Roberto Donati – Mangiati Vivi!

Roberto Donati – 'Mangiati Vivi! (Colonna Sonora Originale)' (2014)

Dal paradiso all’inferno. “Mangiati Vivi!” (1980), diretto da Umberto Lenzi, è il capitolo centrale della sua trilogia cannibalica, composta dall’apripista del genere, “Il Paese Del Sesso Selvaggio” (1972), e da “Cannibal Ferox” (1981), risposta al più noto “Cannibal Holocaust” (1980), capolavoro di Ruggero Deodato. Il film, con inserti da “Ultimo Mondo Cannibale” (1977) dello stesso regista italiano e da “La Montagna Del Dio Cannibale” (1978) di Sergio Martino, è liberamente ispirato al massacro della Guyana, ossia il suicidio collettivo celebrato dal reverendo Jim Jones il 18 novembre del 1978, nel quale persero la vita oltre novecento persone. Avvelenatesi con del cianuro di potassio.

Una decisione discussa dalla comunità di Jonestown, o Peoples Temple Agricultural Project, poco prima del drammatico evento. Fu persino registrato un nastro, in cui Jim Jones e altri membri del gruppo definiscono il gesto un “suicidio rivoluzionario per la gloria del socialismo”. La dottrina fanaticamente in voga a Jonestown, così come il sistema economico prescelto, prendevano spunto dal naturismo applicato nella Cambogia di Pol Pot, di cui il reverendo era un fervido ammiratore. In realtà, la comunità, intrisa di idee millenaristiche, era tanto votata alla promiscuità quanto blindata.

Coloro che abbandonavano la comune, da oltre un migliaio di adepti, venivano bollati come ‘disertori’ ed esisteva anche una polizia informale per impedire diserzioni. Chi è riuscito a fuggire, o a sopravvivere, ha descritto la città come un misto tra autentica prigione e progetto utopistico nella giungla. La stessa, profonda e a tratti impenetrabile, mantiene in isolamento la Setta della Purificazione nella sceneggiatura di Umberto Lenzi. In Nuova Guinea, agli ordini del santone Melvyn Jonas (Ivan Rassimov), una comunità religiosa ha scelto d’insediarsi in un remoto villaggio per tornare alle origini, rinnegando la civiltà occidentale. “Mangiati Vivi!” inizia, però, con un prologo.

Tre persone, tra le cascate del Niagara e in pieno centro a New York, sono uccise con alcuni dardi intinti nel veleno di cobra, scagliati dalla cerbottana di un misterioso aborigeno, che trova la morte in un incidente stradale, travolto accidentalmente da un camion. L’uomo, senza documenti, porta con sé un filmino girato in 8mm appartenente a una certa Diana Morris (Paola Senatore), documentarista scomparsa da tempo. Le autorità convocano, quindi, la sorella della donna, Sheila Morris (Janet Agren), nella speranza di ricavare qualche indizio sull’intricato episodio.

Una volta visionato il filmato, con immagini di un viaggio in Asia tra templi buddisti e riti pagani, Sheila Morris parte per ritrovare la sorella, probabile adepta della Setta della Purificazione, dedita a pratiche sadiche. Giunta sul luogo, la donna ingaggia un disertore del Vietnam, Mark Butler (Robert Kerman), per addentrarsi nella giungla. Scampati a svariati pericoli, i due scoprono che nei pressi del villaggio della comunità vive anche una famelica tribù di cannibali locali, nemici della Setta della Purificazione, ma di cui talvolta si serve il santone Melvyn Jonas per liberarsi dei traditori. La donna e il disertore riescono a farsi accettare da quest’ultimo, pagandone le conseguenze.

Pur d’incontrare Diana Morris, la sorella viene, prima, drogata e, poi, seviziata sessualmente dal reverendo. Tra alterne vicende, i tre, con la collaborazione di un’indigena, Mownara (Me Me Lay), riescono ad allontanarsi dal villaggio, finendo preda di un agguato dei cannibali appostati nella giungla. La donna viene squartata e mangiata. Nel frattempo, in mancanza di notizie da parte della documentarista, giungono soccorsi in elicottero da New York: la donna e Mark Butler sono tratti in salvo. Di fronte alla fuga dei traditori, pronti a rivelare al mondo le nefandezze della comunità, alla Setta della Purificazione non resta che scegliere la via del suicidio di massa.

Nonostante evirazioni, squartamento e uccisioni reali di alcuni animali, “Mangiati Vivi!” appare meno gore di altri ‘cannibalici’: una pellicola per forti di stomaco, ma gioia per gli occhi del pubblico maschile. Abbondano, infatti, scene di nudo e di sesso, spesso legate ad altre di rara crudeltà e inaudita violenza. In concomitanza con l’allargamento a tematiche poliziesche ed erotiche, la colonna sonora di Roberto Donati non si riduce a un mero commento, perché alterna funk, rock e sperimentazioni elettroniche. A lungo introvabili, i brani di “Mangiati Vivi! (Colonna Sonora Originale)” sono stati ristampati (2014) in vinile per conto della straordinaria Stella Edizioni Musicali.

L’etichetta, gestita da Janis Nowacki, è specializzata nel ristampare polverose colonne sonore di alcuni maestri della Penisola: “Paura Nella Città Dei Morti Viventi” (2014) di Fabio Frizzi; “Il Fiume Del Grande Caimano” (2014) e “Concorde Affaire ’79” (2014) di Stelvio Cipriani; e “Il Giustiziere Della Strada” di Detto Mariano.

Mi sono congratulato con Janis Nowacki. Trovo che sia stato fatto davvero un buon lavoro. Sono tutt’ora in contatto con lui. Probabilmente, trentacinque anni fa, c’era l’idea di uno scarso interesse per questo genere di sonorità che, invece, a quanto pare, è ritornato a galla, soprattutto negli ultimi tempi.

Stella Edizioni Musicali sembra non badare a spese. La sub-label della Private Records, altrettanto interessata a riportare alla luce tesori musicali di decadi fa, ha lanciato sul mercato vinili colorati e numerati, accompagnati da copertine di spessore grafico e, soprattutto, arricchiti da tracce bonus, precedentemente non rilasciate.

Uno dei due produttori del film, Mino Loy, propose me e la mia partner artistica, Fiamma Maglione, a Umberto Lenzi che, dopo l’ascolto del tema principale in sala di registrazione, rimase molto soddisfatto. Le musiche sono state realizzate dopo aver letto il copione, a riprese concluse. I tempi furono rilevati in moviola.

“Mangiati Vivi!” è stato, dunque, l’esordio del breve seppur intenso sodalizio tra il regista di Massa Marittima e Roberto Donati, una collaborazione protrattasi anche in “Cannibal Ferox”. Il cantante e chitarrista, membro di varie band negli anni Sessanta, non era, però, alla sua prima esperienza come compositore per il grande schermo.

La mia prima esperienza fu musicare il film “Una Donna Chiamata Apache” (1976), con la canzone dei titoli registrata nello studio di Alessandro Alessandroni e cantata da mia moglie. A parte il contributo di un armonicista, la colonna sonora l’ho registrata da solo: un qualcosa di emozionante e impegnativo.
Dopodiché, la soundtrack di “Oriazi & Curiazi 3-2 (1977), molto ‘casereccia’, con pochi e scarni strumenti, unica pellicola dove io e Fiamma Maglione risultiamo con i nostri nomi originali. Per “Emanuelle E Lolita” (1977) ha collaborato, invece, il bassista Piero Montanari, il quale ha curato le partiture dei vari arrangiamenti.

Spesso noto con lo pseudonimo Budy Donati, e in coppia con l’immancabile Fiamma Maglione, il compositore ha fatto propri i trascorsi country, pop e rock, re-interpretando gli stilemi nelle sue opere dopo averli introiettati. Palese esempio Eaten Alive!, brano ai confini dei bagliori della disco, ottimo per le immagini d’apertura, preludio soft al gore.

Anche in Stand By le influenze si pongono e sovrappongono in maniera gioiosa, privilegiando un feeling più rock, a colpi di riff. Con Into The Bush si piomba musicalmente nella giungla, tra sintetizzatori, tamburi e atmosfere oscure. Le stesse, in chiave più stridula, di Bloody Rusty Saw, dall’incedere marziale.

Per ciò che riguarda i suoni elettronici, molto è merito di Carlo Cordio, specialmente durante le scene di suspense. Un professionista di quel calibro alle tastiere ha dato un’impronta alla realizzazione dei brani, interpretati da musicisti di analogo spessore come Gianni Basso e Oscar Valdambrini.

Superati gli spigoli di Frikin’ Bastards, spazio alla traccia più sognante in assoluto tra quelle del lato A: Killing 2 Parrots, per un attimo di relax. In aperta opposizione, Speed Way, movimentata cavalcata rock, e la più spassosa Free Time. Infine, il ritorno delle sonorità proprie dell’incubo: Piranhas è breve, ma affossante. Il lato B si apre con Cannibal Ferox Theme. Alla spensieratezza di City Man si contrappone il mix di chitarre di To Go Ahead. Segue un’altra incursione elettronica: Iron Nightmare.

Se la tensione resta alta in Room Of Fear, Jaywalkin’ Iguana è una dolce boccata d’aria se paragonata al ruggito heavy di Evil Eye. Le inquietudini notturne di Ripper’s Coming introducono una chiusura scoppiettante: prima Mad Dog, poi Raging Evil. Una coppia di tracce che trasudano una certa consapevolezza nelle proprie capacità e voglia di osare, per spingersi oltre il terrore delle carni squarciate. Il vero crimine è stato, probabilmente, ‘censurare’ questa colonna sonora per quasi sette lustri.

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