Ruscigan – Disagio Sociale

Ruscigan – 'Disagio Sociale' (2016)

Uno pseudonimo per due. Ruscigan è Guido Baggiani. Ruscigan è Piero Umiliani. Trombettista napoletano ed allievo di Karlheinz Stockhausen il primo, compositore fiorentino il secondo, tra i grandissimi della storia della musica italiana del secolo scorso. Chi è l’autore della prima ristampa del catalogo di sonorizzazioni Spettro, neonata propaggine della Tannen Records, intitolata “Disagio Sociale” (2016)? Una library spesso accreditata al solo Piero Umiliani ma, fino a prova contraria, assente dal suo dettagliato catalogo on-line, curato dai suoi eredi e da Francesco Argento.

L’associazione di idee è motivata, però, dalla presenza di un lavoro quale “Viaggio Nel Domani” (1972) all’interno della vasta discografia dell’autore della hit Mah-Nà Mah-Nà, evidentemente condiviso dai due artisti e firmato proprio con il suddetto nickname Ruscigan. Da un punto di vista cronologico, “Disagio Sociale” (1971), pubblicato dalla Flirt Records in orbita Flipper Music, costituirebbe il primo passo di questa presunta collaborazione a quattro mani. Se quelle di Piero Umiliani non necessitano di particolari presentazioni è, però, opportuno ricordare la caratura di Guido Baggiani.

Membro dell’associazione Nuova Consonanza, titolare di cattedre di composizione presso i conservatori di Pesaro, Perugia, Roma e L’Aquila, fondatore della rassegna Musica Verticale, autore di opere sia da camera che elettroacustiche ed esploratore di tecniche strumentali. Un artista poliedrico o, meglio, un artista, forse, poco noto al grande pubblico, ma capace di convogliare note e sentimenti contrastanti in “Disagio Sociale”. Un titolo profetico, o un piccolo riassunto dell’atmosfera percepibile all’alba degli anni Settanta, colma di tensioni destinate a tradursi presto anche in piombo.

L’album prende il via con una title-track che, per semplice assonanza, rimanda al noto tema di “Indagine Su Un Cittadino Al Di Sopra Di Ogni Sospetto”. Il senso di attesa generato si tramuta presto in brividi, complice il flauto nel nulla di Campagne Abbandonate. Nostalgica Classe Operaia, con la chitarra acustica e il pianoforte a rimarcare la condizione dei lavoratori vessati. Se il flauto carica di tristezza la successiva Classe Operaia (Version Flute), l’altra ripresa Classe Operaia (Version Spinette/Flute) è addolcita dai suoni emessi dalle corde pizzicate delle spinette.

Il lato A è completato da Disoccupazione e Disoccupazione (Version Spinetta). Delicata la prima, stridula la seconda. Il lato B riparte, invece, dalla cavalcata Movimento Sindacale. Una sorta di parentesi western per basso e chitarra prima del disagio vero, cioè la successione di Casa di Riposo, Riformatorio e Mano D’Opera. Un trittico di brani misteriosi e oscuri, anticamera dell’altrettanto depressa Coscienza Di Classe. Più melodica e struggente la sua controparte Coscienza Di Classe (Version Piano). La nenia Scuola Rurale la conclusione di un ‘incubo’ ancora di stretta attualità.

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