Lino Capra Vaccina – Antico Adagio

Lino Capra Vaccina – 'Antico Adagio' (2014)

Sareste in grado di immaginare quella sorta di dimensione subacquea in cui la fisicità di una balena acquista una rarefazione?

Nel mare in tempesta degli anni Settanta, nelle cui acque prenderanno lentamente vita generi quali elettronica, hip hop, metal e punk, l’Italia presentava al mondo numerosi artisti di rilievo in grado di coniugare in note innovazione, originalità, ricerca e sperimentazione. Affatto derivative, per nulla ingenue, ma solo nascoste alle orecchie dei mezzi di comunicazione, incapaci di scandagliare le profondità di un underground florido. Casi talvolta isolati all’interno di una scena musicale tricolore dai tratti vivaci, dedita in massa al rock progressivo più o meno colto, riflesso di quanto accadeva oltremanica e oltreoceano con Terry Riley o i Pink Floyd degli esordi.

Negli anni di piombo c’era un grande fermento, non solo da un punto di vista propriamente politico, o sociale, perché sono stati un momento importante, entusiasmante: c’era una partecipazione del pubblico unica, così come dei giornalisti, dei manager, degli impresari e delle case discografiche.

Un simile convivio ha favorito ascolti senza pregiudizi e, di riflesso, spianato la strada a nuove ‘tendenze’. Se l’avanguardia jazz era al canto del cigno, il fenomeno kraut s’imponeva come nuova corrente ibrida, pronta a introiettare disparati stilemi nei concetti di ripetizione e riproduzione di uno o più suoni con l’ausilio di sofisticate strumentazioni. Un tratto in comune con i liberi improvvisatori, come Steve Reich, catalizzatori di fermenti atti a recidere il cordone ombelicale con la tradizione classica.

Musica aleatoria che si tingeva di etnicità, purtroppo poco commerciabile sul piano discografico, e che annoverava gruppi come gli Aktuala, fra gli antesignani a livello europeo di ciò che verrà in seguito definita impropriamente ‘world music’. Forti influenze africane e, soprattutto, orientali erano e sono parte del background del batterista e percussionista della band, il milanese Lino Capra Vaccina.

Nelle sue prerogative, si sono spesso sovrapposte la ‘creazione’ pensata per lo strumento musicale e la comunicazione attraverso la musica. Gli Aktuala hanno perciò rappresentato qualcosa di assolutamente innovativo nel panorama delle proposte nostrane, puntando forte sulla proprie radici e tradizioni sonore da ricollocare, però, nel quadro di una sarabanda psichedelica filtrata da nuove forme di ritualità.

Lino Capra Vaccina si è poi unito a Franco Battiato e Juri Camisasca nella formazione live del Telaio Magnetico e ha collaborato con Jumbo, Giuni Russo e Giacomo Di Martino. Un artista appartato, ma di spessore, capace di lasciare in eredità alle generazioni degli ‘anni di plastica’, gli anni Ottanta, una pietra miliare quale “Antico Adagio” (1978) su , di recente ristampato (2015) per Die Schachtel.

Un’opera giunta in piena maturità dopo anni di formazione classica e attività dal vivo, anticipatrice della temperie culturale new age e frutto di una ricerca prima antropologica e poi musicale. Punto fermo della corrente strumentale nostrana, l’album, auto-prodotto in tiratura limitata con l’aiuto finanziario dell’ex Stormy Six Massimo Villa, “codifica un linguaggio originale mirato ai contenuti”.

Contrariamente a ogni previsione del suo autore, del disco ne parlarono in molti; eppure la sua difficile reperibilità, colpa di una scarsa promozione, l’hanno reso un oggetto destinato a pochissimi, custodito gelosamente da chiunque abbia avuto la fortuna di trovarne una copia originale, il cui valore economico è cresciuto tempo dopo tra i collezionisti e i partecipanti ad aste on-line. Per compensare un vuoto in bacheca, evitando un potenziale salasso, una ristampa attesa trentasei anni non passata inosservata tra addetti ai lavori e fan dell’ultima ora.

L’etichetta Die Schachtel ha fatto un ottimo lavoro, sono soddisfatto: il proprietario, Fabio Carboni, è un ragazzo davvero in gamba, con passione. Da una parte me lo auguravo, dall’altra neanche stavolta me l’aspettavo.

Il concept di “Antico Adagio” fa perno sull’istinto del musicista e riportarlo in superficie significa squarciare un velo d’ignoranza non giustificata nei confronti di un lavoro che ha collocato l’uomo primitivo al centro. “Nel percuotere le pietre è nascosta la spiritualità”, punto di ripartenza per il produttore, da sempre affascinato dal misticismo di un gesto tanto fisico quanto acustico e desideroso di riprodurlo a sua somiglianza. Percussioni come mezzo ideale anche per compiere lunghi viaggi regressivi.

Quando parlo di arcaicità, intendo questo. Non è facile, c’è qualcosa di sciamanico, di magico e bisogna averci convissuto, vissuto e lavorato sopra come ho fatto per giorni, mesi, anni. Un’Espressione sonora non esteriore, ma propria del mio stato d’animo, del mio modo di pensare e fare musica, da cui non mi sono mai spostato.

Sette lustri e mezzo dopo, l’album non smette di stupire per le scelte meditate e di brillare di luce propria: l’eleganza delle composizioni è intatta, ricollocata in un altrove temporale. Per comprenderla non basta un ascolto. “Antico Adagio” necessita di un’assimilazione lenta, poiché le strutture dilatate, che attingono agli stilemi della musica modale, rimandano a una ciclicità e a un continuo divenire.

In scia ai primi esperimenti per percussioni di Wolff & Hennings, ad esempio “Tibetan Bells” (1972), Lino Capra Vaccina propone una ritmica di grande fascino, capace di collocarsi oltre il confine della tradizione classica e superare la cornice stilistica di quella orientale. La neo-musica popolare incontra il minimalismo e, a sua volta, introietta suggestioni spirituali associabili a tecniche ipnotiche.

La ricchezza del suono deriva, però, da un’apparente povertà strumentale: uso strategico delle voci, echi di antichi suoni e cristalli sonori mutuati da campane, darabouka, lamiere, marimbe, tabla, vibrafoni, oltre a un dosato uso di cetra, oboe, pianoforte e violino. Ecologia sonora il termine migliore per provare a circoscrivere, o definire, la matematica dei rapporti programmatici tra percussioni.

Il contributo di Dana Matus e Juri Camisasca (voci), Roberto Mazza (oboe) e Mario Garuti (violino) costituisce un ulteriore plauso alle scelte dell’artista, studente di percussioni, pianoforte, composizione e storia della musica presso la Civica Scuola di Musica, nonché alle dipendenze di Claudio Abbado, Georges Prêtre e Seiji Osawa durante le stagioni 1979-1985 nell’orchestra del Teatro alla Scala.

Le pelli mistiche della memoria risuonano non all’unisono nell’iniziale Elegia. Un arsenale di percussioni al servizio di un solo corpo è accompagnato dalla voce di Juri Camisasca, riverberata e sovrapposta a campanelli e suoni in dispersione per un’armonia trascendente. Lentamente, tra impulsi ritmici, subentra la più tribale Voce In XY, secondo fulgido esempio di astrattismo sensoriale.

L’atmosfera si colora di sfumature d’inquietudine in Canti Delle Sfere, permeata da cupi clangori e rimbombi catacombali dei gong. Anche la natura di Frammenti Di Sonno è eterea, costruita su impalcature tanto fluttuanti quanto scarne. Lo scorrere del tempo sembra interrompersi in Movimenti E Silenzi Per Spazi Bianchi, preludio a una title-track altrettanto raccolta e metafisica. Come una preghiera.

O la summa della riflessione introspettiva di Lino Capra Vaccina. La melodia dell’oboe filtra attraverso i riverberi degli altri strumenti fino a divenire soffi di vento, forieri del raggiungimento della auspicata pace interiore. “The combination of the rhythms and melodies resonate with me in a very clear way” scrive Four Tet nel testo che accompagna la ristampa. Breve, ma affossante.

Alle sei straordinarie tracce di “Antico Adagio” seguono oggi le quattro di “Frammenti Da Antico Adagio” (2014): Ondulazione Melodica, Motus, Frammenti Di Suono e Vocis, ermetici inediti registrati durante le session dell’epoca. “A malincuore fui costretto a rinunciare a questo materiale all’epoca”, perché “non c’era spazio fisico” e neppure la disponibilità economica di produrre un doppio album in vinile.

Die Schachtel mi ha chiesto se avessi altro e, per fortuna, questi brani erano in ottimo stato. Per il titolo avevo pensato ad ‘Another Music From Antico Adagio’, ma loro hanno preferito ‘Frammenti’. Dato che sono oltre trenta minuti di musica, non sono proprio frammenti, ma per la mia discografia è un disco in più.

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