Pivio & Aldo De Scalzi – L’Ispettore Coliandro – The Funky Adventures

Pivio & Aldo De Scalzi – 'L'Ispettore Coliandro - The Funky Adventures (Musiche Tratte Dalla Colonna Sonora Dei Film TV)' (2022)

Un finto duro senza nome e dal cognome, immancabilmente storpiato, come nella migliore tradizione ‘fantozziana’. E, soprattutto, un uomo d’azione per raccontare la metà oscura di Bologna all’alba degli anni Novanta, quando le cronache locali erano colme di rapine, raid razzisti, omicidi a sangue freddo. La sua vicenda non è la traduzione in italiano di quella dell’ispettore Callaghan, perché è difficile sradicare l’originale dal suo contesto. L’ispettore Coliandro è un poliziotto tanto politicamente scorretto quanto goffo, nato dalla penna del giallista Carlo Lucarelli quale interprete secondario di “Nikita” (1991) e, poi, al centro di due romanzi, “Falange Armata” (1993) e “Il Giorno Del Lupo” (1994). Tre lustri dopo la sua prima ‘versione’ su carta, lo sbarco in televisione: Coliandro ha assunto la fisionomia del brillante attore napoletano Giampaolo Morelli. Sboccato, razzista, ipocrito, sessista, presuntuoso, qualunquista, routinario al massimo, tra caffè al distributore automatico e pizze surgelate.

Un personaggio davvero sui generis, spesso inaffidabile. Le sue disavventure favoriscono il chiacchiericcio dei colleghi e costituiscono il pretesto per un suo declassamento da parte dei superiori, che lo reputano il peggior elemento a disposizione e non esitano a punirlo a modo loro, confinando allo spaccio alimentare, all’ufficio scomparsi, all’unità cinofila, all’ufficio passaporti e via dicendo. Nonostante il clima ‘ostile’, l’ex sovraintendente Coliandro ama il suo lavoro e cerca di farlo al meglio, onorando la memoria del padre scomparso, ed è pronto a rimanere invischiato per caso o a farsi coinvolgere in situazioni più grandi lui, facendosi coraggio mediante l’emulazione di atteggiamenti e le citazioni dei personaggi dei suoi film polizieschi e western preferiti, da cui ha mutato una sorta di dress code. In estrema sintesi, Coliandro è l’imperfetto antieroe dei tempi moderni, ad hoc per raccontare alcune lacune della società tricolore, deriderle e, forse, esorcizzarle.

Il suo modo di parlare fin troppo schietto e l’agire da ‘italiano medio’ lo hanno elevato a beniamino dell’ex tubo catodico, ottenendo ‘l’approvazione’ da parte anche di alcuni esponenti delle vere forze dell’ordine. Colmo di preconcetti, e puntualmente costretto a ricredersi, Coliandro è solito incassare colpi di ogni tipo, in vista di un riscatto sia personale che lavorativo. Non l’encomio solenne, ma la tanto sospirata permanenza presso la squadra mobile, laddove il sogno per eccellenza è diventare quel super poliziotto che non esiste neppure nella realtà. Ognuno dei trentaquattro ‘spericolati’ film diretti in misura maggiore dai Manetti Bros., a eccezione di un paio affidati a Milena Cocozza durante l’ottava e finora ultima stagione, è una piccola gemma d’intrattenimento. Un simile mix, da hard boiled all’italiana, fu però osteggiato dai vertici Rai che, malgrado una prima stagione già finalizzata nel 2004 e venduta all’estero, rimandarono di ventiquattro mesi la sua messa in onda.

Descrizione

La serie nata da un’idea del produttore Tommaso Dazzi non fu ‘programmata’ perché il suo stile era stato ritenuto troppo distante dai canoni della fiction italiana. Il primo passaggio televisivo avvenne ad agosto 2006, ottenendo un riscontro superiore a ogni attesa e inducendo la Rai a realizzare una seconda e una terza stagione. Nel corso dell’estate del 2009, furono realizzati altri due episodi che avrebbero dovuto far parte dei quattro ipotetici della quarta stagione, ma il consiglio di amministrazione della Rai annunciò la loro esclusione dal palinsesto a causa di problemi di budget. Dopo mesi di proteste, “Anomalia 21” (2010) e “666” (2010) furono mandati in onda. Un successivo mailbombing ha fatto sì che l’azienda tornasse definitivamente sui propri passi, garantendo ulteriori quattro stagioni ai personaggi, divenuti parimenti iconici, dell’ispettore Gamberini (Paolo Sassanelli), del commissario De Zan (Alessandro Rossi) e del sostituto procuratore Longhi (Veronika Logan).

Una scelta precisa quella del cast, pressoché lo stesso da diversi anni, con l’agente Lorusso (Francesco Zenzola) che ha ormai raccolto il testimone dell’uscente Gargiulo (Giuseppe Soleri). Sporadici i ritorni di personaggi secondari, la cui nuova presenza non è necessariamente connessa alla vecchia trama. Ricorrenti, invece, i camei di personalità del mondo dello spettacolo italiano, in misura maggiore artisti di Bologna o uomini e donne legati a doppio filo alla città, che ne testimoniano lo spirito: è il caso, ad esempio, di Neffa, InokiDan Peterson, Andrea Roncato, Vito, Patrizio Roversi e Syusy Bladi. Un’ulteriore caratteristica della serie più action dello Stivale è il suo canovaccio standardizzato al massimo. Nella maggiore delle ipotesi, ciascun episodio è auto-conclusivo, segnato dai commenti della voce fuori campo dell’attore principale, con l’ispettore Coliandro intento a ficcanasare dove non dovrebbe, destinato a innamorarsi di una donna da cui sarà puntualmente allontanato.

Gli episodi sono, inoltre, contraddistinti sia da un ciclico lieto fine, con i cattivi talvolta sconfitti dal sopraggiungere dei colleghi del poliziotto cult o messi al tappeto dallo stesso in circostanze fortuite o grazie a un pizzico di abilità. Nonostante gli argomenti affrontati, come la corruzione nella polizia, il traffico di droga, la prostituzione, le indagini del braccio maldestro della legge sono raramente dettagliate, perché si tratta di vere e proprie ‘storie verticali’, da telefilm ‘classico’, in controtendenza rispetto quelle trame orizzontali dominate da molteplici intrecci secondari e immancabili colpi di scena. Ciò ha favorito la serie a emergere in un panorama di prodotti simili tra loro. L’unico cambiamento da un episodio all’altro è rappresentato dal tono della narrazione – crime, spionistica, horror, rocambolesca, thriller – in grado di suscitare sentimenti sempre diversi nello spettatore, non importa di quale età, ormai catturato da questo strano e, forse, colto caso di sottocultura di successo.

In buona sostanza, i pugni e le parolacce non hanno mai seriamente urtato la sensibilità di milioni di fruitori. Il poliziotto pasticcione della questura bolognese non è un cavaliere senza macchia, i suoi metodi sono talvolta spicci e inappropriati, ma è pronto a rischiare la vita per una giusta e onesta causa. La figura estremizzata, se non caricaturale, di Coliandro non ha suscitato, dunque, soltanto simpatia, ma anche comprensione e compassione, a fronte delle sue infinite sbadataggini: ha, ad esempio, arrestato un carabiniere sotto copertura, si è fatto sottrarre più volte la pistola d’ordinanza, ha mandato in fumo computer e indagini. L’insieme dei suoi difetti e dei suoi vizi ha restituito al pubblico un uomo dalla personalità sfaccettata, all’apparenza contraddistinta in negativo. “L’Ispettore Coliandro” (2006-) rappresenta, dunque, un’anomalia nel filone del poliziesco all’italiana, trasferitosi sul piccolo schermo, da cui ha attinto a piene mani, anche in termini sonori.

Musica

Roberto Pischiutta, in arte Pivio, e Aldo De Scalzi, sono i compositori di una delle colonne sonore più versatili mai realizzate per un simile progetto televisivo, duraturo nel tempo e, in parallelo, dalle sfumature anche gialle, noir e persino sexy. Una selezione dei brani della prima partitura, afferente ai primi quattro episodi, è stata pubblicata da Rai Trade in formato cd. “L’Ispettore Coliandro (Musiche Tratte Dalla Colonna Sonora Dei Film TV)” (2005) è oggi, praticamente, introvabile, così come invisibili alla masse sono state le successive due raccolte, edite dall’etichetta I Dischi Dell’Espleta, ovvero i doppi cd “L’Ispettore Coliandro (Nuovi Brani Tratti Dalla Colonna Sonora Dei Film TV)” (2010) e “L’Ispettore Coliandro Vol. III – Il Ritorno (Brani Tratti Dalla Colonna Sonora Dei Nuovi Film TV)” (2016). Oltre i centotrentatré brani rilasciati, la serie si è avvalsa anche di contributi di artisti terzi, tanto italiani quanto stranieri.

“L’inizio di questa avventura musicale ruota attorno all’episodio pilota de “L’Ispettore Coliandro”, intitolato “Il Giorno Del Lupo” (2006), ricorda Pivio tra le pieghe del comunicato stampa. Siamo nel 2003, per quell’occasione i Manetti Bros. ci avevano contattato per provare a realizzare qualcosa di funzionale alla loro idea di un’ambientazione sonora vicina alla blaxploitation, al poliziottesco di matrice italiana degli anni Settanta e, quindi, al funk più in generale, un mondo musicale che sia ad Aldo De Scalzi che a me ha sempre suscitato grandi entusiasmi. Per cui, dopo una serie di incontri in cui si era discusso con maggiore dettaglio tale proposta, ci siamo chiusi in studio con alcuni nostri fidati collaboratori, gli stessi che continuano ad affiancarci anche ora a distanza di vent’anni, ed abbiamo ‘giocato’ a – sia nell’accezione inglese ma anche in quella più tipicamente italiana – per un’intera settimana nello Studio G di Genova, lo stesso luogo che aveva visto nascere i New Trolls”.

Dopo una lunghissima attesa, l’etichetta del Music Day Roma, estensione dell’omonima fiera del disco capitolina, apre tale vaso di Pandora e raccoglie in vinile un’alternativa selezione delle tracce composte e orchestrate da Pivio & Aldo De Scalzi, il cui sodalizio con Marco Manetti e Antonio Manetti è divenuto sempre più forte, con la realizzazione delle colonne sonore anche dei film per il cinema “Piano 17” (2006), “Cavie” (2010), “L’Arrivo Di Wang” (2012), “Diabolik” (2021) e, soprattutto, “Song’E Napule” (2013) e “Ammore E Malavita” (2017), entrambe risultate vincitrici in prestigiose categorie ai David di Donatello e ai Nastri d’Argento. “L’Ispettore Coliandro – The Funky Adventures (Musiche Tratte Dalla Colonna Sonora Dei Film TV)” (2022) è, inoltre, sia la prima uscita di quattro dischi, tutti pubblicati in edizione limitata a cinquecento copie, che una prima, tangibile e valida testimonianza delle ore e ore di musica prodotta per una delle serie televisive italiane più amate delle ultime due decadi.

L’opener della ‘bestiale’ tracklist è Wolf Tune, su misura per i rapidi e segmentati titoli di testa, valorizzata dal trombone di Antonio Olivieri e dal sassofono tenore di Paolo Pezzi. La successiva Endless Escape è un altro piccolo ‘classico’ della partitura, spesso utilizzata per commentare fughe e inseguimenti, con Vittorio De Scalzi al flauto. Il contributo dello stesso è centrale nella ritmata Nomen Omen – così come l’intera sezione fiati – ricorrente nei momenti di raccordo tra una sequenza e l’altra. Only For The Money è, invece, introdotta dalle percussioni colpite da Marco Fadda, con il basso di Flavio Piantoni puntuale nell’inserirsi in una trama sonora di pregio, puntellata da occasionali accordi di chitarra elettrica suonata Andrea Maddalone. Quest’ultimo introduce il frammento Quarto Tema, poco meno di due minuti di rock muscolare. Il lato A termina con l’elegante incedere di Groovin’ Scale, contraddistinta dai magnifici assoli di ciascuno degli strumenti già summenzionati.

Salvare Gli Asinelli è un altro minuto ad alto voltaggio e costituisce il preludio al lato B che, in serie, ‘recupera’ altri due temi cari e familiari al pubblico, ovvero Xtra Girl, talvolta offerta in versione ‘tagliata’ per esigenze visive, e Super Blaster. Mentre la prima costituisce un buon viatico per ravvivare l’atmosfera, la seconda, di chiara derivazione blaxploitation, si presta quale perfetto sottofondo per gli appostamenti del protagonista e altri suoi movimenti tra Bologna e dintorni. L’incalzante Funk Is Coming, così come la conclusiva e notturna The Winner, sono le uniche tracce cantate del lotto, rispettivamente affidate alle voci di Roberto Tiranti e Vittorio De Scalzi. Differente il mood, da una parte spavaldo, dall’altra struggente, ma identica la grande resa sonora. Notevole anche la sezione archi durante Arma Letale. L’ennesima scheggia ‘impazzita’, Queen Crimson, favorisce la fruizione del dittico dalla robusta matrice rock, composto da In The Funk Of Coliandro e Il Peso Della Fama.