Mai Mai Mai – Petra

Mai Mai Mai – 'Petra' (2015)

Non c’è due senza tre. “Theta” (2013), “Delta” (2014) ed ecco “Petra” (2015), un’appendice alla futura trilogia mediterranea di Mai Mai Mai, in attesa del suo acme. Un percorso sonoro durato tre anni si è snodato così su tre release, affidate per giunta a tre differenti etichette italiane, ciascuna adornata da un criptico titolo, composto però da cinque lettere. Ogni singolo album in miniatura è stato reso interessante grazie a singolari elementi grafici, talvolta in connessione con un packaging ad hoc.

Il racconto di un viaggio, attraverso il Mediterraneo e le sue coste e le sue culture, si è posto alla base delle varie produzioni, susseguitesi con naturalezza. Ogni uscita è una storia. Si può intendere il tutto anche come una sorta di colonna sonora senza vere e proprie immagini. “Petra” si basa sull’idea che la roccia e la pietra siano memorie di un luogo e di un tempo. nel disco si fondono le pietre raccolte durante il viaggio, proprio per trasformarle in suono.

Dal mare alla pietra, escludendo riferimenti all’omonimo sito archeologico in Giordania, “Petra” mette in mostra una nuova gamma di sperimentazioni di Mai Mai Mai, musicista ispirato tanto in studio quanto dal vivo. Field recording, rumori di fondo, sample e mucchi di sporcizia sonica costituiscono un ottimo preludio alla stesura di un ulteriore capitolo, già intitolato “Phi” (2016). Un lavoro di più ampio respiro per ingolosire i numerosi appassionati dell’Italian Occult Psychedelia, una scena molto attiva.

Mi sento molto legato a ciò che succede nel sottobosco italiano. Da tanti anni faccio pressione affinché si concretizzino il più possibile concerti, festival, spazi, incontri, scambi. Oggi, i riflettori sono puntati sulla ‘Italian Occult Psychedelia’, in cui sono inserito, garantendo visibilità a gruppi e singoli che ne fanno parte. Ci sono persone che lavorano duro nel quotidiano perché qualcosa del genere succeda. Tanta la fatica, ma altrettanta è la soddisfazione.

Mai Mai Mai può, però, dirsi soddisfatto due volte. “Petra”, registrato negli scorsi mesi invernali, è lo strumento perfetto per canalizzare la composizione di un sound maturo, che continua a godere del solito fascino intriso di mistero. Tre tracce compongono i venti minuti impressi tra i solchi di un vinile bianco splendidamente serigrafato da Andreco, a cui è allegato un interessante booklet fotografico di dodici pagine, “Memorie di un viaggio” di Ilaria Doimo, già a lavoro sulle immagini di “Theta”.

La parte più corposa del 12”, rilasciato dalla bergamasca Corpoc, è occupata dall’energica Bassae, perturbazione sonica che fa riferimento alla località del Peloponneso che ospitava il tempio di Apollo Epicurio, il dio del Sole. Feedback saturati in esplosioni in serie caratterizzano un flusso cerebrale che si pone in contrasto con il tribalismo glitch di Petra arricchita da inserti vocali. Concluso il cerimoniale, le onde di Pelagos raggiungono e percuotono la pietra ultima.

Con Corpoc tutto è nato perché avevo chiesto ad Andreco di curare la grafica per “Petra”: chi meglio di lui se si parla di rocce e pietre? Ammiravo le serigrafie della Corpoc e mi sono incuriosito quando ha cominciato a stampare dischi. Mentre il digitale imperversa, e il supporto fisico è spesso assente, è giusto che l’oggetto, a prescindere dal contenuto, sia curato. ERO in buone mani!
Come, in precedenza, quelle di Andrea Ongarato e quelle del team Yerevan Tapes. Appena ho iniziato con Mai Mai Mai, tra candele accese, gli abiti di Canedicoda e i video di Simone Donadoni, ho intuito che il progetto poteva piacere al boss della Boring Machines, presente al mio primo live presso il Castello di Itri capì che era roba abbastanza noiosa… ed ecco “Theta”. Subito dopo, Andrea Napoli e Silvia Guescini di Yerevan Tapes, con cui sono in contatto per ‘affari’, mi chiesero del materiale e “Delta” era in linea con il loro immaginario.

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