Riccardo Sinigaglia – Riflessi

Riccardo Sinigaglia – 'Riflessi' (2017)

Sono favorevole a un minimalismo più vario, cerco sempre delle rotture. Ci deve essere una fase ipnotica ma, poi, ci dev’essere anche un’energia potente che esce, come per risvegliarti, che fa ancora più effetto. “Riflessi” è stato registrato con otto piste e una strumentazione varia, avevo già il primo computer Yamaha CX5MII.

Riccardo Sinigaglia, con Gabin Dabiré e Walter Maioli, è stato un terzo dell’ensemble Futuro Antico, ha fondato, con l’artista visivo Mario Canali, il gruppo d’improvvisazione Correnti Magnetiche e, paradossalmente, vanta più collaborazioni, o crediti nelle discografie altrui, che proprie opere. Un autentico pioniere, tra i primi a rischiare, con successo, la non convenzionale commistione tra elementi sonori ancestrali, derivati dalla world music, e la musica elettronica. O il suo background di riferimento. Studente prima all’Accademia di Belle Arti di Brera, poi presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, allievo di Angelo Paccagnini. La laurea con il massimo dei voti in architettura non ha, infatti, escluso il conseguimento di un diploma in musica elettronica, con specializzazioni in computer music presso il Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico di Pisa e l’Institut National de Recerche en Informatique et en Automatique di Parigi. L’opportunità di cimentarsi in proprio segue il prolifico periodo tra anni Settanta e Ottanta, dopo i trascorsi anche con Roberto Cacciapaglia, ed è legata a doppio filo all’etichetta milanese ADN, avviata da Marco Veronesi, Piero Bielli e Alberto Crosta, derivante dall’omonima fanzine pubblicata in inglese, il cui attento sguardo era rivolto alla nascente nicchia industrial, con ovvi interessi nei confronti di ogni genere di sperimentazione in note. Auf Dem Nil ne fu la diretta succedanea.

Distinta dalla A Dull Note, dedicata alle produzioni new wave. “Riflessi” (1986) di Riccardo Sinigaglia fu la seconda release di un catalogo di una decina di release, la prima, però, della collana Paesaggi Sonori, quando il ‘soundscaping’ cominciava a diffondersi. A seguito dell’esordio solista, la cassetta “Watertube Ringspiel” (1985), un nuovo tentativo per ibridare in modo organico diverse esperienze e ricerche, affrontando la materia sonora con una certa creatività. Field recording, ritmi sfalsati, melodie in divenire. Le tessere del mosaico sono intersecate al meglio. “Riflessi” (2017), ristampato in vinile dalla Soave, una sorta di ponte tra passato e futuro, una delle meraviglie della scena minimalista di trent’anni fa o, semplicemente, la summa delle diverse esperienze e ricerche di un brillante artista, confluite tra le pieghe di quattro tracce simili, ma differenti. L’equilibrio di fondo fa leva su rimandi arcaici e nuove tecnologie. Ipnosi e avanguardia, due facce della stessa medaglia. Incantevole Riflessi, come un progressivo abbandono, realizzata con un programma del Yahama CX5MII, a cui sono sovrapposte registrazioni ambientali presso il Lago d’Orta, mentre una canoa solcava le sue acque e, contemporaneamente, risuonava il campanile dell’isola di San Giulio. Una parte del field recording è stato campionato e ne costituisce la ritmica principale, dalla quale si sviluppa il brano con un’addizione di poliritmie.

La successiva Sezioni è una traccia legata alla precedente, ma suonata in tempo reale, tramite timbri campionati. Medesimo il pattern. Durante i suoi otto minuti, a fronte di un senso d’attesa, si alternano canti di uccelli e ottoni riverberati associati alle timbriche della Yamaha DX7. Stridulo apice creativo. Il divertissement Silab è una melodia di sedici armonici, dedicata al Laboratorio di Informatica Musicale dell’Università di Milano, dove è stata realizzata parte della composizione. Brevissima, le cui dinamiche e stereofonie sono state programmate senza alcun intervento manuale in fase di mixaggio. Discorso analogo per i volumi. Ottima introduzione alla monumentale Attraverso, cadenzata in sei movimenti, realizzati sia con il programma di composer con sincrono su multipista che in tempo reale. È, inoltre, strutturata sulla continua e lenta trasformazione di un semplice modulo ritmico-melodico. Una tecnica già proficuamente impiegata nel corso della singolare title-track. La palese dimostrazione dell’evoluzione timbrica compiuta da Riccardo Sinigaglia è riscontrabile nei suoi primi nove minuti. Il pattern del Yahama CX5MII lascia, infatti, spazio a un’intensa trama di sassofoni campionati e sovraincisi, che a loro volta si evolvono in chiave noise, a cui segue una specie di cesura di poco più di un minuto. Disturbante, se non inarmonica, colma di suoni sintetici, alieni al contesto di riferimento. Smarrirsi è un istante. Sognare una splendida prerogativa.

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