Piero Umiliani – Bollenti Spiriti

Piero Umiliani – 'Bollenti Spiriti' (2018)

“Bollenti Spiriti” (1981) di Giorgio Capitani è la classica commedia degli equivoci che diverte senza volgarità. Film dalla sceneggiatura prevedibile, in scia al simile “Mia Moglie È Una Strega” (1980) di Castellano e Pipolo, ma ben calibrato sui due protagonisti Giovanni Degli Uberti (Johnny Dorelli) e Marta (Gloria Guida), destinati a convolare a nozze dopo il primo film realizzato insieme. Un nobile squattrinato è assalito dai creditori. Vittorio (Alessandro Haber), il suo avvocato, può fare poco. Un colpo di fortuna risolleva, all’improvviso, le sorti del conte: ha ereditato un magnifico castello da uno zio defunto. Un’immobiliare svizzera è pronta a rilevarlo al fine di trasformarlo in un albergo. Giovanni Degli Uberti non è, però, l’unico erede: l’infermiera che ha curato lo zio negli ultimi tempi ha ricevuto una percentuale della proprietà, infestata, tra l’altro, dal fantasma di Guiscardo, antenato condannato a vagare tra le sue stanze finché non riuscirà a fare l’amore con una donna. Cliché abilmente riciclato da Bruno Corbucci per il successivo “La Casa Stregata” (1982), con Renato Pozzetto.

Così come il jazz scelto da Piero Umiliani quale genere su cui fondare l’intera partitura di “Bollenti Spiriti” (2018), una release Cinedelic Records, tra le ultime composte nel corso di una lunga e brillante carriera al servizio per la settima arte. Il genio e, soprattutto, l’esperienza del musicista toscano sono riscontrabili tra le pieghe della colonna sonora sin dalla frizzante Sophisticated Comedy (Titoli Di Testa), a cui segue Romantic Piano, con una vena quasi malinconica. Chitarra elettrica mai invasiva, basso pulsante e batteria sullo sfondo: Funny Ghost è una ripresa in chiave funky del tema principale, poi riarrangiato in Society Life senza mai rinunciare a un certo groove, dominante in Slapstick. Solare California Mood, con la sezione fiati in primo piano, una circostanza ripetuta per Too Much Funk. Se i rimandi di un passato jazz mai sopito riaffiorano copiosi in Dixie Time e Sweet And Warm, la tradizionale ironia in note del compositore si spinge oltre il mero esercizio di stile con Old Fashioned Tango, più ballabile dell’interludio Hammond Quotation. Una pausa romantica prima della spumeggiante Final Kiss.

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