Rage Against The Machine – The Battle Of Los Angeles

Rage Against The Machine ‎– 'The Battle Of Los Angeles' (1999)

No Shelter fu il preludio alla deflagrazione finale. Un brano che non è passato inosservato tra i fan, anche se poco noto al grande pubblico, nascosto nella colonna sonora di “Godzilla” (1998) di Roland Emmerich. Un certo odio covava già sotto la cenere. E, non a caso, il terzo album dei Rage Against The Machine fu eloquente sin dal titolo: “The Battle Of Los Angeles” (1999). Il quartetto intraprendeva così l’ultimo cammino di militanza estrema prima dello scioglimento, conquistandosi rinnovata fama in ogni angolo del mondo. È stato il loro miglior lavoro, quello della maturità, perché sono riusciti a combinare il più autentico rancore punk con il tradizionale sound ‘funk metal’ della band a stelle e strisce. Pubblicato dalla Epic, “The Battle Of Los Angeles” si pone, dunque, il disco più duro e, allo stesso tempo, il più vario della band, perfetta sintesi tra il primo e omonimo “Rage Against The Machine” (1992) e il successivo “Evil Empire” (1996). Da una parte la violenza sonora, dall’altra quella verbale, con testi di grande spessore, corredati da riferimenti storici e spunti politici, intrisi di rabbia.

Slogan, in primis, contri i mutanti. L’album è lanciato dalla travolgente Testify, abilmente introdotta dalla chitarra di Tom Morello che si esibisce anche in un ottimo riff, ma la vera forza dell’opener risiede nel basso impazzito di Tim Commerford e nella voce di Zach De La Rocha. Il videoclip diretto da Michael Moore, futuro regista del documentario cult “Fahrenheit 9/11” (2004), irride le figure dei due candidati allora in corsa per la presidenza degli Stati Uniti, il democratico Al Gore e il repubblicano George W. Bush, pronti a ‘fondersi’ in un’unica entità perché, nel corso della lunga campagna elettorale, hanno dimostrato di esprimere le medesime opinioni e di promettere le stesse cose, in pratica, in qualsiasi ambito, dalla salute all’economia, dal commercio equo e solidale alla pena di morte. Lo scontro ideologico tra partiti rivali è, dunque, soltanto apparente. La realtà è stata, infatti, spesso molto diversa, perché l’appartenenza allo schieramento democratico o repubblicano non hai modificato gli obiettivi di fondo della politica internazionale dei c.d. ‘yankee’, predoni che hanno rinunciato al loro tradizionale isolamento a partire dall’età delle guerre mondiali.

“La politica degli Stati Uniti dipende dal loro successo economico”, John Fitzegerald Kennedy è stato profetico. George Orwell illuminante: “Who controls the past controls the future. Who controls the present controls the past”. I Rage Against The Machine recuperano la citazione tratta dal celebre romanzo distopico “1984” (1949) e, dopo aver aggiunto “who controls the past now controls the future”, sottopongono una domanda all’ascoltatore, “who controls the present now?”, prima di denunciare i mali della società capitalistica all’alba del nuovo secolo. Guerrilla Radio non è solo fondata su un ritmo incalzante, ma incanala la voce degli oppressi, giunta poco alla volta sino ai piani alti dell’industria discografica. L’importante e, forse, inattesa vittoria di un Grammy Award per la miglior interpretazione hard rock nel 2001 testimonia, infatti, la potenza del messaggio veicolato dal gruppo, tra le cui ‘missioni’ c’è sempre stata l’esigenza di diffondere notizie scomode, di abusi, di discriminazioni e di silenzi, come quelli a cui erano stati condannati gli zapatisti, tagliati fuori dall’agenda politica da oltre un lustro.

Calm Like A Bomb è, infatti, il brano che i Rage Against The Machine dedicano ai messicani insorti in Chiapas, successivamente incluso nella colonna sonora di “The Matrix Reloaded” (2003). Mic Check strizza l’occhio al rap, consegnando ai posteri un quartetto ancora coeso, carico e in forma che con Sleep Now In The Fire assesta un altro incredibile colpo. Zach De La Rocha descrive il lento e costante declino del c.d. American Dream nel corso di un enfatico testo che cita in successione la colonizzazione europea delle Americhe, i viaggi di Cristoforo Colombo, la schiavitù negli Stati Uniti, le critiche rivolte alle azioni intraprese dal governo statunitense in tempi di guerra, tra le quali il bombardamento di Hiroshima e l’utilizzo dell’Agent Orange, il defoliante irrorato sul Vietnam dala fine degli anni Sessanta. Il videoclip, altrettanto girato da Michael Moore, ironizza sui concorrenti ‘tipici’ del game show Who Wants To Be A Millionaire?, ignari di alcune drammatiche situazioni in atto sul territorio statunitense. Le immagini del sit-in della band di fronte Wall Street a New York, imponendone una temporanea chiusura, un’altra provocazione ad hoc prima dell’immancabile arrivo di un’attonita polizia.

Il trittico composto da Born Of A Broken Man, Born As Ghosts e Maria rilancia non solo il serrato songwriting dei Rage Against The Machine, ma dimostra anche la grande padronanza di quello stile che è stato definito come ‘rapcore’. La struttura delle canzoni è semplice, impreziosita dai fantastici assoli di Tom Morello, tra delay, distorsioni e altri feedback che, letteralmente, trasformano il suono della chitarra. La successiva Voice Of The Voiceless è dedicata a Mumia Abu Jamal, membro delle Pantere Nere, accusato dell’omicidio di un poliziotto nel 1981 e condannato alla pena di morte nonostante alcune contraddizioni nelle prove a suo carico e altre violazioni dei suoi diritti. Il brano fa riferimento anche a una lettera scritta dal dittatore cinese Mao Zedong intitolata “Una Scintilla Può Dar Fuoco A Tutta La Prateria” e, in merito al verso “power grows out of the barrel of a gun”, estrapola una dichiarazione dello stesso attivista che, di fronte alla corte, dichiarò che “l’America ha sottratto il potere politico alla razza indiana, non da Dio, non dal cristianesimo, non per bontà, ma attraverso la canna di una pistola”.

Zach De La Rocha racconta così l’impari lotta tra chi ha denaro, potere e voce per imporsi e chi non dispone di ciò. Nonostante le lusinghe dello show business, la band non ha mai smarrito le proprie motivazioni. L’aver inciso dischi con una multinazionale non è stata una contraddizione, semmai un’escamotage per amplificare la portata dei messaggi extra-musicali. La robusta New Millenium Homes il preludio alla traccia più ‘sperimentale’ di “The Battle Of Los Angeles”: Ashes In The Fall è, infatti, un concentrato di vibrazioni in costante crescita. War Within A Breath la conclusione di un album che debuttò in testa alla chart di Billboard. Soltanto la sconfitta ‘politica’, complice l’insediamento di George W. Bush presso la Casa Bianca, segnò una battuta d’arresto nella carriera dei Rage Against The Machine: Zack De La Rocha decise di farsi da parte dopo la pubblicazione della raccolta di cover “Renegades” (2000) e di avviare un progetto solista, la cui uscita è stata periodicamente rinviata. Il progetto Audioslave con Brad Wilk, Tim Commerford, Tom Morello e Chris Cornell, il carismatico frontman dei Soundgarden, ha goduto di altre, se non alterne, fortune. Il resto è ormai storia.

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