Paperclip People – The Secret Tapes Of Dr. Eich

Paperclip People – 'The Secret Tapes Of Dr. Eich' (2012)

Tra gli ambasciatori mondiali della Detroit techno contemporanea, Carl Craig ne rappresenta la natura più open-minded. I suoi lavori sono diventati sin da subito sinonimi di innovative visioni futuristiche che hanno superato i confini più elettronici, dirette verso territori ai limiti dell’ambient con Moritz von Oswald, o drum ‘n’ bass con le sperimentazioni della Innerzone Orchestra, senza dimenticare le divagazioni jazz con il collettivo The Detroit Experiment. Da oltre vent’anni, il produttore statunitense è, dunque, tra le indiscusse icone della musica contemporanea, ponte fra generazioni, aperta a nuove influenze e costante matrice per linguaggi sonori alternativi.

Paperclip People è solo uno dei numerosi alias, ad esempio 69, BFC o Psyche, a cui è ricorso il Carl Craig solista per poter caratterizzare e, ovviamente, differenziare al meglio i suoi altrettanto molteplici progetti. Nello specifico, la ristampa di un disco quale “The Secret Tapes Of Dr. Eich” (2012) raccoglie le sue produzioni maggiormente orientate per il dancefloor, precedentemente pubblicate sia sulla sua Planet E, che su etichette quali Retroactive, Open e Touché tra il 1991 e il 1996: si tratta, insomma, di una sorta di superbo testamento da tramandare alle nuove generazioni.

All’interno dell’album, finalmente ripubblicato in versione vinile rimasterizzato e con un artwork nuovo di zecca, è possibile scorgere il vero talento di un autentico, poliedrico artista in grado di coniugare l’eccellente dinamismo impartito dalla ‘lezione’ di Larry Heard e Marshall Jefferson all’estetica tecnologica mutuata dai pionieri Kraftwerk dal cui patrimonio, non a caso, ha attinto a piene mani anche per un monicker quale Eich Me Son Sche. Si tratta, infatti, della traduzione in caratteri latini della lettura dei primi quattro numeri cardinali in giapponese, direttamente dal testo della loro famosa traccia Numbers di “Computer World” (1981), tra i capolavori dell’ensemble teutonico.

Circa l’ibrida contaminazione dell’allora nascente Detroit house, dalle sperimentali fattezze in bilico tra vibranti accelerazioni e pause atmosferiche, nel suo antologico volume “Techno. Storia, Dischi, Protagonisti” (2011), il giornalista Christian Zingales ha recentemente ricordato come: “si è fatta molta retorica all’avvento della jungle sulla libertà ritmica dei breakbeats, su quanto spezzassero la monotonia dei ritmi dritti della techno. In parte è vero, ma bisogna tener presente che i breakbeats usati da Carl Craig, a volte da soli, a volte sovrapposti a una cassa tradizionale, sono di quanto più negro e di più funk si possa sentire frequentando questo tipo di musiche, e che la resa ritmica di molta jungle ha ben poco a che vedere con questi modelli”.

Retrospettivamente, Carl Craig non è, insomma, un compositore qualunque. “The Secret Tapes Of Dr. Eich” spicca per la sua semplicità di fondo, affidata spesso a battute in quattro quarti, costruite in maniera impeccabile e con il chiaro intento di ispirare il movimento del corpo, proiettandosi così ideologicamente oltre gli elementi mentali della techno. Pura arte rivoluzionaria racchiusa in dodici longeve tracce – alcune passate letteralmente alla storia come The Climax, Floor o Throw – legate fra loro e dagli sviluppi imprevisti. In un mercato occluso da release di scarsa fattura e destinate a essere dimenticate nel breve periodo, una ristampa del genere brilla ancor di più di luce propria. Del passato temuto perduto. Del presente a tratti incompreso. Del futuro già svelato a metà degli anni Novanta del secolo scorso.

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