Shorelights – Bioluminescence

Shorelights – 'Bioluminescence' (2019)

Shorelights è il monicker adottato dal musicista Rod Modell, meglio noto come DeepChord, dallo scrittore e dj Walter Wasacz e dall’artista audiovisivo Christopher McNamara. Un progetto ispirato dall’attività psicotropa e interstellare che anima l’area dei Grandi Laghi dell’America settentrionale, quel ‘mare interno’ compreso tra Stati Uniti e Canada. Il più piccolo dei cinque specchi d’acqua dolce di origine glaciale, il Lago Ontario è, forse, al centro del concept “Bioluminescence” (2019): l’origine del suo nome deriva da quello assegnatogli dagli Uroni, che significa ‘acque luminose’. La copertina di Theo Ellsworth prova, però, a spingersi oltre, perché la c.d. bioluminescenza è il fenomeno per il quale differenti organismi viventi emettono luce attraverso alcune particolari reazioni, durante le quali l’energia chimica è convertita in energia luminosa.

Il terzo album del trio, pubblicato dalla Astral Industries prossima al giro di boa delle venti release, è un’immersione da quasi quaranta minuti, equamente suddivisi in due brani senza titolo, all’interno di una location immaginifica, la cui superficie è solcata da dolci venti artificiali che lambiscono l’acqua e la cui profondità è attraversato da fredde correnti elettroniche. Una dimensione spaziotemporale priva di tensioni, i cui echi e riverberi di fonti lontane cullano l’ascoltatore e gli occasionali ronzii lo destano dal torpore. È l’inizio di un viaggio meditativo in un ambiente nascosto, brulicante di creature luccicanti, quando il sole è già tramontato. La simbiosi armonica è pressoché totale: ogni elemento sonoro è ricollocato con accuratezza e precisione all’interno di un continuum dai sottili rimandi new age. Il lago a mezzanotte è tutt’altro che deserto.