Nebraska – Displacement

Nebraska – 'Displacement' (2011)

Il primo album di Nebraska, all’anagrafe Ali Gibbs, su Rush Hour Recordings conferma quanto di buono già espresso negli ultimi dieci anni, ovvero un suono a metà strada tra deep house ed echi disco. Sin dall’inizio della carriera, il produttore inglese ha mantenuto un profilo basso, rilasciando soltanto alcuni 12” su etichette minori quali Player Recordings, Butter e Down Low Music e una raccolta di sue produzioni composte tra il 1995 ed il 2004 intitolata “Mixed-up Music for Mixed-up People” (2008).

Nebraska compie, però, il vero e proprio salto di qualità grazie alla Rush Hour Recordings che pubblica due EP di inediti nell’arco di un biennio, “A Weekend On My Own” (2009) e “Four For Four” (2010) e ristampa anche il suo disco d’esordio, “Terrestrial Variations” (2000). Il nuovo e più corposo “Displacement” (2011) appare, invece, in linea diretta con le sue ultime produzioni. 
L’apertura, marchiata Allahabad, non tradisce le aspettative. Le string di Phtalo Blues impattano subito dopo. The Mountains è un perfetto equilibrio di suoni, mentre Aitch Aitch rallenta il ritmo incalzante: alle pulsazioni dei bassi si sovrappongono sognanti note di pianoforte.

In scia, You & I si snoda attraverso ben calibrate percussioni e vocal ridotte all’osso. The Cruives e Patina sono, invece, le tracce più sorprendenti dell’Ali Gibbs, amante dei party, sudato e con l’orecchio rivolto alla pista da ballo. Lenta e dolce per le sue percussioni, Characteristics non può che assumere un retrogusto quanto mai vintage. In conclusione, Nebraska conferma tutte le aspettative sul suo conto: le ibride venature dell’album lo rendono assolutamente singolare nel suo insieme e, soprattutto, ascoltabile sia di giorno che di notte. Trasversale.

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