Rafael Anton Irisarri – A Fragile Geography

Rafael Anton Irisarri – 'A Fragile Geography' (2015)

Il viaggio è in bianco e nero. La soggettiva crepuscolare. Tra le nebbie del tempo e le pieghe dell’anima. “A Fragile Geography” (2015) su Room40 è l’ennesima istantanea in note scattata da Rafael Anton Irisarri. Il suo sguardo è rivolto a quelle vite smarrite tra memorie vacue ed emozioni fragili. Le parole chiave per comprendere la portata interiore dell’album dell’artista statunitense, tra i migliori interpreti ambient in circolazione, divengono contrasto e impatto.

La rabbia e il bordone. Lo stile sempre raffinato. L’evoluzione artistica continua. Da un malinconico minimalismo a un melodico massimalismo. Netto lo scarto con il passato. Il trasferimento da Seattle a New York è coinciso con il furto dei propri archivi, ma è coinciso con una ripartenza notevole. “A Fragile Geography” è stato registrato nell’arco di un biennio e, da un punto di vista concettuale, prova a mettere anche a nudo alcune idee culturali, politiche e sociali care al produttore.

L’esperienza negativa si è trasformata, probabilmente, in positiva. La condizione da tabula rasa è coincisa con una maggiore introspezione e gli ha consentito di scegliere un approccio sonoro più aperto e prediligere un’estetica in divenire. Fluida, ricca di sfumature armoniche, talvolta irrequieta, spesso satura. L’introduttiva Displacement un organico rimando alla precedente discografia. È, però, Reprisal a introdurre l’ascoltatore alla nera magniloquenza. Un’escursione dai toni abissali.

Dal requiem senza esequie per la società contemporanea all’inquietante Empire Systems, celebrazione di un american way of life. Il passo è brevissimo. Un crescendo di sintetizzatori che non da scampo. L’improvvisa luce artificiale di Hiatus squarcia le tenebre. Persistence, invece, una timida indecisione. Il recupero delle tradizionali componenti atmosferiche è, invece, affidato a Secretly Wishing For Rain, un’astrazione metafisica. Evanescente come il soffio della vita.

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