Planet Funk – Non Zero Sumness Plus One

Planet Funk ‎– 'Non Zero Sumness Plus One' (2003)

Senza precedenti. Planet Funk è un nome che suggerisce un’idea di grandezza anomala, specie sul fronte discografico nostrano. Non è, però, un ensemble dance, ma un collettivo di musicisti che pensano in grande. La formazione base conta cinque elementi stabili, ma, durante le loro esibizioni, non è infrequente veder salire sul palco molti più artisti, anche di differente ‘estrazione’ musicale. La storia del quartetto, abbastanza singolare di per sé, non può che iniziare a Napoli. Non a caso, una delle città italiane più cosmopolite, un luogo dove classico e moderno si compenetrano, musica popolare e cantanti di quartiere convivono con una scena underground da non sottovalutare. È questa la casa dello Sergio Della Monica, Alessandro Sommella e DomenicoGGCanu.

Due produttori conosciuti anni fa come Souled Out, la cui prima produzione, Shine On, risale ai primi anni Novanta. Il loro album di debutto fu, addirittura, la prima pubblicazione internazionale di Sony Italia. A metà del decennio scorso risale, invece, la fondazione della loro Bustin’ Loose Recordings, che sforna brani come No Access di Hondy e Looking For Love di Karen Ramirez. L’etichetta mette in circolazione anche un’altro importante singolo, Where Is The Love, brano dei Kamasutra. Alle spalle del nickname, c’è Alex Neri, dj già affermato che inizia a farsi strada collaborando con il tastierista Marco Baroni. La storia prende, poi, una piega inattesa alla Winter Music Conference del 1999. A Miami Alex Neri incontra Domenico ‘GG’ Canu. E scatta la scintilla.

Tra i due nasce un feeling che si trasforma nella voglia di percorrere insieme nuovi sentieri musicali. Una volta rientrati in Italia, in scia a un credo eclettico, nascono i Planet Funk. Il quintetto non perde tempo a farsi apprezzare a ogni latitudine e longitudine. Chase The Sun, il primo singolo con la voce di Auli Kokko, è un successo. Oltre il contributo della vocalist lappone, è strategico un sample preso in prestito da Alla Luce Del Giorno, brano della colonna sonora di “Metti, Una Sera A Cena” (1969), un film cult di Giuseppe Patroni Griffi, firmata da Ennio Morricone. Il recupero, o meglio l’interpolazione, tra ritornello e riff è di assoluto prestigio. L’orecchiabilità è premiata.

Durante l’estate Chase The Sun impazza a Ibiza, dove Adam Freeland, Danny Tenaglia, i Deep Dish la trasformano in una hit, poi scala le classifiche, suscitando nuovo interesse. Risultato finale: il lavoro cinque entra nel mirino di più case discografiche. Vincitore di questa insolita competizione è David Boyd della Virgin, l’uomo, o meglio l’eminenza grigia, che ha messo sotto contratto un gruppo come The Verve capitanata da Richard Ashcroft. L’altra figura chiave per i Planet Funk non è un impresario in giacca e cravatta, ma il carismatico Dan Black, ex voce dei Leigh Bowery’s Minty e futuro frontman della band The Servant, che ‘timbra’ tutti i singoli pubblicati dal quintetto, il cui secondo è Inside All The People, preludio all’album d’esordio, “Non Zero Sumness” (2002).

Gli eventi scorrono veloci. Durante la stessa primavera, Jim Kerr dei Simple Minds si accorge di loro e li assolda per una collaborazione in One Step Closer, splendida traccia inclusa sia nel loro “Cry” (2002) che in “Non Zero Sumness Plus One” (2003), una sorta di aggiornamento della prima versione dell’album, impreziosita anche da altri bonus, cioè Who Said (Posillipo Mix) e Rosa Blu. La popolarità dei Planet Funk passa attraverso anche l’heavy rotation dei loro video su MTV e dei loro brani in radio. La promozione all’estero il passaggio successivo. Insomma, numerosi traguardi tagliati in meno di tre anni. Non male per un pool di artisti in grado di far coesistere i loro tanti ascendenti, talvolta distanti, tra cui Pink Floyd, Brian Eno, Underworld, Leftfield e Depeche Mode.

“L’obiettivo è portare il nostro lavoro a un livello più alto. Ci piace il funk, ci piace il rock, ci piace la house, ci piace la trance, quindi, abbiamo deciso di unirci e mixare nella stessa ‘pentola’ le influenze che avevamo ereditato dalle migliori esperienze musicali degli ultimi venti anni e vedere cosa ne sarebbe venuto fuori”. Un progetto ambizioso. Il resto è storia recente. E orgoglio tutto partenopeo. L’impatto del progetto nato alle pendici del Vesuvio è grande: funk vibrante, trip hop malinconico e pulsioni house si fondono a un’attitudine tipicamente rock. L’album in versione ‘aggiornata’ si compone di quattordici brani affidati, però, non solo ai sopracitati Auli Kokko e Dan Black. Non mancano i contributi di Sally Doherty e uno, incredibile, di Raiz degli Almamegretta.

Un cast eterogeneo e di qualità. Fondamentale, inoltre, la volontà di amplificare la portata del progetto oltre i confini patri grazie all’uso della lingua inglese. Una scelta decisiva per le sorti dei Planet Funk, capaci di attraversare in note sia la Manica che l’oceano. E, soprattutto, un biglietto da visita che ha confuso non pochi ascoltatori, pronti a scommettere sulla nazionalità, ad esempio, britannica dell’ensemble. “Non Zero Sumness Plus One” è stato, però, concepito e registrato all’interno dei Sun Recording Studios di Napoli e, successivamente, ‘ritoccato’ presso i Townhouse di Londra. La sua forza intrinseca va oltre la bontà dei singoli estratti, vere ossessioni, perché le restanti tracce hanno una certa profondità ed è difficile che cadano subito nel dimenticatoio.

L’incipit del disco è affidato a Where Is The Max, influenzata, senza ombra di dubbio, dall’opera pop di Martin Gore, Dave Gahan e Andrew Fletcher, ma diluita di quei toni crepuscolari tipici della band di Basildon. Un’overture suggestiva per introdurre la già nominata Chase The Sun. Esplosiva. È la volta poi di All Man’s Land, melodia in odor di trance, dove una certa leggerezza è bilanciata, all’opposto, da una vena inquieta. Da segnalare anche la bravura di Sally Doherty, abile anche nel suonare il flauto. Dopodiché, il ritmo torna alto con The Switch, terzo singolo estratto, e si stabilizza con Inside All The People, difficile da commentare. L’interpretazione di Dan Black è tanto ammaliante quanto magnetica. Ulteriori suggestioni positive con Under The Rain.

Una delle tracce più complesse. Seducente il contributo di Sally Doherty, un parlato che si risolve in una progressivo canto di sirena. Sembra quasi che i Planet Funk avessero desiderato rallentare la progressione in atto con una traccia simile a certi lavori degli Everything But The Girl. I virtuosismi alle tastiere guidano l’ascoltatore verso una discesa negli abissi dell’introspezione. Un break archetipo dello stato d’animo di chi vive un’attesa tanto meravigliosa quanto lacerante. Una lenta pioggia cade sulla nuda terra. Effetti ‘ambientali’ orditi dal quintetto per sgomberare la scena in vista della ballata sintetica Paraffin’. Senza azzardo, il miglior brano dell’intero “Non Zero Sumness Plus One”, suggellato da un video epico girato tra i palazzi del centro direzionale di Napoli.

L’elettronica incontra il rock. Un connubio irresistibile. Dan Black alla voce è una garanzia. L’atmosfera rimanda alle sperimentazioni del primo progetto UNKLE, con DJ Shadow e James Lavelle nella stanza dei bottoni. E, come per magia, ritorna il sereno con Piano Piano. Tightrope Artist incanta. Irresistibile l’interpretazione roca di Raiz, reduce da un capolavoro quale “Lingo” (1998). È la parte più sperimentale dell’album. Niente è lasciato al caso. Pulsioni dub, chitarre in libertà, raggi di luce. E Who Said, ennesimo singolo, come contraltare dance. Ripetitiva sì, ma con un certo garbo. Il brano di chiusura è The Waltz, interpretato da Sally Doherty. Un titolo dalle ‘arie mitteleuropee’ per una band dall’anima mediterranea e dal respiro globale.

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