Piero Piccioni – Il Dio Sotto La Pelle

Piero Piccioni – 'Il Dio Sotto La Pelle' (2020)

La verità è da cercare nelle cose che sono intorno a noi, perché la verità, la salvezza, Dio, sono sotto la nostra pelle.

Il saggio monito di un vecchio pescatore dell’isola di Ise-Shima, in Giappone introduce il testo “Il Dio Sotto La Pelle” (1974) di Folco Quilici, Carlo Alberto Pinelli e Bruno Modugno che supporta l’allora contemporaneo documentario a cura dei primi due. Un contributo originale ed efficace per introdurre il pubblico a una vasta gamma di argomenti e tematiche al di là del problema ecologico, ricorrente oggi come ieri. L’obiettivo degli autori era intraprendere un viaggio dal reale allo spirituale, alla ricerca degli uomini, dell’alternativa ai sistemi economici, finalizzando la riscoperta di un rapporto diretto con la madre comune a tutti, ossia la natura. Per milioni di anni, la Terra è stata un pianeta in cui la vita, nelle infinite varietà delle sue forme, conservava un delicato equilibrio con l’ambiente naturale. Condizione, forse, compromessa. La civiltà delle macchine, della tecnica, dell’industria, che doveva condurre l’umanità a un felice progresso senza fine, ha invece minacciato la stessa sopravvivenza della nostra specie.

Descrizione

Di fronte a tale pericolo mortale, le pagine del testo e le immagini del documentario avvicinano, non solo da un punto di vista antropologico, lettori e spettatore a una serie di persone che da tempo hanno abbandonato la città, il lavoro, le famiglie, la società industriale e dei consumi. C’è chi vive da anni tra gli indigeni dell’Amazzonia, chi ha lasciato l’università e cerca la verità, appunto, nella natura, chi ha tentato l’esperienza sessuale e spirituale di una fuga in India, chi ha scelto di rinchiudersi in un monastero buddista in Giappone nonostante la sua dura disciplina. Altri, infine, inseguono nella ricerca scientifica sugli equilibri naturali distrutti qualcosa che potrebbe essere di aiuto per tutti. La disaffezione nei confronti della società del benessere e la ricerca di un nuovo modo di essere hanno imposto la revisione di posizioni verso le società, a torto, ritenute diverse. Chi ha scelto di fuggire dalle proprie realtà quotidiane per rifugiarsi in Africa, Asia od Oceania lo ha fatto per tornare a essere vivo e continuare a sognare.

“Il Dio Sotto La Pelle” è stato girato senza il sostegno di una sceneggiatura preventiva. Spesso alcuni dei fatti, dei luoghi e dei personaggi incontrati dai documentaristi italiani durante i sopralluoghi, a distanza di pochi mesi, quando li avevano filmati per la prima volta, erano cambiati radicalmente. Ad esempio, una comunità di una sperduta isola del Pacifico, le cui abitudini erano inalterate da secoli, era stata ‘contaminata’ in modo inesorabile dalla modernità occidentale, attraverso radio, vestiti, recipienti di plastica, e anche dal suo denaro. Questo è stato il motivo per cui Folco Quilici, Carlo Alberto Pinelli e Bruno Modugno cominciarono con un ‘trattamento’ elastico e suscettibile di aggiornamenti. Il documentario è, quindi, divenuto un’antologia di luoghi, di volti, di tradizioni che, tempo dopo, appartenevano già al passato e avrebbero continuato a vivere solo su pellicola. La difficoltà delle riprese è l’ennesima prova che il grido di allarme che ha ispirato “Il Dio Sotto La Pelle” aveva un preciso fondamento nella realtà.

Musica

E un riscontro costante e pertinente nelle musiche adottate da Piero Piccioni. Tale straordinaria colonna sonora, ripubblicata in doppio vinile da Musica Per Immagini e Sonor Music Editions, conferma la fertilità delle idee del compositore, un intellettuale al servizio dell’ottava arte con quasi trecento opere all’attivo, in grado di padroneggiare il jazz da autodidatta e di rinnovare il suo pentagramma attraverso sonorità dissonanti e spunti alternativi, eleganti e mai banali, favorendo l’emersione di una linea bossa nova all’interno del panorama dei commenti per il cinema alla fine degli anni Sessanta, mentre il rock progressivo e i cantautori dominavano le scene. La riconoscibilità della cifra stilistica del compositore è sempre stata chiara, adattabile con versatilità a qualsiasi tipo di collaborazione, sia nel corso della più famosa e duratura con l’inseparabile Alberto Sordi, che quelle non meno rilevanti con registri del calibro di Alberto Lattuada, Sergio Corbucci, Luciano Salce, Francesco Rosi, Luigi Zampa.

La stessa filmografia di Folco Quilici vanta altri due importanti progetti firmati da Piero Piccioni, alcuni episodi della serie “L’Italia Vista Dal Cielo” (1966-1978) e “Fratello Mare” (1975), ma è, forse, “Il Dio Sotto La Pelle” (2020) quello che ne esalta in misura maggiore l’estro creativo. La vena psichedelica e le sfumature notturne o dai rimandi orientali della partitura sono espresse in tracce quali le magistrali Inventions e Katmandu, o dominate dal ricorso alla chitarra elettrica, Far East Dimensions, Night To Come e Give Love A Chance. Presente anche una gemma lounge quale New Ways To Live e la digressione pastorale St. Francis In Katmandu. Una tracklist così composita è, però, anticipata da un romantico brano di rara bellezza, It’s Possible, cantato dalla sognante voce di Catherine Howe, a lungo inedito nella sua versione inglese e conosciuto come Forse Eri Tu, lato B di un 7” dedicato, in pratica, alla cantante inglese, cioè “Firestar Express” (1974), comprendente anche la title-track dello score de “Il Diavolo” (1963).

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