Philippe Petit – You Only Live Ice

Philippe Petit – 'You Only Live Ice' (2016)

Si vive solo due volte. O almeno così sembra. Una vita propria e l’altra affidata ai sogni o, magari, ai ricordi di terzi. La musica preserva non solo cognizioni da età avanzata: può custodire la medesima temporalità dell’essere, se non una espressione artistica. La stessa può persino celarsi tra i ghiacci. Enormi ammassi di acqua allo stato solido, silenti testimoni del mondo che è stato. “Si Vive Solo Due Volte” (1967), o “You Only Live Twice”, è il quinto capitolo della celebre saga cinematografica dell’agente segreto James Bond, tratto dall’omonimo libro (1964) di Ian Fleming, conclusione della trilogia Spectre, che comprende i precedenti romanzi “Operazione Tuono” (1961) e “Al Servizio Di Sua Maestà” (1963). Due testi già adattati e trasposti per il grande schermo.

In “Si Vive Solo Due Volte”, il personaggio interpretato da Sean Connery è a Tokyo per indagare sulla sparizione di una capsula spaziale statunitense. Il film di Lewis Gilbert annovera come traccia principale You Only Live Twice, composta da John Barry e cantata da Nancy Sinatra, con parole di Leslie Bricusse. Un testo e, soprattutto, un titolo da cui prendere, ironicamente, spunto. Due consonanti in meno, affiancate da quarantacinque minuti in più, compongono quello scelto da Philippe Petit, “You Only Live Ice” (2016), ennesimo lavoro di pregio della Glacial Movements. Nell’arco di un decennio, vari nomi di caratura internazionale hanno approfondito le tematiche sotto zero care ad Alessandro Tedeschi, ma nessuno si era spinto così oltre.

Affascinante il rimando alla vita preservata nel ghiaccio. Ineccepibile la resa sonora. Divertente il gioco di parole che, implicitamente, stimola una riflessione più profonda, tra passaggi di stato, resistenza nel tempo e trasmissione ai posteri. Il contributo dell’artista alla causa ‘glaciale’ è tra i più singolari. L’album, così come alcuni illustri precedenti, è composto da un solo omonimo brano. Una scelta artistica che non penalizza l’esperienza d’ascolto, resa più fluida senza particolari pause o alterazioni sonore, e l’accomuna sia ad “An Aerial View” (2008) di Oöphoi che ad “Amarok” (2010) di Francisco López, lunghe suite affidate all’etichetta romana. You Only Live Ice è una notevole digressione ambient dall’apparenza statica, in lenta e continua evoluzione.

Proprio come il ghiaccio, se esposto a fonti di calore. Un punto di partenza anche grafico, complice il layout di Rutger Zuydervelt e le immagini di Bjarne Riesto. L’atmosfera evocata dal francese è gelida, ma non pungente. Il primo segmento dell’album, una sinuosa ouverture di otto minuti, introduce al meglio il secondo con alcune gocce d’acqua. Un persistente drone è ‘movimentato’ da progressivi stadi di saturazione. Il ghiaccio scricchiola. La luce è fioca. La discesa negli abissi ha inizio una volta trascorsi ventiquattro minuti. Tensioni elettrostatiche contrastano echi metallici. I nuovi volumi impressionano. Illusoria la monotonia. Improvvisi gli stridori in lontananza. Il cristallo si colora di grigio. Elevare il suono una prerogativa di Philippe Petit.

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