Nora Orlandi – Il Dolce Corpo Di Deborah

Nora Orlandi – 'Il Dolce Corpo Di Deborah (Colonna Sonora Originale)' (2016)

Sul finire degli anni Sessanta, anticipando l’esplosione del giallo-thriller argentano, un ciclo di film psicologici s’impose alle attenzione degli spettatori. Meno orrore e più conflitti interiori, con colpi di scena quasi slegati dagli omicidi o dalla scoperta dell’assassino. Gli intrecci di sesso, passione e interessi economici furono centrali in pellicole dominate da personaggi appartenenti a classe agiate e, spesso, abituati a vivere in un certo lusso. Due i precedenti illustri: “La Donna Che Visse Due Volte” (1958) di Alfred Hitchock e “La Ragazza Che Sapeva Troppo” (1963) di Mario Bava.

Ad aprire il filone fu Romolo Guerrieri con “Il Dolce Corpo Di Deborah” (1968). I protagonisti ideati dal regista, coadiuvato da Ernesto Gastaldi nella scrittura della trama, appaiono cinici, pronti a uccidere con disinvoltura per appagare la loro bramosia di denaro e la loro sete di vendetta. Un leitmotiv ricorrente in film quali “Una Ragazza Piuttosto Complicata” (1969) di Damiano Damiani, “Una Sull’Altra” (1969) di Lucio Fulci, “Yellow – Le Cugine” (1969) di Gianfranco Baldanello, “Interrabang” (1969) di Giuliano Biagetti e all’interno della trilogia diretta da Umberto Lenzi.

Oltre “Così Dolce… Così Perversa” (1969), “Orgasmo” (1969) e “Paranoia” (1970), gli ultimi episodi degni di nota saranno i successivi “Lo Strano Vizio Della Signora Wardh” (1970) e “Il Tuo Vizio È Una Stanza Chiusa E Solo Io Ne Ho La Chiave” (1972), entrambi di Sergio Martino. Un passato tragico. Telefonate enigmatiche. Un’eredità di cui usufruire a proprio piacimento. Fatti inspiegabili. Un’atmosfera sensuale e lasciva. Efferati delitti. Una spiccata propensione all’avidità. Elementi comuni a molteplici sceneggiature destinati a confluire, inoltre, all’interno del ciclo di gialli-thriller all’italiana.

La storia di “Il Dolce Corpo Di Deborah” si snoda tra Ginevra e Nizza: lo svizzero Marcel (Jean Sorel) è in viaggio di nozze con la facoltosa moglie statunitense Deborah (Carrol Baker), ma la quiete della coppia è presto turbata dall’incontro con un vecchio amico di Marcel, Philip (Luigi Pistilli), il quale lo accusa del suo suicidio della sua ex fidanzata Susan (Evelyn Stewart, pseudonimo di Ida Galli), da lui abbandonata prima del suo trasferimento negli Stati Uniti. Marcel decide così di far visita alla villa dei genitori di Susan per informarsi a proposito del tragico gesto compiuto dalla donna.

Una volta sul luogo, i due coniugi trovano un’abitazione abbandonata ma, all’improvviso, una telefonata alza il livello della tensione. Dall’altro lato della cornetta, una misteriosa voce minaccia Deborah di morte e quest’ultima, per calmarsi, inizia ad assumere barbiturici. Un giorno, mentre è a bordo di un taxi, Marcel nota la moglie discutere con Philip in un caffè e, in seguito, le chiede le dovute delucidazioni. Deborah lo rassicura, poiché l’incontro tra loro era finalizzato a mettere fine alla strana vicenda: Philip sembrerebbe essere stato persuaso a lasciare in pace i due sposi.

Il marito, però, non è tranquillo e da Ginevra decide di trasferirsi temporaneamente in una villa in Costa Azzurra, di proprietà di Deborah. Qui la coppia fa la conoscenza del vicino di casa, un eccentrico pittore di nome Robert (George Hilton). Deborah nutre il sospetto che il marito sia ancora innamorato di Susan, poiché ne conserva una foto ma, in parallelo, anche Marcel appare turbato, perché consapevole dell’amore segreto di Philip nei confronti di Susan e, soprattutto, a causa delle attenzioni del pittore nei confronti di Deborah, dopo il loro ballo in un night club.

Una nuova telefonata minatoria, stavolta di Philip, sconvolge Deborah che, ormai al limite della sopportazione, ingurgita una spropositata dose di barbiturici per farla finita. È Robert a salvarla dopo essersi introdotto nella villa. La notte seguente Philip cerca di uccidere Deborah, ma Marcel interviene e uccide l’amico, seppellendolo in giardino per occultare le prove. Il mattino dopo, in assenza di Marcel, Deborah intravede Philip in compagnia di Susan nel suo giardino. Una volta svenuta, le vengono tagliate le vene ai polsi dai due complici che, poi, dileguano nel nulla.

Gli stessi sono d’accordo con Marcel poiché, alla morte di Deborah, intascheranno una ricca assicurazione. Quando l’uomo entra nella camera da letto, si ritrova davanti Robert che ha assistito a tutto. Anche Marcel cade in un tranello e cerca invano di difendersi. Un colpo di pistola esploso dal pittore lo uccide. Il piano diabolico ordito dai tre sfuma proprio in prossimità del suo compimento e, paradossalmente, vede trionfare Deborah anche per un altro motivo. È la donna a intascare l’assicurazione sulla morte del marito, prima di lasciare l’abitazione in compagnia di Robert.

Un titolo eroticamente allusivo come “Il Dolce Corpo Di Deborah” si fregia, inoltre, di un’affascinante colonna sonora, ben sovrapposta alle immagini girate da Romolo Guerrieri, fratello di Marino Girolami e zio del regista Enzo G. Castellari. Lo score è, infatti, firmato da Nora Orlandi, già al centro dei progetti vocali Quartetto 2 + 2 e 4 + 4 Di Nora Orlandi, una delle pochissime compositrici italiane di musica da film, autrice delle partiture di altri due gialli-thriller di successo, “A Doppia Faccia” (1969) di Riccardo Freda e il già citato “Lo Strano Vizio Della Signora Wardh”.

La soundtrack, pubblicata dalla C.A.M. (1968) a ridosso dell’uscita della pellicola, è stata a lungo nelle liste dei most wanted di appassionati e collezionisti, prima di conoscere una doppia ristampa in cd, rispettivamente a cura della Fin De Siècle Media (2007) e della Quartet Records (2016), e una successiva in vinile, che arricchisce il variegato catalogo della Cinedelic Records. La nuova versione de “Il Dolce Corpo Di Deborah (Colonna Sonora Originale)” (2016) è graficamente fedele all’originale, con l’audio riversato dai master tape originali in full stereo, più quattro bonus track aggiuntive.

La colonna sonora per il film di Romolo Guerrieri mette in evidenza lo stile di Nora Orlandi, solita ricorrere a serie di intervalli di toni e semitoni accentuati da vocalizzati ed esaltati dalle note di pianoforte o di organo Hammond distorto. Se i brani per western della violista, pianista e cantante di Voghera hanno finito per orientarsi su canoni abbastanza prevedibili, quelli per un giallo-thriller le hanno consentito una certa libertà sul fronte della composizione e dei timbri, in linea con situazioni, ambienti e caratterizzazioni psicologiche di personaggi finanche diversi fra loro.

Dall’analisi della sceneggiatura, Nora Orlandi ha sempre cercato di comprendere l’azione dei protagonisti sullo schermo in modo da tradurre immagini in musica. È il caso di Marcel – Deborah, la traccia d’apertura de “Il Dolce Corpo Di Deborah”, basata un organo riverberato accompagnato da un duetto vocale, maschile e femminile, che segue le vicende della coppia, poi ripreso e variato diverse volte. L’orchestrazione è curata da Robby Poitevin, anche compositore per i ‘mondi neri’, mentre le voci, oltre quella dell’artista stessa, sono di sua sorella Paola Orlandi e di Tony.

Brividi, sensualità e un bouquet di suoni in voga all’alba degli anni Settanta. L’atmosfera che trasuda classe ed eleganza prosegue con il sinuoso blues Night Story. Oltre le visioni notturne, l’incursione lounge Intimità, collocata quasi sulla medesima falsariga, con le percussioni sullo sfondo. Anche Ossessione riprende il tema principale, ma lo velocizza, con in evidenza i contributi al pianoforte. È Paola Orlandi a prestare la voce nel romantico beat in inglese Molto Tempo Fa. Il Valico è, invece, la prima spensierata bonus track, mentre Ossessione una ripresa più stridula dell’omonimo brano.

Il cadenzato e rilassante jazz di Musica Bionda il preludio a un nuovo passaggio sfrenato, se non ballabile, con lo shake I Robot, con vocalizzi maschili. La lounge de L’Imprevisto e il blues di Ginevra ennesime espressioni di notevole maestria nella gestione e nella continua variazione del tema principale, con o senza vocalizzi. Oltre l’insolita marcetta La Bandita, il jazz ritmico di Croisette per l’immancabile pelle d’oca. Ginevra e Croisette le ultime due bonus track, tra fischi e fisarmoniche. Gli strumenti utilizzati sono differenti, ma il risultato è sempre di gran pregio.

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