Mind Over MIDI – Monolog

Mind Over MIDI – 'Monolog' (2012)

Situata nella contea Møre og Romsdal, Kristiansund è una piccola città costruita su quattro isolette che si affacciano sul Mare di Norvegia. È qui che risiede Helge Tømmervåg, poliedrico produttore attivo sin dagli inizi degli anni ’80, prima come membro della band synth-pop ToC e poi con il suo maggiormente noto progetto solista, ovvero Mind Over MIDI. Laddove i suoi primi esperimenti sonori – racchiusi in una serie di vinili e, infine, in “Elektrical Activity” (1996), il suo album di debutto – sono stati influenzati dall’opera di artisti del calibro di Autechre, Aphex Twin e µ-ziq, il suono che ne è derivato ha così finito per assumere dei connotati improntati all’acid, al noise, alla trance, non tralasciando l’ambient, per approfondire anche tematiche più melodiche.

In prossimità del nuovo millennio, da “Ice Acoustik” (1998) in poi, Helge Tømmervåg ha fatto sua la ‘lezione’ dei Basic Channel e catturato il lato più sperimentale di Plastikman, modificando il suo approccio sonoro, ora tendente maggiormente a un minimalismo di fondo, ben espresso nel corso del decennio seguente da album quali “Project 3” (2001), “Statement” (2003) e “Monopoly” (2006). I lavori citati sono stati pubblicati dall’etichetta di Tromsø Beatservice Records, gestita da Vidar Hanssen, poi lasciata, a seguito di un periodo di pausa, per Silent Season, che si è occupata della stampa di “Habitat” (2009) e, soprattutto, per la diametric. di Arne Weinberg.

Il resto è storia recente, perché è difficile dimenticarsi di uno splendido viaggio sonoro quale è stato “Components” (2011), alle cui spalle si scorgeva un concept ambizioso e nostalgico: cercare di ricreare quel mix di suoni caro a chi è cresciuto ascoltato dischi sapientemente costruiti su sequencer e i cui autori rispondono ai nomi di Amon Düül, Klaus Schulze e Tangerine Dream. Dodici tracce di una bellezza cristallina per un cd in centocinquanta copie. È trascorso poco più di un anno e il nickname Mind Over MIDI torna nuovamente agli onori della cronaca con “Monolog” (2012), un lavoro in copie numerate, inserite però all’interno di una sottile custodia per dvd, confezionando così il miglior disco per l’autunno che ormai domina quasi a ogni latitudine.

L’inizio è quanto mai ipnotico, perché gelidi venti del nord s’infrangono sul muro del suono. Non appena calano quelli di Enable, subentrano i gorgheggi e gli scricchiolii di Interface. Decoder è vibrante. L’atmosfera si fa più cupa. All’improvviso, emergono i distorti suoni di Divider. Il cielo diviene lentamente sempre più nero. Se Remote ne inasprisce i toni, un attimo dopo Circuitry li consacra all’oscurità in maniera definitiva. È una traccia in partenza impetuosa, perché dalla rarefazione acustica si passa a una più densa fase di riscaldamento sull’onda d’urto delle bordate emesse dei sintetizzatori. La tensione sembra crescere in intensità ogni minuto che passa. Il battito di Sensor e i ronzii di Source, ben equilibrati in sequenza, imprimono una svolta. La terra trema durante l’incedere possente di Modus, la traccia più lunga dell’album.

Attraverso una serie di pulsioni ripetute a oltranza, Counter risulta essere, invece, quella più mentale. Un vortice cosmico avvolge poi l’ascoltatore in Connector mentre i due mondi, cielo e terra, avviano un processo di fusione. Tra echi e riverberi, Interrupt mette fine alla fase meditativa e permette alla conclusiva Disable di schiudersi in tutta la sua deflagrante alienazione sonora. “Monolog” rappresenta il lato più sperimentale di Helge Tømmervåg, da consigliare a chi ama avvicinarsi a qualcosa di diverso, fuori dalla massa, finanche underground. Un album intriso di una certa emotività, nonostante la breve durata dei brani. Spesso attraversati da una sottile venatura di mistero.

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