Pantha Du Prince – This Bliss

Pantha Du Prince – 'This Bliss' (2007)

… The light was deeper but more resonant. As if every leaf and flower were a window into a furnace…

Una frase di James Graham Ballard è contenuta nel booklet del secondo album di Pantha Du Prince. L’estratto da “Mitologie Del Futuro Prossimo” (1982) dello scrittore inglese l’incipit migliore per comprendere, a distanza di anni, la portata di “This Bliss” (2007). I toni dell’opera di Hendrik Weber non sono, però, in linea con distopie di ogni sorta. Nonostante l’alto tasso di nero in copertina, la release si pone più come la narrazione di un sogno dai contorni house e dalle derive techno, o uno dei più compiuti prodotti minimal made in Germany dei mutevoli anni Zero.

Il debutto con “Diamond Daze” (2004) un’anteprima delle suggestioni del sound di Pantha Du Prince, pronto a virare su un approccio più dancefloor, senza rinunciare alla cura di alcuni dettagli sonori che, poco alla volta, emergono dal tessuto ritmico e abbelliscono l’incedere di ciascuna delle dieci tracce che compongono la tracklist di “This Bliss”. Tale caratteristica rappresenta un piccolo passo in avanti per un produttore che, ricorrendo a un preciso modus operandi, intende differenziare le proprie idee in musica nel mare magnum di uscite simili disponibili sul mercato.

Per tratteggiare i contorni di “This Bliss”, e per rimarcarne i colori chiaroscurali, Hendrik Weber è ricorso a un calibrato uso di sintetizzatori e carillon. Un’associazione strumentale che può far sorridere, ma le apparenze, spesso, ingannano, perché il disco scorre senza intoppi. Il suo ascolto suscita sensazioni contrastanti, malinconiche e romantiche, gioiose e rilassanti. L’ideale per un contesto propriamente domestico. Introdotto dagli archi e dai campanelli di Asha, l’album è lanciato in orbita da Saturn Strobe. Senza strafare. Un’operazione addolcita da una certa linea melodica.

Walden 2 è, invece, una delle due grandi prove di forza dell’artista di Bad Wildungen. Una progressione house di tintinnii vari che, al pari della lunga Urslichten, costituisce, forse, uno dei brani più vicini alle visioni di un’etichetta come la Dial, tra le migliori realtà in circolazione, con un catalogo incline a differente forme di sperimentazione, pronta ad accogliere anche quelle di Pantha Du Prince. Nel mezzo, il groove di Moonstruck e Eisbaden per serrare le fila. L’energica White Out impone il primo vero cambio di registro in “This Bliss”. Una traccia meno vicina al mood di quelle poste in apertura.

Florac segue di un’incollatura la precedente. Architettura flessibile, ritmo incessante, vibrazioni positive. Gradevole anche l’apertura eterea di Steiner Im Flug. Generoso il ritorno di archi e campanelli. Il risultato degli sforzi creativi di Hendrik Weber si chiama Seeds Of Sleep: una conclusione in punta di piedi. Il calore degli echi dub prova a riscaldare un’atmosfera quasi mesta, punteggiata da una manciata di vocalizzi prima del silenzio ultimo, sincronizzato alla chiusura degli occhi. This Bliss” finisce così, superando la prova più importante di tutto, quella del tempo.

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