My Home, Sinking – King Of Corns

My Home, Sinking – 'King Of Corns' (2016)

Vita e morte facce della stessa medaglia. Una doppiezza rimarcata dall’iconico artwork tra fattezze di porcellana e una collana di rose. Field recording occasionali, seducenti strumenti a corda e improvvise voci. Un’opera oltre i canoni musicali, maggiore della somma delle sue parti. In bianco e nero. “King Of Corns” (2016) è il secondo album di Enrico Coniglio come My Home, Sinking, coincidente con un’evoluzione sonora in fieri, parallela alle varie esperienze in ambito soundscaping, inaugurata con l’omonimo “My Home, Sinking” (2013) pubblicato in precedenza da Fluid Audio.

É stato, invece, compito della Infraction stampare il nuovo capitolo di un progetto che fa leva sulla straordinaria versatilità dell’artista veneziano, capace di approcciarsi con successo a soluzioni cameristiche di gran pregio, pronto a condividerle con sette musicisti ospiti, altrettanto abili nell’offrire opportuni interventi alla genesi del disco. Ogni frammento altrui è stato, infatti, collocato con estrema grazia all’interno dei singoli brani, al fine di valorizzare al massimo la loro forma finale, laddove la consueta narrazione ambientale cede il passo al dominio dell’azione umana.

“King Of Corns” è autentico romanticismo in note. Agrodolci, essenziali, talvolta sospese. Ideali, però, per riflettere al crepuscolo, nell’ombra che non fa paura, quando affiorano ricordi che si credevano persi. Il pentagramma di Enrico Coniglio è colmo di pause malinconiche e timide digressioni neoclassiche. Entrambe garantiscono il persistere di un equilibrio fondato su una componente acustica e una di matrice propriamente emotiva, il cui confine è destinato a sfumare, poiché destinate a sovrapporsi di continuo, garantendo all’ascoltatore una dimensione terza dominata dal piacere.

Introdotto dal pianoforte di Bird’s Eye, ad hoc in un più complesso quadro atmosferico, “King Of Corns” rivela subito la sua essenza cameristica con D’Automne (The Sobs Of The Violins). Dai bordoni ai violini, il passo è breve. Lo sviluppo minimalista si concreta in scia ai ripetuti accordi di chitarra. Inevitabile la deriva folk. La title-track, con Jessica Constable alla voce, accentua lo straniamento in atto. È ancora centrale il pianoforte, suonato da Elisa Marzorati, chiave per la resa di un feeling spettrale, prima che subentrino i campanelli di Animating Old Postcards (Aikaa Ei Ole Olemassa).

Una traccia altrettanto cinematica, sottolineata da sporadici ronzii e abbellita dalla voce della cantante finlandese Violeta Päivännkkara. Infantile, innocente, quasi a rimarcare la dualità alla base dell’album di My Home, Sinking che, con Love Scene, introduce un altro collaboratore, Peter Paul Gallo al vibrafono, strumento in grado di aggiungere toni cristallini all’opera. Breve, ma intensa, Bird’s Eye (Interlude), ricostruzione per sottrazioni del brano d’apertura, tra inserti field recording, oscurità drone e il solito violino sullo sfondo. È il depotenziato giro di boa di “King Of Corns”.

Le successive The Day The Earth… (Clock Is Ticking) e Rachel On The Beach evidenziano e, soprattutto, rimandano ad alcune caratteristiche tipiche del sound di Enrico Coniglio, o l’esatta commistione di registrazioni d’ambiente, chitarre acustiche, loop ed elementi glitch. Un concetto di minimalismo oltre la mera semplicità creativa, già ispirata dallo sfregamento di conchiglie e detriti marini, spesso attenzionati dal field recordist. Le lancette dell’orologio si fermano, però, con I Can’t Help It (But This Is The End), culmine di “King Of Corns”. La voce di Chantal Acda lo eleva in modo definitivo.

Un brano avvolgente, ma non convenzionale all’interno di un album di pregevole fattura o, forse, l’unica canzone in senso tradizionale, naturalmente distante da Along The Pipeline, con James Murray all’organo. Il suo contrappunto sintetico un altro prezioso contributo. Pulsazioni flebili, voci eteree, feeling noir. Un altro notevole esempio di grande stratificazione di diverse fonti sonore. La conclusiva Full Blank (No Stars) annovera ancora Jessica Constable come guest vocalist. Il suo non è un canto, ma un recitare parole dolenti. Un’aria a tinte dark per riavvolgere il nastro.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.