Soundtracks For Imaginary Movies

Giallo Disco

Giallo Disco è l’etichetta fautrice del successo della c.d. ‘horror disco’, un ibrido a metà strada tra electro e colonne sonore degli anni Settanta e Ottanta, specie quelle di alcuni truculenti film. Nell’intervista, Antoni Maiovvi e Vercetti Technicolor raccontano in pillole la storia della label, anticipano future uscite e rivelano alcuni retroscena riguardo “La Porta Ermetica” (2013), l’ultimo album di Alessandro Parisi.

Com’è nata Giallo Disco?

AM: Nessuno aveva ancora messo in piedi un’etichetta di pura ‘horror disco’, altri ci avevano pensato, e sarebbe spiacevole non ricordare che la Fright Records in orbita Kompakt sia stata un’ispirazione, ma quest’ultima ha presto abbandonato la scena. C’erano molti artisti da coinvolgere e pochissime uscite. L’idea era, dunque, di avviare una label interamente dedicate a queste sonorità.

VT: Era, inoltre, strategico avere una piattaforma per le nostre uscite, perché entrambi abbiamo avuto problemi con varie etichette in passato. Giallo Disco è qualcosa a cui possiamo ricorrere come e quando vogliamo.

Perché avete scelto questo nome ‘cinematografico’?

AM: Cercavo un nome che sarebbe potuto diventare anche una sorta di punto di riferimento per i fan, un po’ come quando si citano le uscite della Digital Hardcore Recordings (DHR) o della Warp Records. I film gialli, in particolare quelli di registi quali Dario Argento e di Lucio Fulci, sono stati una fonte d’ispirazione.

VT: Non a caso, Giallo Disco l’abbiamo sempre soprannominata ‘Fulci Disco’, un nomignolo che, pensandoci, non sarebbe stato una cattiva idea.

Quali sono le idee alla base delle vostre scelte editoriali?

AM: Seleziono tracce da mixare o che abbiano una certa atmosfera. Non sono interessato soltanto ad artisti in odor di anni Ottanta, appassionati come noi, o a quelli dotati di maggiore talento. La release di Alessandro Parisi ne è una prova. Quando ascoltammo le sue tracce, decidemmo che dovevamo averle subito. Oltre ciò, abbiamo nel cassetto anche lavori di produttori che sono stati loro stessi a contattarci.

VT: Sono attento alle uscite dj-friendly, mi piacciono i brani adatti al dancefloor, ma sono sempre alla ricerca di quel ragazzo, o di quel gruppo eccezionale, capace di stupirci anche con sonorità downtempo, poi dipende dai singoli casi. La release di Alessandro Parisi è, senza dubbio, un buon esempio e, in scia, abbiamo altri dischi niente male.

I primi tre EP sono stati accolti positivamente dalla critica e, oltretutto, sono prossimi al sold out. C’era da aspettarselo? E, soprattutto, a cosa ambite ora?

AM: No, non ce l’aspettavamo. Eravamo a conoscenza di un pubblico interessato a queste sonorità, ma non sapevamo, effettivamente, dove fosse. La ‘comunità horror’ ci ha accolti a braccia aperte, così come ha fatto con altri. La mia ambizione è spingere il più possibile l’etichetta verso la musica per film e fare in modo che i nostri artisti compongano un giorno vere e proprie colonne sonore.

VT: Qualcuno ha detto che la musica che pubblichiamo è, praticamente, quella per pellicole immaginarie e ciò è già abbastanza come riconoscimento. Sono orgoglioso delle tre release del nostro catalogo. Abbiamo maturato una certa esperienza in termini di film, quindi, credo che l’intento iniziale sia diventato una realtà.

“La Porta Ermetica” è, invece, il primo album rilasciato da Giallo Disco.

AM: Alessandro Parisi era già in contatto con Vercetti Technicolor e ci inviò subito le tracce. In particolare, Azot Et Ignis mi lasciò senza fiato. La versione remix del mio socio è stata epica, ma non c’era spazio più sul vinile, così abbiamo scelto di pubblicarla in cd. Ho scelto, poi, Brassica per il remix di Hesperius Draco, perché ero convinto che fosse anche lui alle prese con un certo sound partendo, però, da un differente estremo.

VT: Ho remixato quel brano ancor prima che l’italiano pubblicasse il suo album, “Draconia” (2013), ho ascoltato parecchio “La Porta Ermetica” e l’ho amato parecchio, puntando su Azot Et Ignis all’istante. Alcuni mesi più tardi mi rivelò che aveva avuto problemi con l’etichetta che era in procinto di pubblicarlo e, contemporaneamente, avevamo aperto i battenti di Giallo Disco, quindi, il resto è storia. Alessandro Parisi è un artista di grande talento, oltre che un buon amico. Scommetto che, prossimamente, saranno stampati altri suoi sorprendenti lavori.

Il disco di Alessandro Parisi è, inoltre, la prima new entry all’interno di una discografia centrata sulle vostre produzioni.

AM: Quando abbiamo iniziato, abbiamo stilato una lista di artisti da contattare. Alcuni li abbiamo coinvolti in Giallo Disco. Altri ci sfuggono ancora. Poco alla volta, siamo stati costretti a ridimensionare un po’ la lista, perché avevamo più desideri che tempo disponibile per rilasciare nuovi materiali. Speriamo di rimediare durante l’anno in corso.

VT: A essere onesto, quella lista era veramente lunga, speriamo che i nostri desideri vengano esauditi, perché ci sono tanti produttori validi in giro.

Ad esempio?

AM: Steve Moore, ma è molto impegnato.

VT: Sì, lui sarebbe un asso nella manica, mentre un altro nostro pallino da sempre è Claudio Simonetti, il tastierista degli storici Goblin.

Quali sono i progetti per il futuro?

AM: Il prossimo 12” sarà firmato da Unit Black Flight, dopodiché pubblicheremo la colonna sonora di un horror turco chiamato “Baskin” (2013), con remix davvero speciali.

VT: Prima questi due, poi seguiranno alcune uscite per cui siamo particolarmente eccitati e che, al momento, non possiamo rivelare.

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