Pauline Anna Strom ‎– Trans​-​Millenia Music

Pauline Anna Strom ‎– 'Trans​-​Millenia Music' (2017)

Tutto ciò che fa parte della tua vita influisce su ciò che crei artisticamente. Tutto ciò che hai vissuto, ogni esperienza, si riversa nella tua anima, nella tua arte. C’è musica in qualsiasi cosa. Credo di essere un’inguaribile romantica.

La sintesi dell’opera di Pauline Anna Strom giace tra antico e moderno, astrazione e melodia, silenzio e grida nel vuoto. La statunitense è stata una delle prime musiciste a offrire contributi evocativi al genere new age prima che fosse definito dai critici e, soprattutto, in anticipo sulla diffusione a macchia d’olio dell’omonimo movimento subculturale. La visionarietà in note dell’artista residente a San Francisco sembra in parte dovuta alla sua cecità. Nata prematura, un eccesso di ossigeno causò danni irreversibili al servo ottico. La sua passione per la musica classica fu mitigata dalla kosmische musik in voga tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio della decade successiva quando, con un marito impegnato a lavoro, trascorreva lunghe giornate a casa in compagnia della radio. Il programma Hearts Of Space trasmesso dalla KPFA di Berkeley, condotto da Stephen Hill, offrì spunti in materia di musica d’ambiente e progressiva.

A un certo punto, avevo qualsiasi disco pubblicato da Klaus Schulze.

Dalla ricerca dei vinili all’acquisto di un organo elettrico, il passo fu breve. Dopodiché, seguirono il primo registratore Tascam e alcuni sintetizzatori. A fronte delle sue condizioni, Pauline Anna Strom ha imparato a utilizzare i diversi strumenti in modo intuitivo. Il metodo di lavoro era sia notturno che, soprattutto, a strati: la composizione dei brani era simile a quella di un dipinto, procedeva, infatti, poco alla volta, dopo cena, all’interno di un angusto angolo dell’appartamento in cui viveva, che fungeva da studio improvvisato. Una volta indossato un paio di cuffie, l’artista si ‘esiliava’ nel suo mondo fantastico, meditando su antiche civiltà, distorsioni del presente e scenari futuri. Il particolare approccio, se non trascendentale, il medium per originare sequenze di straordinaria fattura. Una fase creativa che poteva protrarsi tutta la notte, sino al risveglio del partner, che l’avrebbe destata dal sonno sei ore dopo, a mezzogiorno.

Armoniosa, celestiale, pulsante. Una produzione racchiusa in un breve arco temporale che attraversa gli anni Ottanta, segnati da tre album in vinile e quattro in musicassetta, questi ultimi rilasciati durante il 1988. Mai ristampati. Viaggi nel regno profondo della sua psiche, ideali per oltrepassare i concetti di spazio e di tempo. Proclamatasi ‘Trans-Millenia Consort’, incarnazione vivente di un’entità musicale onnicomprensiva, Pauline Anna Strom è stata, però, costretta a interrompere la sua attività a causa di problemi finanziari. Cedute le sue attrezzature, si è dedicata a una vita di raccoglimento, divenendo guaritrice e maestra Reiki. “Trans-Millenia Music” (2017) è, invece, il titolo della compilation a cura di John Also Bennett, pubblicata dalla Rvng Intl., che comprende brani estratti da sei album su sette totali, escludendo quelli contenuti in “The Moorish Project” (1988). Un ottimo modo per riscoprire sonorità alternative.

Gli esseri umani sentono la necessità di creare sistemi e gerarchie, ma si tratta soltanto di stupidaggini. La tecnologia avanza, non la natura umana e gli esseri umani. Siamo uguali a come eravamo migliaia di anni fa.

La solitudine, associata al buio, ha generato esperimenti ai confini del cinematico, colmi di luce ‘artefatta’, la stessa che irradia Freedom A The 45th Floor. Una reazione al proprio status, o un ‘chiaro’ invito all’ascolto. “Trans-Millenia Music” riconsegna ai posteri anche il lato più zen di Pauline Anna Strom: è il caso di Virgin Ice e Bonsai Terrace. Esempi di minimalismo a gravità zero. Un altro tema ricorrente nella compilation è il volo, testimoniato da In Flight Suspension e Cruising Altitude 36,000 Feet. Tra arpeggi a cascata e correnti ascensionali, note cristalline e distacchi dal suolo. La ‘balearica’ Energies, spirale di positività ad alte frequenze, il preludio ai buffi rigurgiti di Mushroom Trip e alle inquietudini di Spatial Spectre. Un mood esteso anche alla cosmica Warriors Of The Sun, prima che l’acqua di Rain On Ancient Quays purifichi lo spirito. Iridescente Morning Splendor, delicata The Unveiling. Gossamer Silk la conclusione senza eccessi.

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