Piero Piccioni – Fratello Mare

Piero Piccioni – 'Fratello Mare (Original Motion Picture Soundtrack)' (2015)

Chi è nato nell’antica Polinesia ed è cresciuto fino a diventare vecchio non riconosce più i luoghi dell’anima. Il raccoglitore di conchiglie di madreperla Atai (Atai Rairoa) è il narratore del film documentario “Fratello Mare” (1975) di Folco Quilici. L’anziano ricorda il suo passato mentre costruisce una barca, coadiuvato da figli e nipoti. Un’imbarcazione più solida e, soprattutto, moderna rispetto la ‘classica’ piroga, utile per poter scovare e raggiungere un atollo verde e incontaminato, come quello della sua infanzia, in cui trascorrere gli ultimi anni di vita. Quando Atai era bambino, il cielo e il mare erano diversi, il sole più luminoso, le capanne dai tetti di paglia costruite sulla laguna. C’era, poi, chi costruiva la propria in riva al mare. La pesca è da secoli l’attività principale delle popolazioni locali. Era necessario intrecciare migliaia di foglie di palma per realizzare reti lunghe quanto la laguna. La battuta di caccia era definita da un preciso rituale.

I branchi di pesci erano spinti verso le acque più basse dai tonfi delle pietre, dove ad attenderli, in cerchio, c’erano non solo gli isolani. Era un’occasione anche per conoscersi e, magari, sposarsi, proprio come accaduto ai genitori di Atai, nato ‘in oceano’ durante il traporto della salma del nonno, avvolta anch’essa in foglie di cocco, presso la sua isola natia. Culla il mare, coperta il cielo. La famiglia di Atai si spostava tra le isole coralline dell’arcipelago delle Tuamutu con una piroga a vela e a remi. Le stagioni trascorrevano scandite dal suono dei tamburi. Uomini e donne erano impegnati a procurarsi il cibo. I bambini giocavano liberi e ascoltavano i racconti sugli squali degli anziani. Animali forti, pericolosi, mangiatori di uomini, da affrontare con coraggio. Squali azzurri, martello o tigre ineludibili all’interno di un complesso ecosistema. Squali destinati ad avvicinarsi alle piroghe. Ami affilati, esche avvelenate e reti robuste deterrenti inefficaci.

L’alternativa era tuffarsi in acqua, sfidando il mare, così come quando si cacciano le murene. Si indossavano gli occhialini e ci si muniva di un arpione lungo tre metri, utile sia per infilzare i pesci che per allontanare gli squali, perché un pescatore che aveva paura era un uomo che non poteva mangiare e moriva sulla spiaggia. Lì dove si celebrano riti di passaggio, si onorano le divinità tiki Tamatoa e Maui per scongiurare il persistere del maltempo e, soprattutto, si depositano conchiglie enormi, giocattoli per i più piccoli e moneta alternativa. I sassi, invece, potevano essere battuti per far accorrere gli ‘amici’ delfini, guide per navigare, così come raffigurato sugli scogli. Un suono stridulo la voce che li chiamava a raccolta. La terra e il mare. Un dialogo e una magia. La vita non è stata, però, generosa con tutti. Atai racconta, infine, di un suo fratello mai più incontrato perché manovale all’estero e dello zio marinaio, affascinato da vulcani e ghiacciai.

Descrizione

La Polinesia è stata a lungo l’ultimo paradiso. Una vacanza da sogno a prezzi accessibili per i gli occidentali. Cieli azzurri e tramonti accesi. L’appuntamento con la felicità. Un arcipelago di dolci e serene isole sia dai costumi semplici e gentili che dai riti antichi quanto il mondo. La vita primitiva, la bellezza del paesaggio, i mari del sud, le donne affascinanti. All’alba degli anni Settanta, quando la televisione ha diffuso simili immagini, i turisti si sono moltiplicati. Dieci, cento, mille al giorno. È stata costruita una nuova pista d’atterraggio. Le collane di fiori sono state sostituite da quelle di plastica. Le visite ai villaggi con guide munite di microfono. Le giovani non ballano più per divertimento, ma per soldi. Tutto ha un prezzo, persino una fotografia. Nuovi e lussuosi gli immobili. Il cemento ha mangiato la poca terra che c’è. Le palme da cocco sono state abbattute per fare spazio ad alte strutture turistiche. Il mare è stato inquinato.

Musica

“Fratello Mare” è un classico del cinema ‘didattico’ italiano. La fanciullezza di Atai; l’ammirazione nei confronti del padre, già raccoglitore di conchiglie di madreperla, deceduto a seguito della puntura di una modula della barriera corallina; la sfida fra conoscenza e realtà fenomenica; la ‘scoperta’ della tecnologia, dalla bicicletta alle giostre; e l’introduzione di impropri usi e di costumi dei forestieri sono commentate dalle sublimi musiche di Piero Piccioni, già collaboratore di Folco Quilici sia per il ciclo di episodi di “Islam” (1967-1970) che quelli de “L’Italia Vista Dal Cielo” (1966-1978), oltre al documentario cult “Il Dio Sotto La Pelle” (1974). L’edizione in cd della colonna sonora di “Fratello Mare (Original Motion Picture Soundtrack)” (2015), a cura della Beat Records Company, restituisce lustro alla creatività del compositore. Quattordici brani in stereo e sedici in mono dalle venature easy listening e jazz, ariosi, melodici ed emotivi.

Fratello Mare (Seq. 1) è il tema principale dell’opera del documentarista, quarta e ultima della tetralogia dedicata ai Mari Del Sud nell’arco di un ventennio, preceduta da “Oceano” (1971) “Ti-Koyo E Il Suo Pescecane” (1962) e “L’Ultimo Paradiso” (1956). Una melodia ricorrente quando è il piccolo Atai al centro dell’azione. Una sorta di favola in note di chitarra, flauto, legni, organo e pianoforte, ripresa e variata nel corso di Fratello Mare (Seq. 7), Fratello Mare (Seq. 11), Fratello Mare (Seq. 15) e Fratello Mare (Seq. 30). L’immancabile carattere tribale della partitura è, invece, espresso dal suono incessante, profondo e minaccioso dei tamburi e di altre percussioni etniche, in primis il pahu e il to’ere, di Fratello Mare (Seq. 9), Fratello Mare (Seq. 16), Fratello Mare (Seq. 20), Fratello Mare (Seq. 23), Fratello Mare (Seq. 25) e Fratello Mare (Seq. 28). Differenti varianti ritmiche. Occasionali voci sullo sfondo. Unica ipnosi a cui è sottoposto l’ascoltatore.

Piero Piccioni dedica, inoltre, larga parte dei settantotto minuti dello score al dolcissimo motivo Fratello Mare (Seq. 2), riproposto con variazioni anche in Fratello Mare (Seq. 5), Fratello Mare (Seq. 8), Fratello Mare (Seq. 21) e Fratello Mare (Seq. 22). Il sogno continua anche con l’arpa e il flauto di Fratello Mare (Seq. 3). C’è, però, spazio anche per tracce dal mood nostalgico: è il caso di Fratello Mare (Seq. 10), Fratello Mare (Seq. 12), Fratello Mare (Seq. 14), Fratello Mare (Seq. 19), a dimostrazione che l’ukulele, protagonista in Fratello Mare (Seq. 27), può essere utilizzato in modo affatto spensierato. Le ‘sperimentali’ Fratello Mare (Seq. 6) e Fratello Mare (Seq. 18), Fratello Mare (Seq. 24) e Fratello Mare (Seq. 29) restituiscono, invece, sonorità abissali, in linea con la dimensione da ‘viaggio’, laddove l’avventura è la vera bellezza e ogni incontro con esseri viventi e luoghi è coperto da un velo di mistero che resiste allo sguardo e lo incanta.

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