Piero Piccioni – Minnesota Clay

Piero Piccioni – 'Minnesota Clay' (2015)

Il malridotto Minnesota Clay (Cameron Mitchell) sconta una condanna a vent’anni di lavori forzati per un reato che non ha commesso: l’omicidio di due banditi che lo avevano sfidato a duello. L’uomo sostiene la sua innocenza sulla base della legittima difesa ed evade così dal penitenziario per raggiungere Mesa Encantada, in New Mexico, dove vive il testimone reticente della sua innocenza. La città è al centro di contesa tra bande: una capeggiata dal disertore messicano Ortiz (Fernando Sancho), l’altra guidata da Fox (Georges Rivière), colui che aveva taciuto al processo. Entrambi vorrebbero giovarsi della collaborazione dell’abile pistolero che, disgustato, rifiuta entrambe le loro proposte. Braccato, riesce a salvarsi insieme alla ritrovata figlia Nancy (Diana Martín) e al padre adottivo Jonathan (Antonio Casas). Dopo aver eliminato Ortiz, Fox affronta Minnesota Clay che, malgrado la cecità, lo costringe a confessare in pubblico la verità.

Descrizione

“Minnesota Clay” (1964) è stato il primo western firmato da un regista italiano non sotto mentite spoglie anglofone, cioè Sergio Corbucci, tra gli ‘specialisti’ del genere. Nel corso di una lunga carriera, è stato autore di cult quali, ad esempio, “Navajo Joe” (1966), “Django” (1966), “I Crudeli” (1967), “Il Grande Silenzio” (1968), “Il Mercenario” (1968), “Vamos A Matar Compañeros” (1970) e di una parodia come “Che C’Entriamo Noi Con La Rivoluzione?” (1972). L’introduzione di un protagonista dal torbido passato, conflittuale, tormentato, seppur abilissimo nell’uso della pistola, costituì una piccola ‘innovazione’ nel filone, stravolto, in contemporanea, dallo script di “Per Un Pugno Di Dollari” (1964) di Sergio Leone. Anche lo scenario differiva dai precedenti western a stelle e strisce, a causa dei sanguinosi scontri tra bande rivali, della giustizia corrotta, degli inganni in atto e del duello finale affrontato in condizioni di menomazione fisica da parte del giustiziere.

Musica

Le musiche del lungometraggio sono firmate da Piero Piccioni, al suo debutto con il filone, lontano dalla definizione di uno stile personale per lo stesso, in seguito contrapposto a quello ‘morriconiano’, una deformazione moderna, specie nelle parti affidate ai fiati e all’organo elettrico, delle tradizioni americana e italiana. L’edizione in vinile di “Minnesota Clay” (2015), una ristampa Contempo Records, offre, non a caso, in apertura l’omonimo tema Minnesota Clay: un brano dall’ampio respiro, con sfondi orchestrali ‘hollywoodiani’, seguito da Side Winder, pregno di concitazione drammatica, la medesima delle derivate Siddle Sack e Side Saddle, con ottoni tirati a lucido. Una coloritura ‘etnica’ che, associata all’incalzante Sombrero, s’inserisce tra le divagazioni sinfoniche, recuperi di un peplum sound, intitolate Jackie, Six Gun e River Red. La tracklist è completata dalle tensioni in note espresse da Long Neck, Dry Horn e Pony Tail.

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