborazione tra diversi editori, cioè C.A.M., Beat Records Company e Cinevox Record. L’edizione cd di “Bermude: La Fossa Maledetta (Original Motion Picture Soundtrack)” (2016), a cura della Chris’ Soundtrack Corner, l’occasione per ascoltare l’intero score, comprendente non solo quei seducenti temi in bilico tra bagliori disco ed echi lounge, ma anche curiosi inediti d’atmosfera.

La proficua collaborazione tra Tonino Ricci e Stelvio Cipriani proseguì, inoltre, con gli score di “Rush” (1983) e “Rage” (1984) e costituisce un unicum nel quadro della carriera del regista, incline ad affidarsi a differenti compositori per i suoi lavori. Dall’esordio de “Il Dito Nella Piaga” (1969) in poi, si sono, infatti, avvicendati alcuni tra i ‘pesi massimi’ della musica applicata alla settima arte, vale a dire Riz Ortolani, Giorgio Gaslini, Lallo Gori, Luis Enriquez Bacalov, Luciano Simoncini, Enrico Simonetti, Bruno Nicolai, Guido & Maurizio De Angelis come Juniper, Carlo Rustichelli e il trio composto da Franco Bixio, Fabio Frizzi e Vince Tempera, reduce dai fasti di “Fantozzi” (1975). La partitura di “Bermude: La Fossa Maledetta” prende il via con Magic Dawn (Titoli), il suo brano principale.

Estivo, leggero, tropicale. Il basso, la chitarra e la sezione ritmica i grandi protagonisti della prima parte, con annessa citazione di In-A-Gadda-Da-Vida degli Iron Butterly. Dopodiché, spazio alle tastiere e agli archi per altri tre minuti di puro incanto. Alla versione ridotta in minutaggio, Magic Dawn (Titoli) (#2), seguono ben dieci riprese, con implicite variazioni di tempo e differenti arrangiamenti, come nel caso della più concreta Magic Dawn (#3) o della ritmata Magic Dawn (#6), sound ad hoc per un poliziottesco. Un esercizio di basso à la Mad Puppet dei Goblin, Magic Dawn (#4), appare in contrasto con la versione per sola chitarra Magic Dawn (#7) ma è, probabilmente, Magic Dawn (#8) a imprimersi nella testa dell’ascoltatore, poiché tendente ad aumentare di velocità.

La malinconica Magic Dawn (#10) la traccia estranea al radioso mood. Angelica è, invece, il motivo secondario, altrettanto largamente ripetuto durante le scene di “Bermude: La Fossa Maledetta”. Un tema d’amore arioso, seducente e, soprattutto, molto femminile, palese dimostrazione dell’importanza che Stelvio Cipriani ha assegnato al personaggio omonimo, pronto ad aiutare o sostituirsi al fidanzato Andrés. Non a caso, le riprese Angelica (#2), Angelica (#3) e Angelica (#4) sono accomunate da una certa dolcezza di fondo, suggerita da suadenti note di pianoforte. Le differente riscontrabili riguardano la centralità assegnata ad archi, flauto e chitarra. Sorprendente Angelica (#5) che, a fronte di una sezione ritmica invariata, abbraccia esotismi funky.

Storm In A Teacup è il terzo e lungo motivo ricorrente, fa leva su un approccio rock, dal ritmo intenso, con una certa enfasi sugli assoli di chitarra elettrica, strumento clou del divertente inciso Don’t Tamper With My Things e della solare Bermuda Dance. Grintose le brevi versioni alternative Storm In A Teacup (#2) e Storm In A Teacup (#3). La ballata Sail Boats (Versione Chitarra) un’evasione acustica con testo di Michael Fraser e voce del cantante beat Douglas Meakin, ex compagno di scuola di Ringo Starr, fondatore dei Superobots, gruppo in orbita RCA che si occupava delle sigle dei cartoni animati, firmando quelle de “Il Grande Mazinger” (1979) e “Supercar Gattiger” (1981), ripresa di Dance On di Ennio Morricone, ascoltabile in “Un Sacco Bello” (1980) di Carlo Verdone.

La ritmata Sail Boats (Versione Disco) è, invece, vicina a sonorità classificabili oggigiorno come leftfield. La prima parte della colonna sonora di “Bermude: La Fossa Maledetta” si conclude con l’ambigua e orchestrale Don’t Answer The Phone. La seconda, di minutaggio inferiore, è un’autentica discesa negli abissi, regno degli squali. L’oscura Missione Subacquea garantisce, brividi e pelle d’oca in scia a sibili e gorgoglii elettronici. Un oculato ricorso ai sintetizzatori consente di creare un’atmosfera di mistero che si propaga, con successo, durante l’ellittica Missione Subacquea (#2). Forze Oscure, al netto delle sue riprese, si trascina stanca in scia ad altre pulsioni elettroniche e voci d’oltretomba, che contraddistinguono anche l’incedere di Incubo Nel Profondo. Alienanti.

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