Space Dimension Controller – Journey To The Core Of The Unknown Sphere

Space Dimension Controller – 'Journey To The Core Of The Unknown Sphere' (2010)

Jack Hamill non ha più bisogno di presentazioni. A distanza di tre anni dal suo debutto come Space Dimension Controller sulla piccola Kinnego Records, con “The Love Quadrant” (2009), ha ormai compiuto l’autentico salto di qualità con le successive pubblicazioni sulla storica etichetta belga R&S, “Temporary Thrillz” (2010) e “The Pathway To Tiraquon6” (2011), tra l’altro, quest’ultimo preludio a un seguito di prossima uscita. Ciò nonostante, la sua arte s’è schiusa ai più con lo splendido “Journey To The Core Of The Unknown Sphere” (2010) su Royal Oak, sub-label della Clone. Innanzitutto, per la scelta del singolare artwork galattico, estraibile o da esporre.

L’allora diciannove dei sobborghi di Belfast era già noto alle cronache di nicchia per il progetto ambient RL/VL e il suo “Chagrin” (2008) su Hidden Shoal Recordings ma, deciso ad imprimere un segno di discontinuità nella sua brevissima carriera, se non di svolta, si lanciava in un’esperienza diversa, pur restando aggrappato a quelli che sono stati da sempre i suoi presupposti: un sopraffino utilizzo delle macchine in studio e un romanticismo visionario nell’approccio alla canzone. La dimostrazione di cotanto talento s’inscrive, poi, nella sua personale retromania tra quanto emerso nei mitici anni Ottanta e, soprattutto, durante la prima stagione della Detroit techno.

Sul lato A, la title-track è un colpo in un istante. Non può non far breccia nell’altrui apparato uditivo per la sua cosmica sensualità. Viaggiare nello spazio può rivelarsi un’esperienza appagante. La traccia seguente, Cosmo30 Travel Duration, invece, ha un inizio più rallentato, che la rende più introspettiva, pur senza rinunciare ad un’infallibile linea melodica che rimanda all’electro dello James Stinson drexciyano di “Neptune’s Lair” (1999) o, meglio ancora, solista di “Lifestyles Of The Laptop Café” (2001) a nome The Other People Place. Senza nulla togliere alle eclettiche pulsioni funky dell’Herbie Hancock più inspirato in odor di “Future Shock” (1983).

Il lato B annovera il ‘I’m Only Breathing Remix’ di Kyle Hall per J2TCOTUS che ne recupera gli stilemi più appariscenti e lo rimodella attraverso l’introduzione di elementi più percussivi che, non scontrandosi affatto con la partitura melodica, imprimono un ritmo leggermente diverso alla placida andatura originaria. Segue un nuovo trionfo di deepness con BBD Alignment: è la slow-motion del nuovo millennio che avanza tra battiti sincopati e morbide note, ovviamente accompagnate da un sapiente uso della Roland TR-808. Non occorre aggiungere nient’altro. Tripudio di applausi.

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