Luis Bacalov – Django

Luis Bacalov – 'Django (Colonna Sonora)' (2015)

Django (Franco Nero) è un reduce nordista che vaga in aree desolate al confine tra Stati e Messico con una sella in spalla, trascinando una cassa da morto. Nel corso del suo peregrinare senza meta, il pistolero salva la meticcia Maria (Loredana Nusciak) dai suoi aguzzini e con la stessa raggiunge una sorta di città fantasma. Qui imperversano due bande, i razzisti del maggiore statunitense Jackson (Eduardo Fajardo), caratterizzati da un fazzoletto rosso al collo, e i rivoluzionari del generale messicano Hugo (José Bódalo). Django s’inserisce nella lotta tra bande, uccidendo i suoi uomini con la mitragliatrice nascosta nella bara e, dopo aver assaltato il loro forte, recupera il bottino negatogli dal generale Hugo. Il messicano lo punisce rompendogli le mani. La resa dei conti tra il redivivo Django e il maggiore Jackson, reduce dallo sterminio dei rivoluzionari e colpevole di aver ucciso sua moglie, ha luogo presso il cimitero di Tombstone.

Descrizione

Uno dei western più sadici e violenti mai prodotti alla metà degli anni Sessanta. L’alternativa quintessenza del genere all’italiana. Il cinismo, il fango, il sangue le chiavi del suo successo dentro e fuori i confini nazionali. Il ribaltamento dell’estetica leoniana. L’uso esaperato dei movimenti della macchina da presa e delle inquadrature. La grigia fotografia di Enzo Barboni, occhio dietro la cinepresa per “Lo Chiamavano Trinità…” (1970). Il prototipo di un nuovo filone. Rivoluzionario, imitato dozzine di volte. Un uomo vestito di nero, privo di cavallo, solitario, in cerca di rivincita. Una città degradata, squallida, sfondo di un grottesco scontro tra statunitensi razzisti e banditi messicani. Un’atmosfera surreale, macabra, gotica. “Django” (1966) è stata l’affermazione di Sergio Corbucci come regista, primo film di una tetralogia sui generis, quella degli antieroi, composta da “Navajo Joe” (1966), “I Crudeli” (1967) e “Il Grande Silenzio” (1968).

Musica

I fraseggi circolari di chitarra e la potente voce di Rocky Roberts introducono una sorta di ballata in stile country che, poco alla volta, si trasforma in un brano esplosivo, un classico senza tempo: Django (Main Titles Song). Il contributo de I Cantori Moderni Di Alessandroni e il testo descrittivo di Franco Migliacci sono amalgamati alla musica composta da Luis Bacalov. Le spettrali e talvolta stridule Town Of Silence, Fango Giallo, Fruscii Notturni ad hic per l’atmosfera del lungometraggio. Struggenti Blue Dark Waltz e Django (Love Movement), strumentali per indagare i turbamenti del protagonista. Magnifica La Corsa che, dopo alcune battute per frenetici archi, rivela un assolo trombettistico da degüello. La tracklist di “Django (Colonna Sonora)” (2015), una release in vinile AMS, rivela, inoltre, un lato folkloristico messicano: è il caso di Vamonos Muchachos, Vals De Juana Yemena e Django (Mariachi #3) e Corrido (With Vocal).

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