Machinefabriek – Stillness Soundtracks II

Machinefabriek – 'Stillness Soundtracks II' (2020)

Sei anni dopo “Stillness Sountracks” (2014), il viaggio sonoro di Machinefabriek continua tra nuovi luoghi freddi e desolati con i cinque brani di “Stillness Soundtracks II” (2020). Il sodalizio artistico con la regista Esther Kokmeijer si è così arricchito di un nuovo capitolo, pubblicato ancora una volta da Glacial Movements, ma più cupo e sommesso, terribilmente adatto per i tempi che corrono, con il cambiamento climatico che è ormai una seria minaccia per l’intera umanità.

Descrizione

Il ciclo di DOCUMENTARI offre allo spettatore immagini tranquille di paesaggi ghiacciati del Polo Nord e del Polo Sud. Ho filmato parte di tali sfondi durante i miei soggiorni biennali in Antartide in qualità di fotografo di spedizione. Le sequenze meditative invitano a riflettere sulla bellezza senza pari di questa ecologia glaciale, che appare allo stesso tempo sia vulnerabile che resiliente.

Mentre la prima colonna sonora di Rutger Zuydervelt si presentava piuttosto vivace e stratificata, affinché la musica aggiungesse un plus alla narrazione a fronte di un immaginario statico, la seconda è ‘ancorata’ in misura maggiore alla solennità di un certo flusso di immagini, da cui emergono sentimenti contrastanti, in primis stupore e tristezza. L’immobilità di fondo delle grandi distese in cui dominano il blu e il bianco può essere associata non solo a una manciata di note.

Musica

È, infatti, quella che può circoscrivere la reazione inerme dell’uomo moderno di fronte allo scioglimento dei ghiacciai. Enormi e fragili. Il pertinente suono dell’olandese sostiene in modo astratto il loro stato di congelamento, finanche con afflato lirico, è il caso di Stillness #6 (Lemaire Channel, Antarctica). Le sue elaborate trame si evolvono di continuo, fluttuano nell’aria gelida e talvolta s’infrangono in prossimità dell’apice, quando lo scrosciare dell’acqua balza in primo piano.

Alla falsa quiete Stillness #7 (Antarctic Sound, Antarctica) è contrapposto l’artefatto soffio del vento proprio della centrale Stillness #8 (Laubeuf Fjord, Antarctica) appare tanto breve quanto ipnotico. È, invece, un bordone lento e inesorabile quello che emerge dalle profondità abissali di Stillness #9 (Hanusse Bay, Antarctica). L’incommensurabilità degli spazi fisici diviene così solenne malinconia atmosferica. Stillness #10 (Antarctic Sound, Antarctica) ne è, forse, la compiuta sintesi.

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