Loscil – Monument Builders

Loscil – 'Monument Builders' (2016)

L’uomo e la Terra, luci e ombre. Se la natura è stata centrale in “First Narrows” (2004), “Sketches From New Brighton” (2012) e “Sea Islands” (2014), il protagonista di “Monument Builders” (2016) è, invece, colui che la deturpa di continuo: l’uomo. Loscil alza la posta in gioco. La trilogia legata a zone geografiche della natia Vancouver è alle spalle. Il nuovo album un modo per esplicitare differenti preoccupazioni in note. Tre le fonti di ispirazioni: il documentario “Koyaanisqatsi” (1982), il pensiero pessimista di John Gray e le grandiose fotografie di Edward Burtynsky.

“Koyaanisqatsi” è un singolare documentario diretto da Godfrey Reggio, con colonna sonora di Philip Glass, tra i capofila del minimalismo musicale. Un film privo di dialoghi e trama, ridotto a collage di immagini che, rallentate o accelerate, restituiscono allo spettatore lo sviluppo della civiltà moderna. Dalla natura incontaminata alle grandi città, gli interventi dell’uomo aumentano sempre di più nel tempo, sino a incarnare a pieno il significato della parola koyaanisqatsi: in lingua hopi significa ‘vita in tumulto’, folle e sbilanciata dalla complessa relazione tra uomo e tecnologia.

La sua insensatezza è cruciale tra le pagine di “Cani Di Paglia” (2002), testo del filosofo John Gray, che analizza la portata di alcuni concetti quali il libero arbitrio, la morale, la natura dell’essere, il progresso e la verità. Da Platone al giorno d’oggi, il pensiero occidentale sembrerebbe essersi fondato su un’idea sbagliata dell’uomo, non dissimile dall’animale, e della sua collocazione nel mondo. Le sue devastazioni sono state ripetutamente testimoniate dalle particolari fotografie aeree di Edward Burtynsky, vere e proprie denunce visive del nostro pericoloso impatto sul pianeta.

Immagini che, spesso, non necessitano di alcun tipo di legenda, ma che stimolano riflessioni sui danni dell’industria e sul futuro del pianeta. Le stesse che derivano dall’ascolto di “Monument Builders”, l’ennesimo viaggio su Kranky di Scott Morgan, la cui narrazione proietta il prossimo in un non-luogo tra detriti e incertezze. Un lavoro malinconico, nichilista, talvolta persino solenne, fondato su sette tracce che non hanno deluso le attese. Da una parte, un uso scientifico del drone. Dall’altra, gli inevitabili strumenti campionati. Il grigiore del cemento e la fragilità dell’uomo.

Sample striduli di oggetti domestici, echi elettronici e altre schegge conficcate in una struttura minimal. Un modus operandi in evoluzione per un musicista con una decina di valide release alle spalle. Il sound è qui meno liquido o libero di originare forme. La sua continua modulazione evoca ambienti inquinati, colori tersi e potenziali scenari catastrofici, figli legittimi di continui cambiamenti climatici. Il progetto di Loscil è scomponibile in due parti. Nel corso della prima, le tensioni si addensano copiose. La sospirata quiete giunge, invece, al culmine della seconda.

L’incipit illbient di Drained Lake prova a mitigare lo slancio ossessivo di “Monument Builders”, affidato al mastering di Rafael Anton Irisarri. Il lato A si sviluppa in scia alla linea di basso di Red Tide e ai fantasmi analogici della title-track. Il rigore delle composizioni e una manciata di frequenze distorte. Un incedere sussultorio. Corni alla stregua di lamenti. Improvvise le rifrazioni del suono. L’oscurità regna. Straziante anche Straw Dogs, marcata dall’uso del crescendo. Il titolo, mutuato dall’edizione inglese del già libro di John Gray, introduce l’altrettanto freddo lato B.

Più ovattata Deceiver, ideale per il fondo dell’abisso dub. Una giustificata parentesi finanche melodica. Piccola crepa in un’architettura solida, se non ‘monumentale’. Transitoria Anthropocene, una vibrante progressione. Non a caso, ‘antropocene’ è il termine coniato oltre trent’anni fa dal biologo Eugene Stoermer per indicare l’era geologica attuale nella quale l’uomo e le sue attività sono causa delle principali modifiche territoriali, strutturali e climatiche. Le voci computerizzate della fumosa Weeds il monito finale. L’eredità vivida di Philip Glass, o l’ultima saturazione.

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