Sante Maria Romitelli – A Hatchet For The Honeymoon

Sante Maria Romitelli – 'A Hatchet For The Honeymoon (Original Soundtrack)' (2017)

Paranoico. Una parola incantevole, civile, carica di significati. Infatti, sono completamente folle. E questa cosa, che prima mi infastidiva, ora mi diverte. Nessuno sospetta che io sia pazzo, un pericoloso assassino. Né mia moglie Mildred, né gli impiegati della mia casa di moda. E neanche i miei clienti, è chiaro […]. Ho ucciso cinque giovani donne […]. Il problema è che devo continuare a usare l’ascia, è seccante, ma quando comincio a sentire quei passi, so che devo uccidere e che dovrò continuare a farlo finché non scoprirò tutta la verità.

Un assassino in azione su un treno. Il suo nome è John. Lo stesso che colpì a morte la madre da bambino. Un trauma infantile che lo tormenterà per sempre. Lo stesso che attanaglia il personaggio di Norman Bates in “Psycho” (1960) di Alfred Hitchcock. Con un monologo del suo protagonista, più un flashback abbozzato, Mario Bava scopre subito le carte del singolare “Il Rosso Segno Della Follia” (1970), noto oltreoceano come “A Hatchet For The Honeymoon”. Un film della fase conclusiva della carriera del regista, da alcuni critici considerato ‘minore’, ma dai molteplici spunti, a metà strada tra il thriller classico e una storia di fantasmi, parzialmente girato nei giardini e nelle stanze di una villa del dittatore spagnolo Francisco Franco, ma ambientato a Londra.

La vicenda de “Il Rosso Segno Della Follia” prende il via con l’imbronciata Mildred (Laura Betti) che non intende concedere il divorzio a John (Steve Forsyth). È la morte che dovrà sancire la fine della loro unione. Mildred è una ricca possidente e sembra poco intenzionata a cedere, quindi, rimarca il suo status al marito, ereditiere dell’atelier di moda della madre, risanato dai debiti dalla moglie, stranamente interessata all’occulto. Nel frattempo, una nuova modella è assunta per le prossime foto e sfilate della casa: è l’affascinante Helen (Dagmar Lassander), imbeccata da un’altra ragazza che lavora lì, Rosy, inspiegabilmente sparita nel nulla. All’interno del proprio studio, John ha accesso anche una stanza segreta, dove è solito rifugiarsi se in preda ai propri ricordi orrorifici.

Lì conserva vestiti nuziali e manichini deformi, che bacia come se fossero donne ancora in vita. In un mobile di legno, conserva la sua luccicante accetta. Durante la seduta spiritica, organizzata da Mildred per dialogare con il suo primo defunto marito, la donna rivela ad alta voce il suo mai sopito amore, causando il disappunto di John. Quest’ultimo è interrogato dall’ispettore Russell (Jesús Puente), dubbioso sulle morti di tre giovani donne, tutte modelle presso il suo atelier, avvenute durante le loro prime notti da coniugate. Un’altra, Alice (Femi Benussi), è pronta a licenziarsi, perché prossima al matrimonio con uomo facoltoso. Al termine della giornata, rimasti da soli, John conduce Alice nella stanza segreta, la seduce e le chiede di scegliere un vestito per le sue nozze.

Una donna dovrebbe vivere fino alla notte di nozze. Amare una volta e poi morire.

Un regalo di addio. Una volta indossato, John la invita prima a danzare un valzer tra i manichini e poi la finisce con l’accetta. Un altro vestito bianco macchiato di rosso. Gli incubi del passato lo tormentano. Voci nel cervello. Immagini frammentate. Anche il corpo di Alice finisce nell’inceneritore. Quando Mildred lascia Londra per andare a trovare la sorella, l’impresario di moda incontra Helen, sempre più scaltra, che gli rivela di aver aspettato questa partenza e, soprattutto, di volerne sapere di più della scomparsa di Rosy. John, con ironia macabra, gli spiega che l’ha violentata, uccisa e bruciata. Mentre la televisione trasmette “I Tre Volti Della Paura” (1963), l’uomo nota un’insolita luce proveniente dalla stanza in cima alle scale della propria abitazione.

C’è Mildred sdraiata sul letto, rientrata in anticipo con il primo aereo, pronta ad ammonirlo per il suo solito comportamento da traditore seriale. Dopo aver rievocato gli inizi della loro relazione, John si sbarazza anche di lei. All’improvviso, l’ispettore Russell, con il futuro sposo di Alice, irrompe a casa, chiedendogli spiegazioni della sua scomparsa. Non fa, però, in tempo a rendersi conto della mano di Mildred grondante di sangue tra i pilastri della scalinata. Nei giorni seguenti, John è vittima di allucinazioni: sua moglie gli appare di continuo, interagendo con la cameriera, un’invitata alla sfilata di moda e una ragazza in discoteca. La minaccia della donna era di non abbandonarlo mai. John disperde così le sue ceneri, contenute in una borsa, per far scomparire il fantasma.

John prova a compiere un ultimo omicidio, ma qualcosa va storto, la polizia fa irruzione in casa della potenziale vittima, costringendolo alla fuga e, poco dopo, prova a incastrarlo. A sorpresa, sopraggiunge Helen, fornendogli un alibi. Stavolta, è lei a sedurlo e a condurre la consueta danza tra i manichini. Quando John si scaglia su di lei, un’agente sotto copertura, l’accetta va a vuoto. E, improvvisamente, crolla sotto il peso dei ricordi che lo affliggono, confessandogli di aver assassinato sua madre, perché non accettava l’idea che si risposasse con un altro. L’ispettore Russell è, però, in ascolto e interviene al momento opportuno, arrestando John. Salito sulla camionetta, un poliziotto gli consegna la borsa con la ceneri di Mildred, costringendolo alla follia.

Ogni uomo ha bisogno di una donna che non c’entri con l’amore

Ombre del passato, sanguinosi delitti, omicidi rituali. “Il Rosso Segno Della Follia” è, forse, l’ultimo grande film di Mario Bava, prima di passare ‘il testimone’ a Dario Argento, il cui film d’esordio, “L’Uccello Dalle Piume Di Cristallo” (1970), uscì nelle sale pochi mesi prima. Una pellicola che rientra in modo marginale nella categoria del giallo. È l’elemento soprannaturale, la persecuzione di Mildred nei confronti di John, che lo rende un oggetto atipico nel quadro di un genere già rigidamente codificato. Inoltre, il mistero da risolvere è slegato dagli omicidi, il killer si rivela allo spettatore nei primi minuti e il regista dedica poco spazio al lato sanguinoso della vicenda, prediligendo una descrizione, attraverso le immagini, della psicologia distorta del protagonista.

Il suo punto di vista è centrale, una soggettiva che costituirà un punto di partenza per le sceneggiature di molti film coevi. “Il Rosso Segno Della Follia” è contraddistinto, inoltre, da caratteristiche quali colori accesi, cambi di fuoco repentini, giochi di luce per rimarcare la continuità tra passato e presente, complessi movimenti di macchina e prospettive sghembe. Tradizionali punti di forza della regia di Mario Bava, che favoriscono la visione del film, costringendo lo spettatore a seguire lo sguardo dell’assassino in ambienti dominati dal lusso. In poche parole, oltre un tris di bellezze all’interno di un buon cast, la forma ha prevalso sulla sostanza.

È, probabilmente, la musica a congiungere la prima con la seconda. La colonna sonora fu realizzata da Sante Maria Romitelli, tra i compositori meno prolifici per il cinema dei ‘mondi neri’, di cui si ricordano i contributi per “Top Sensation” (1968), “La Rossa Dalla Pelle Che Scotta” (1972) e “Quelli Che Contano” (1974). Sante Maria Romitelli non è stato solo un direttore d’orchestra: iscritto alla SIAE per quasi sessant’anni, ha firmato come autore alcuni successi di Gianni Morandi, Un Mondo D’Amore, insieme, a Bruno Zambrini, e Il Mondo Cambierà. Dopo gli studi di pianoforte e composizione musicale, si diplomò anche in regia presso il Centro Sperimentale di Cinematografia, cominciando a lavorare con la prima generazione di registi italiani del dopoguerra.

Lo score psichedelico de “Il Rosso Segno Della Follia” è rimasto a lungo nei cassetti della RCA, così come quello de “I Tre Volti Della Paura”, di Roberto Nicolosi, pubblicati in unica soluzione cd (1998) da parte della storica etichetta italiana. Entrambe, in versioni espanse, furono ripubblicate singolarmente dalla Digitmovies (2008). È stata, invece, la Dagored a dare loro il meritato lustro in vinile. I solchi di “A Hatchet For The Honeymoon (Original Soundtrack)” (2017) consegnano ai posteri sonorità tanto melodiche quanto inquietanti, in linea con una pellicola di difficile collocazione e, parimenti, su misura per connotare l’azione di un protagonista affetto da disturbi psichici. Una partitura, dunque, poco convenzionale, fusione di musica classica, echi rock ed esperimenti elettronici.

La colonna sonora di Sante Maria Romitelli si fonda sull’arioso valzer La Casa Di Mode, ripreso con alcune variazioni in L’Accetta E L’Abito Da Sposa, con la celesta, in Il Piccolo Testimone, con il clavicembalo, e in Lineamenti Di Un Assassino, con il flauto, un istante prima del sopraggiungere delle dissonanze. La dualità sonora di “A Hatchet For The Honeymoon” è maggiormente riscontrabile, ad esempio, dalla batteria spazzolata in La Luna Di Miele, ideale per punteggiare un senso d’attesa, e dal pianoforte in Trauma, con Ricordi O Incubi, brano spartiacque, romantico soltanto a tratti. Straniante Seconde Nozze, fanciullesca Scavare Nella Memoria…, abbellita dai campanelli. Brividi, invece, con la sospesa Tessere Di Un Mosaico e la strisciante John Harrington.

Temi atmosferici in cui dominano gli interventi di chitarra elettrica distorta, gli ossessivi arpeggi di clavicembalo e organo, più timpani e legni riverberati. La stessa Ancora Un’Altra Vittima, in apertura di lato B, è in scia, con l’aggiunta del pianoforte. La ritmata Hatchet Shake è, invece, una gradevole eccezione in uno scenario sempre più grigio. È la traccia ascoltabile durante la sequenza in discoteca. Una manciata di minuti evasivi per bilanciare le dissonanze de Il Mosaico È Completo e la triste melodia di carillon ascoltabile in Un’Accetta Per La Luna Di Miele. Lo score è completato da alcune versioni alternative, particolarmente cupe, tra cui l’ellittica Ricordi O Incubi (#2) e la ottundente Il Rosso Segno Della Follia (#4), un’interminabile pulsazione drone.

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