Silvano D’Auria – Sortilegio

Silvano D'Auria – 'Sortilegio (Colonna Sonora Originale Del Film)' (2016)

Una favola nera. Metaforica e metafisica. “Sortilegio” (1970), diretto da Nardo Bonomi, è uno dei film più enigmatici del cinema italiano. Ultimato, montato, doppiato e mai arrivato al visto censura, perciò inedito. O, forse, perduto per sempre. Una volta ritrovato il piano di lavorazione della pellicola, e visionate alcune sequenze on-line, il critico cinematografico Davide Pulici, cofondatore della rivista “Nocturno” con Manlio Gomarasca, è stato in grado di ricostruirne anche la sceneggiatura, scritta da Brunello Rondi, dopo aver letto l’unico copione esistente, custodito dall’aiuto regista Corrado Farina, poi dietro la cinepresa per il cult erotico “Baba Yaga” (1973).

Stranissimo film. Era un horror – ricorda lo stesso Corrado Farina – una donna in crisi col marito che fuggiva di casa ed incominciava ad avere allucinazioni, ritrovandosi in mondi onirici un po’ stravolti. Alla fine, si ritrovava in un castello dove c’era una setta satanica che faceva strane cerimonie, oggigiorno son cose viste e straviste, ma allora era una trovata interessante.

Non a caso, il macabro “Rosemary’s Baby” (1968), diretto da Roman Polanski, era stato un grande successo, con al centro della vicenda un neonato dai tratti demoniaci. Da una parte, l’ispirazione occulta, desunta dai testi dell’esoterista Aleister Crowley. Dall’altra, i personaggi grotteschi, se non felliniani. La coppia protagonista di “Sortilegio” è composta dal sadico Alessio (il regista Marco Ferreri) e dalla biondissima Amelia (Erna Schürer, pseudonimo di Emma Constantino), che suscita gli appetiti sessuali di due esponenti della setta satanica, del centauro Dionigi (Fred Robsahm) e di Melodie (Geraldine Hooper), salvo togliersi la vita al culmine delle sue ripetute allucinazioni.

Un’altra particolarità della pellicola di Nardo Bonomi è il suo score a metà strada tra jazz, funk e prog rock, affidato a un vero e proprio outsider dell’epoca, Silvano D’Auria. Quattro decadi dopo la sua composizione, la Four Flies Records ha restituito un po’ di lustro all’opera del musicista marchigiano, analogamente, mai rilasciata in un qualsiasi formato, a eccezione del brano Sortilegio – M1, già presente nell’interessante compilation “Esterno Notte” (2015). Le note di copertina di “Sortilegio (Colonna Sonora Originale Del Film)” (2016), affidate alla penna dello stesso compositore, consentono, inoltre, di fare luce sia sul suo sodalizio con il regista che sulla singolare partitura.

Nel corso degli anni, Silvano D’Auria è stato anche arrangiatore, produttore e direttore artistico, collaborando con le grandi case discografiche e numerosi cantautori, senza disdegnare di apporre la firma sulle sigle di alcuni cartoni animati. Prima di trasferirsi a Roma, come consulente musicale per l’etichetta RCA, e vivere l’età d’oro della musica italiana, il pianista era solito esibirsi con il suo complesso, I D’Auria. Una volta al capolinea, e desideroso di nuove esperienze artistiche, fu presentato a Nardo Bonomi da Claudio Speranza, un amico cameraman, altrettanto nativo di Ascoli Piceno. Il regista era alla ricerca di un giovane compositore per le musiche del suo primo film.

“La Mano Lunga Del Padrino” (1971), un modesto mafia movie con Adolfo Celi e il compianto Peter Lee Lawrence, segna il debutto di Silvano D’Auria nel cinema dei ‘mondi neri’, ma il budget a disposizione è modesto e non è possibile compiere un’adeguata ricerca sonora. Nonostante ciò, Nardo Bonomi è soddisfatto del risultato finale e, alcuni anni dopo, decide di coinvolgere il musicista anche in un altro progetto, al momento, accantonato per motivi economici, “Sortilegio”. A differenza della precedente collaborazione, anziché leggere prima la sceneggiatura, Silvano D’Auria è invitato a sedersi in moviola, per osservare la bizzarra pellicola girata tra 1969 e 1970.

Ho un ricordo sfuggente del girato che mi mostrò, conservo più che altro delle impressioni: la sensazione di un’atmosfera onirica che pervade il film e lo shock causato da una scena in un bosco, dove Marco Ferreri prima spia sua moglie e poi l’aggredisce con violenza. Il giorno stesso appuntai il timing delle scene e comincia a lavorare su un paio di temi, con differenti arrangiamenti.

Una volta conclusa la fase di scrittura, con la complicità del produttore Mario Cantini e di Guido Cenciarelli, due precedenti conoscenze del pianista, si aprirono le porte anche degli studi RCA. La colonna sonora di “Sortilegio” fu registrata nello Studio E dello storico complesso di via Sant’Alessandro a Roma. Il più piccolo ed economico. Circostanze che non penalizzarono affatto la registrazione, in linea con una certa voglia di sperimentare. Risparmiare era una condizione indispensabile. Fu lo stesso Silvano D’Auria ad adoperare l’organo Hammond e il pianoforte Fender Rhodes, mentre Renato Coppola, già cantante nel suo vecchio complesso, impugnò il basso.

Il coro fu affidato, invece, alle Baba Yaga, un trio al femminile, già sotto contratto con la RCA e, durante gli anni Settanta, destinato a figurare nei crediti di molti album di cantautori tricolori, senza dimenticare i trascorsi con gli Oliver Onions e una seconda parte di carriera in odor di disco music, oltre al singolo Che Gatta!, sigla della quarta edizione di Discoring, la trasmissione musicale ideata e condotta da Gianni Boncompagni. Fu, inoltre, registrata una sezione di archi, poi doppiata nel mix così come l’attività di un quartetto, per conferire profondità orchestrale allo score di “Sortilegio”, impreziosito anche dalla presenza di Silvano Chimenti alla chitarra elettrica.

Una volta consegnata la colonna sonora, non ho più avuto notizie della pellicola. Non credo “Sortilegio” sia stato completato e ignoro se la mia musica sia stata sincronizzata alle immagini. Quando chiedevo informazioni a Nardo Bonomi o al produttore esecutivo Mimmo Scavia, mi veniva sempre risposto che c’erano dei problemi con i diritti, una situazione ingarbugliata.

Per fortuna, i nastri con le incisioni del 1974 sono sopravvissuti e sono stati accuratamente rimasterizzati, per mezz’ora di musica. La tracklist si compone di quattordici tracce dal medesime titolo, di cui alcune brevissime, collocate in ordine sparso sulle due facciate del disco. Il lato A prende il via lentamente con Sortilegio – Titoli, perfetta sintesi del misterioso sound concepito da Silvano D’Auria. Il basso e, soprattutto, la chitarra elettrica accompagnano gli ariosi frammenti corali, seguiti dal flauto. Oltre l’interludio per chitarra elettrica, Sortilegio – M2, seguono la malinconica Sortilegio – M12 e la ritmata Sortilegio – M16, che riprende il tema principale.

Vibrante l’interludio, Sortilegio – M19, mentre Sortilegio – M17 #1 e Sortilegio – M17 #2 si accodano alla precedente Sortilegio – M12, valorizzando tastiere e conclusioni a effetto. La stessa Sortilegio – M18 fa perno su Sortilegio – Titoli, le cui parti sono assemblate seguendo un differente schema, con in evidenza la chitarra elettrica. Analogo discorso per Sortilegio M1, in apertura di lato B, e Sortilegio – M23. Sortilegio – M11 un’altra evasione rock nel quadro di un commento di matrice gobliniana, anche se non esiste connessione tra il gruppo e Silvano D’Auria. Frizzante la parte centrale di Sortilegio – M5. Infine, spazio all’organo Hammond in Sortilegio – M13.

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