Sandro Brugnolini, Giorgio Carnini – Beat Drammatico Underground Pop Elettronico

Sandro Brugnolini, Giorgio Carnini – 'Beat Drammatico Underground Pop Elettronico' (2017)

L’esterofilia è quella esagerata simpatia o preferenza per tutto ciò che si fa o si pensa all’estero, o che da questo proviene. Una tendenza comune a vari critici, esperti e giornalisti di almeno quattro decadi fa, distratti dai dischi d’oltremanica e abbagliati dai nuovi miti del rock. Addetti ai lavori incapaci, inoltre, di cogliere taluni fenomeni musicali sotterranei, oggi analizzati, la cui storia non è da riscrivere daccapo ma, letteralmente, da costruire quasi da zero. Così come le carriere e le vicende di artisti quasi senza volto, talvolta veri e propri precursori di determinate tendenze.

Ad esempio, quelle di Sandro Brugnolini e Giorgio Carnini, due artisti attratti dalle potenzialità dei sintetizzatori all’alba degli anni Settanta, mentre gli stessi a Düsseldorf erano al vaglio di Florian Schneider e Ralf Hütter, il braccio e la mente dei Kraftwerk, una band destinata ai palcoscenici internazionali. Anche gli italiani si sono cimentati con la musica elettronica ma, a differenza di altri progetti, i loro lavori sono stati a lungo invisibili. Non è stato un basso tasso di creatività a penalizzarli ma, in primis, il disinteresse generale per semplici composizioni per la televisione.

Erano ‘solo’ sonorizzazioni. Le stesse oggi al centro di un mercato ingolosito dalle prime stampe e ingolfato da ristampe di ogni sorta. Alcune meritano di essere scoperte. È il caso di “Beat Drammatico Underground Pop Elettronico” (2017) dei già Narassa e Zanagoria, un lavoro tornato alla luce dopo un buio di oltre quaranta anni, perché pubblicato per la prima volta dalla Fonit Cetra International (1973). Ristampato dalla Schema, con la partecipazione della Sonor Music Editions, l’album offre alcuni dei più curiosi esempi di ibridazione tra il pop e l’elettronica degli albori.

Il futuristico contenuto di “Beat Drammatico Underground Pop Elettronico” è una minima parte delle registrazioni effettuate da Sandro Brugnolini e Giorgio Carnini presso i piccoli studi Axon di Roma, con la supervisione dell’ingegnere del suono Eduardo Ogando, dallo spiccato gusto musicale. Numerose tracce di quelle session finirono, poi, all’interno di differenti release soliste e non, tra cui “Popfolkmusic” (1973), affidate alla solita Fonit Centra International, etichetta tenuta in alta considerazione dai dirigenti e dai tecnici Rai, pronti a servirsi del suo catalogo per i propri scopi televisivi.

La sfida di Sandro Brugnolini e Giorgio Carnini era convincerli della bontà di una o più library intrise di sonorità acustiche e vibrazioni moderne. Realizzarle era, inoltre, un buon modo per ammazzare la noia. Alla base del ‘concept’ di “Beat Drammatico Underground Pop Elettronico” giaceva, in particolar modo, la voglia di sperimentare durante il boom del rock, sostituendo alle chitarre apparecchiature elettroniche come il sintetizzatore semi-modulare ARP 2600, il grande ‘rivale’ del Moog, in grado di emettere suoni insoliti per l’epoca, considerati un po’ sopra le righe.

“In un primo momento, i sintetizzatori non disponevano di un set-up polifonico, perciò lavoravano duramente per collegare i vari moduli, generatori e filtri”, ricorda Giorgio Carnini tra le note di copertina. “A volte era necessario tagliare frammenti di nastro e incollarli per ottenere sequenze di pochi secondi, ma che gioia! Oggigiorno è tutto più facile: strumenti polifonici, computer e ogni altro tipo di automazione. Migliaia di suoni sono disponibili in digitale, basta solo sceglierli. Si tratta, però, di stock default di suoni, quindi è difficile rinvenire una qualche forma di creatività”.

Una caratteristica propria, invece, dei dieci brani presenti all’interno di “Beat Drammatico Underground Pop Elettronico”, una specie di raccolta di temi per situazioni ai limiti del poliziesco, realizzati, in maniera sorprendente, con buon anticipo sulla sua stessa deriva tra poliziotti senza paura, commissari di ferro e città violente. Così come in “Popfolkmusic”, i due lati dell’album sono separatamente firmati dai due artisti. Il lato A riporta il graffio elettronico del sassofonista Sandro Brugnolini, che delizia l’ascoltatore con un’apertura abbastanza greve, intitolata Grinta.

Una traccia ossessiva che presenta una qualche ‘comunanza’ in termini di note con Riders On The Storm, tra le hit senza tempo griffate The Doors. La vera spy story raccontata in musica dai due musicisti prende il via con la cupa L’Ora Di Agire. Alla chitarra wah wah si sommano effetti distorti. Con Azione C.I.A. sono questi ultimi a scandire pesantemente l’andatura del brano. Sulla medesima falsariga si pone La C.I.A. Insegue, tanto violenta quanto veloce. Le precedenti bordate elettroniche si tramutano, invece, in tonalità drammatiche in C.I.A. Massacre, velata di mistero.

Il lato B riparte dal rock incalzante di Scalo Clandestino, ideale per i titoli di testa di una pellicola o una qualche scena di inseguimento. Omicidio Bianco ne costituisce il potenziale seguito. Clima claustrofobico, sirene spiegate e rumori di sottofondo. Alambicco Cibernetico è, invece, una traccia da laboratorio chimico. Oltre i suoni di provette, le stranezze di Electronic Carillon, con effetti acuti. La convincente Strutture Generative il messaggio nella bottiglia per i successivi compositori di colonne sonore. Le sue voci dall’aldilà diventeranno presto un landmark di molteplici partiture.

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