Roberto Nicolosi – Black Sabbath

Roberto Nicolosi – 'Black Sabbath (Original Soundtrack)' (2017)

Tre racconti di illustri autori ridotti per il grande schermo e trasformati in horror. “Il Telefono” di F. G. Snyder, accreditato erroneamente a Guy de Maupassant, “I Wurdulak” di Lev Tolstòj e “La Goccia D’Acqua” di Anton Čechov, la materia prima su cui si fonda la sceneggiatura de “I Tre Volti Della Paura” (1963), noto oltreoceano come “Black Sabbath”, un classicissimo del cinema di Mario Bava. Rivalutare la filmografia e, soprattutto, il genio del regista è stata un’operazione compiuta, purtroppo, troppo spesso a posteriori. I movimenti di macchina ingegnosi, l’illuminazione barocca, i colori intensi, le atmosfere sinistre, più un lungo apprendistato nell’ambito della fotografia e degli effetti speciali hanno reso Mario Bava un maestro dell’horror tricolore di cinque decadi fa.

“I Tre Volti Della Paura” è un film a episodi. Nel primo, Rosy (Michèle Mercier) riceve alcune minacce telefoniche da un ex amante evaso dal carcere e, per trascorrere la notte, chiederà aiuto all’amica Mary (Lydia Alfonsi), che pagherà le conseguenze del suo prolungato scherzo. Durante il secondo, l’aristocratico Vladimir (Mark Damon) s’imbatte in un cadavere decapitato con un pugnale conficcato nella schiena. L’uomo prosegue il viaggio facendosi carico del corpo e ripara a casa di una famiglia. Uno dei membri, Giorgio (Glauco Onorato), spiega che suo padre Gorka (Boris Karloff) è scomparso da cinque giorni, perché a caccia di un vampiro turco che terrorizza la zona, con l’obbligo di trafiggergli il cuore se fosse tornato dopo la mezzanotte del quinto giorno.

Gorka fa ritorno con la testa del wurdulac, ma ha un comportamento strano. Nel frattempo, Vladimir decide di fermarsi per tentare un approccio con la sorella di Giorgio, Sdenka (Susy Andersen). Il padre, ferito dal vampiro, lo è diventato a sua volta. La situazione precipita in pochi istanti. Il terzo episodio, invece, ha come protagonista un’altra donna, Helen (Jacqueline Pierreux), addetta alle onoranze funebri, chiamata d’urgenza per vestire il corpo della medium Miss Perkins (Herriet Medin), deceduta durante una seduta spiritica, a cui sottrae un anello. Una volta tornata a casa, si verificano vari fenomeni paranormali, dalle gocce d’acqua che cadono ovunque agli insetti. Infine, l’anziana risorgerà dall’oltretomba per reclamare ciò che le appartiene.

Un thriller in un contesto moderno, un gotico in costume, una storia di fantasmi. I racconti del terrore a cui ispirarsi possono anche non essere quelli di Edgar Allan Poe. Un’intuizione che Mario Bava ebbe già in occasione del suo esordio con “La Maschera Del Demonio” (1960), tratto da il racconto “Vij” di Nikolaj Gogol’. Nonostante si differenzino per ambientazione, genere e lunghezza, i tre episodi sono uniti sia dalla paura che dalla tenebrosa colonna sonora di Roberto Nicolosi. Un compositore di formazione classica, frequentatore del cinema dei ‘mondi neri’ sin dal principio, è il caso dello score per “Caltiki Il Mostro Immortale” (1959), diretto da Riccardo Freda.

Nato a Genova come Mario Bava, Roberto Nicolosi è stato, innanzitutto, un dentista che alla professione medica ha affiancato una carriera musicale, forte di un diploma in pianoforte e degli studi in contrabbasso e vibrafono. Ha fatto parte del comitato di redazione della rivista “Musica Jazz” e, nel secondo dopoguerra, è stato particolarmente attivo a Milano, partecipando a numerosi eventi con i musicisti locali, prima di trasferirsi a Roma, dove ha potuto finalmente impiegare i linguaggi jazz al servizio della settima arte. Lo score di “Black Sabbath”, titolo che ha folgorato l’omonima band guidata da Ozzy Osbourne, è stato a lungo tra gli inediti della sua vasta discografia.

La prima stampa della colonna sonora fu rilasciata in cd dalla RCA (1998): una confezione split con quella di Sante Maria Romitelli per “A Hatchet For The Honeymoon”, altro film di Mario Bava, conosciuto in Italia come “Il Rosso Segno Della Follia” (1970). La seconda edizione a cura della Digitmovies (2009) è stata, invece, una di quelle da collezione, con oltre cinquanta tracce che seguono fotogramma dopo fotogramma lo svolgimento dei tre episodi. Ancora un cd, con i master mono completi della sessione originale, che ha permesso di fare luce sulla bravura del compositore, abile nell’interpretare questa piccola trilogia del terrore non solo in sinfonia.

Per “Il Telefono”, Roberto Nicolosi si adoperò in temi blues e jazz che riflettevano al meglio l’atmosfera urbana anni Sessanta. Per “I Wurdalak”, la scelta cadde sulla musica sinfonica di tipo classico. Drammatica, misteriosa e talvolta romantica. Per “La Goccia D’Acqua”, scommise sull’uso sperimentale di arpa, basso, celesta, chitarra, gong, organo e percussioni per una manciata di note della paura che, poco alla volta, spaventeranno una nuova generazione di spettatori, appassionatasi ai giallo-thriller all’italiana di matrice argentiana. Lo score “Black Sabbath (Original Soundtrack)” (2017) è stato, infine, ristampato in vinile dalla Dagored, colmando un preoccupante vuoto.

Il lato A prende il via con l’omonimo tema Black Sabbath, un’introduzione oggi da film d’epoca, con le percussioni sullo sfondo e un incedere impetuoso di timpani su cui s’inseriscano poco alla volta gli ottoni. L’atmosfera è tesa come la corda di un violino, ma non mancheranno alti e bassi nel corso dello score, che segue il regolare andamento della pellicola. Il Telefono rimanda, infatti, a un cupo jazz notturno, con il contrabbasso e il sassofono al centro della composizione. Sinuosa Rose E Mary, scandita dalle note del vibrafono. Più misteriosa Frank. Il forte senso d’attesa del primo episodio è marcato dal suo contrabbasso. L’improvviso picco della sezione fiati fa calare il sipario.

Con Wurdalak, una ripresa in piccolo dei titoli di testa, Roberto Nicolosi alza la posta in gioco. Le tracce del secondo episodio sono quelle in cui gli archi ricoprono un ruolo centrale. Una volta ariosi, come nel caso del romantico tema d’amore Vladimiro E Sdenka. Un’altra minacciosi, perché con Inizia La Strage si registra un netto innalzamento del livello di tensione. Minuto dopo minuto, le note di organo e il ritmo di timpani s’impongono all’attenzione dell’ascoltatore. Le dissonanze degli ottoni lasciano, poi, il passo al vibrafono de Il Vecchio Gorka e ancora all’organo della sinistra Nessuno Si Salverà. La piccola boccata d’aria di Vampiro! non scaccia via inquietudini e malessere.

Lente e inesorabili anche La Maledizione e Il Volto Della Paura. Timido il crescendo di Wurdalak (#2). I brani che caratterizzano, invece, il terzo episodio sono in testa al lato B. La Goccia D’Acqua (Sangue Viennese) una bizzarra evasione. L’organo esegue, infatti, un popolare valzer. Stridule L’Infermiera E L’Anello e Il Cadavere Di Miss Perkins. Una successione di funeree note di archi e ottoni, con le percussioni in secondo piano, ideale per delineare la figura della pericolosa medium. Oltre I Tre Volti Della Paura (Titoli), ripresa di Black Sabbath, cinque versioni alternative completano la colonna sonora, suggellata dal rapido divertissement I Tre Volti Della Paura (Finale).

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