Marco Malasomma – Jura

Marco Malasomma – 'Jura' (2018)

Jura è un’isola dell’arcipelago dell’Ebridi Interne, poco distante dalla costa sud-occidentale della Scozia. Il suo nome deriva da ‘Dýrøy’, ‘isola dei cervi’ in norreno, animali diffusi sulle colline, a fronte, invece, di uno sparuto gruppo di umani residenti in loco. Tra questi, ottant’anni fa, vi fu, addirittura, il romanziere George Orwell, alle prese con il completamento del suo capolavoro, “1984” (1949). L’opera distopica, che narra di una società governata da un partito unico, il c.d. Grande Fratello, è stata indirettamente tra le fonti d’ispirazione per Marco Malasomma, il cui album “Jura” (2018) riporta persino uno degli slogan del romanzo, all’interno della sua elegante confezione rosso sangue.

War is peace. Freedom is slavery. Ignorance is strenght.

Nell’immaginario del percussionista e musicista elettroacustico, un’isola come Jura rappresenta, inoltre, un’area immersa nel silenzio, in cui sfuggire alla morsa di un agente totalitario. La sua prima release su Stochastic Resonance offre numerosi spunti tra ambient e drone per provare a rilassare la mente e il corpo, in scia a un complesso flusso di suoni concreti o derivanti da strumenti processati, suonati da Salvatore Dante e Giovanni Todisco, a cui si aggiungono frammenti field recording ad hoc e, soprattutto, la voce di Tita Tummillo. Da una parte, l’applicazione di stilemi minimalisti. Dall’altra, il recupero di una memoria, forse, sopita attraverso echi elettronici e rumori lontani.

L’ipnosi ha inizio con Equal. In punta di piedi. Il mistico suono del didgeridoo, l’unico riconoscibile nel mezzo di nebbie quasi impenetrabili, il cui persistere ammanta il brano di una certa suspense. Senza, però, particolari affanni. Un invito al raccoglimento interiore scosso, però, dal ritmo circolare e, soprattutto, dalle percussioni persistenti durante Oldspeak. Una sorta di crescendo destinato a interrompersi di continuo in prossimità del suo culmine. La ripetitività è cruciale ai fini della resa del brano, dai rimandi quasi tribali. Una manciata di battiti digitali scandisce l’incedere della vivace Plusgood, costruita anche in scia al rapido susseguirsi di curiosi frammenti vocali.

Rectify riduce in potenza la creatività iniziale, prediligendo un approccio minimalista, ma non è da sottovalutare il suo impatto in termini di scariche elettriche. Doublethink segna il giro di boa di “Jura”, imprimendo un cambiamento umorale tra le pieghe di una tracklist assortita. Voci umane sono spezzate in più parti o rese irriconoscibili, confuse tra pulsioni di un certo spessore. La lunga Ownlife restituisce un po’ di quiete all’ascoltatore. Impeccabile la stratificazione dei suoni compiuta da Marco Malasomma. Non meno accurata è la cura dei grandi e piccoli dettagli della vorticosa Joycamp. Il vento al centro della composizione. Unperson, invece, l’opportuna conclusione. Criptica.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.