Life Is An Experiment

Thisquietarmy

L’improvvisazione non è soltanto una legge della storia. Cambiare idea in continuazione equivale anche a esser costantemente pronti nel tagliare nuovi traguardi. Una caratteristica propria di Thisquietarmy, all’anagrafe Eric Quach, abile e prolifico chitarrista canadese, da sempre pronto a impressionare l’ascoltatore con i suoi paesaggi sonori dinamici, se non ipnotici. Un fulmine non cade mai due volte nello stesso punto.

Com’è iniziato il tuo rapporto con la musica? Ricordi un episodio in particolare?

L’ho sempre ascoltata, ma non sono mai stato attratto dal suonarla fin quando non ho scoperto sonorità post-rock e shoegaze. Cià è accaduto tra la fine degli anni Novanta e l’inizio degli anni Zero e ho iniziato a rendermi conto che suonare la chitarra da seduti o immobili poteva essere bello. A quel punto, ho cercato di scoprire a quali pedali ricorrevano i vari musicisti per ottenere certi suoni: fu così che comprai il mio primo processore multieffetto, un Digitech RP-200, per capire i diversi effetti. Avrei potuto programmare patch per emulare il sound dei diversi artisti che mi piacevano, una modalità che, però, ho sostituito con singoli pedali in parallelo ai miei progressi.

Hai uno o più dischi che ritieni siano necessari da ascoltare per comprendere il percorso artistico di Thisquietarmy? Quali artisti di generi diversi ti hanno influenzato? E quali ti influenzano ancora oggi mentre tratteggi paesaggi sonori?

Thisquietarmy è un’evoluzione di molte cose, un’estensione della mia identità e un riflesso del percorso della mia vita. E, soprattutto in termini musicali, è la mia ricerca nel trovare dischi che mi parlassero e con cui potessi identificarmi, sin da piccolo negli anni Ottanta, quando ascoltavo quello che ascoltava mia sorella maggiore – synth pop di allora, new wave, post-punk, gruppi quali New Order, Depeche Mode, The Cure, Tears For Fears – fino alla mia adolescenza, scoprendo Guns N’ Roses, U2, Pink Floyd, senza dimenticare le sonorità grunge che tutti noi ascoltavamo in televisione e alla radio, come quelle di Nirvana, Pearl Jam, Smashing Pumpkins, Nine Inch Nails, Radiohead o la maggior parte delle band britanniche che sono riuscite a imporsi in Nord America.

A quel punto, ho cominciato a detestare la musica, perché mi sono reso conto di quanto fosse deboli i prodotti della scena alternativa commerciale a cui eravamo esposti. Ho cercato modi alternativi per scoprire nuovi suoni, attraverso dischi di Brian Eno, Jean-Michel Jarre, Mike Oldfield o colonne sonore di film rinvenuti nelle biblioteche pubbliche, ho iniziare a cercare nei negozi di dischi usati o in quelli indipendenti, perché lì poteva esserci qualcosa di meglio rispetto altrove. Poco dopo, con l’arrivo di Internet e Napster, sono stato in grado di individuare sonorità underground che erano più su misura per me – quelle ambient, elettroniche, gotiche, industrial, IDM, noise – vale a dire da Merzbow ai Loveliescrushing, fino a Aphex Twin e i Boards of Canada o progetti più oscuri, compreso lo shoegaze e la psichedelia di My Bloody Valentine, Slowdive, Spiritualized, Primal Scream e Flying Saucer Attack. Certe voci e strutture pop mi hanno comunque bloccato, così quando ho scoperto il post-rock strumentale tramite band quali Mogwai, Godspeed You! Black Emperor, Slint, Tarentel, Do Make Say Think, è stato, probabilmente, l’inizio di un’idea che, forse, avrebbe potuto essere tradotta in un mezzo e una direzione che poteva influenzare la mia espressione creativa.

Dopo di ciò, sono trascorsi anni durante i quali ho imparato a suonare la musica all’interno dei Destroyalldreamers, la band che ho formato poco dopo aver comprato la mia prima pedaliera di effetti. E, in parallelo, mi sono esercitato molto da solo quando ho percepito che la composizione nel contesto di una band era diventata troppo limitata o finiva per essere compromessa. Quando ho avviato il progetto Thisquietarmy come solista, pensavo in termini di ripetizioni e come trasformare strati di ripetizioni in una frase o in una struttura completamente diversa, il che richiedeva un po’ di ginnastica mentale, ma anche una qualche ispirazione dalla musica minimalista e krautrock, se non cosmica. Per le trame sonore, i lavori di Tim Hecker, Godspeed, Lovesliescrushing, Slowdive hanno influenzato molto i miei inizi. In tempi più recenti, in concomitanza con il mio lungo girovagare, ho incrociato molti gruppi doom, post-rock, post-metal come Nadja, Monarch, Year Of No Light, Caspian, Om e altri che, forse, hanno influenzato il mio suono dal vivo più in profondità, ponendo l’accento sul suo lato più oscuro ed epico. Mi diverte incontrare persone che collegano la mia musica al black metal: all’inizio non capivo la relazione, ma dopo essere andato a fondo, ho iniziato a vedere cosa intendessero, incorporando consapevolmente alcuni dei suoi elementi.

Sei ancora così ‘music addict’? Ascolti e acquisti dischi del passato o del presente?

Ne ero dipendente ma, poco alla volta, ho cominciato a esserlo meno da quando ho lasciato il mio lavoro diurno, perché tutto ciò che faccio ora è lavorare sulla musica e avere molti meno soldi. In questi giorni preferirei andare a vedere uno spettacolo dal vivo, un qualcosa che faccio sempre ovunque sia, così come molti artisti locali e band itineranti. La musica era qualcosa che mi consolava, di cui avevo bisogno per sentirmi meglio nel pieno della mia routine, ma ora è più difficile trovare qualcosa di originale che stimoli il mio interesse, perché sono quasi stanco della musica. E mi annoio di lavorare sulla mia. Individuare nuova musica, così come lavorarci, è arduo, forse, sono in attesa di quella che m’ispiri di nuovo per farmi andare avanti eppure, è innegabile, diventa sempre più complicato essere soddisfatti sia con la propria musica che con quella altrui.

Sin dalle tue copertine, quanto tempo dedichi a un singolo progetto?

A volte, tutto accade rapidamente, ma la maggior parte delle mie release ‘serie’ possono richiedere molto tempo per essere completate, poiché non considero un disco ultimato fino a quando l’artwork non è stato realizzato. E quest’ultimo non può essere approntato se le tracce non sono legate a un concetto in cui la stessa copertina è, a sua volta, legata. La musica può essere persino pronta da uno o due anni, ma sarà finalizzato soltanto più tardi, sia quando sarò a mio agio con la stessa, dopo aver superato la prova del tempo, o quando l’idea e la creazione dell’artwork salterà fuori.

Quali differenze sonore può trovare un ascoltatore all’interno della tua discografia?

Alcuni album sono più basati sulle ‘canzoni’, perché presentano una struttura chiara e definita, altri sono astratti e fondati sull’improvvisazione. Il suono può assumere toni sia minimal che sognanti, tanto spaventosi quanto claustrofobici e persino epici. Questa domanda è per i miei fan più accaniti, perché non riascolto i miei lavori. Una volta terminati, il loro scopo è stato raggiunto almeno per il sottoscritto, quindi, vado avanti.

È più importante ciò che prova il pubblico o ciò intende comunicare l’artista?

Sono tanto o poco importanti. Si parla sempre di persone e prospettive diverse.

La musica ha un valore soggettivo? Ha più impatto emotivo dell’immagine?

Sia la musica che l’arte sono entrambe soggettive, derivanti da una prospettiva personale, dai sentimenti e dalle opinioni. Il problema è il cattivo gusto delle persone.

La tua carriera annovera alcune collaborazioni. Che cosa hai imparato da Aidan Baker, Yellow6, Scott Cortez, Year Of No Light, Noveller e Syndrome?

Per chi è autodidatta, e non ha una vera conoscenza della teoria musicale, è importante avere la possibilità di collaborare con una vasta gamma di musicisti e band. Ciò avvalora il mio essere un improvvisatore sia nel contesto di lavori in studio o spontanei anche dal vivo che con artisti e gruppi con diversi stili o modi di approcciarsi alla musica. Sono in grado di adattare il mio suono per creare qualcosa di diverso da quello a cui sono abituato. Non è mia intenzione approfondire ogni singola collaborazione ma, in ogni circostanza, sono uscito dalla mia comfort zone e, a volte, è avvenuta la magia, in scia alla pressione, allo stress o grazie alla nuova chimica, alla complicità o all’intuizione.

I progetti Destroyalldreamers, Mains De Givre e Ghidrah sono conclusi?

Soltanto tecnicamente, finché esisto non sono conclusi del tutto.

Quale dei tuoi album è stato il tuo punto di arrivo in termini di effetti e note?

È una domanda difficile perché, di nuovo, non mi piace guardarmi indietro. Sono cosciente di ciò che è stato fatto e non lo analizzo in seguito, come farebbe un critico o un fan. Semmai non vedo l’ora che salti fuori il prossimo guizzo creativo e, di solito, m’impegno affinché sia migliore del precedente, specie da un punto di vista personale, affinché decida poi di pubblicarla. In tal senso, non conteggio le piccole uscite basate su alcune improvvisazioni dal vivo, perché le considero alla stregue di fotografie.

Ricordo, invece, quando ultimai “Resurgence” (2011), che mi portò via quattro anni per essere completo. Da quel momento, ho pubblicato altri tre album ed è stata come la fine di un capitolo per Thisquietarmy, o meglio, ho considerato “Unconquered” il mio primo (2008) e ho inteso “Resurgence” come l’ultimo: il mio libro terminava così, con quel tipo di ‘viaggio’, poiché tutto il materiale a cui avevo lavorato era stato finalmente rilasciato, quindi, avrei potuto ricominciare a scrivere a partire da una pagina bianca.

Da allora, ho pubblicato altre quattro alto, a cominciare da “Hex Mountains” (2013), e senza contare “Exorcisms” quale album di droni improvvisati registrato in una cattedrale, a cui ha partecipato un vero batterista e in cui ho avuto altri ospiti al basso e come vocalist. Dopodiché, i più recenti sono stati “Anthems For Catharsis” (2015), “Métamorphose” (2017) e “Democracy Of Dust” (2017), tutti diversi l’uno dall’altro e, a questo punto, anticipo che ho un nuovo lavoro pronto per il 2018, che è più un album da vera band. Non c’è un percorso specifico, eccetto il fatto che non amo replicare lo stesso contenuto due volte, malgrado utilizzi più o meno la stessa attrezzatura.

In che modo il Canada ha influenzato la tua visione musicale?

È necessario tenere presente che il Canada è un paese molto grande con quattro fusi orari e con metà della popolazione italiana. È più lungo il volo da Montreal a Roma che da Montreal a Vancouver. È impossibile essere aggiornati su ciò che accade in altre parti del Canada e ancora meno in riferimento alle scene locali tra arte e cultura. La maggior parte degli osservatori stranieri è solita rilevare una certa abbondanza di artisti ‘dalla mentalità simile’ ed esportati all’estero e, quindi, tende a immaginare che il Canada sia una sorta di mecca per la musica sperimentale quando, invece, è il contrario.

Questo è il motivo per cui ha senso esportare i nostri lavori, poiché non c’è molto interesse qui, possiamo al massimo ‘farcela’ nelle nostre città di appartenenza dato che le altre sono lontane. A causa della vastità degli spazio, la maggior parte degli artisti sperimentali può sentirsi incompresa e, forse, un po’ sola o persa e suppongo che ciò si traduca in musica. E in un paese enorme, dove c’è poco scambio culturale in virtù di tali distanze, è difficile suscitare interesse nel prossimo per qualche musica strana, specialmente quando la maggior parte delle band cerca in parte di assomigliare al nostro più grande prodotto di esportazione indipendente, cioè gli Arcade Fire.

Noi canadesi siamo, inoltre, vicini di casa degli Stati Uniti, da cui vediamo arrivare un sacco di gruppi che diventano popolari dentro e fuori dall’America del Nord grazie al modo in cui sono gestite le loro attività di gestione e promozione, con le etichette discografiche indipendenti sullo sfondo. Ci sono pochissime band non statunitensi in grado di ottenere visibilità all’interno del mercato statunitense, inclusi quelle canadesi, il che favorisce ancora di più quella sensazione di solitudine propria del nostro continente con una superpotenza che ci adombra. Tale circostanza potrebbe finire persino per alimentare anche la ricerca del singolo artista canadese all’estero.

Com’è andata con la varie etichette? Sei stato tu a contattarle?

È stata una strada in salita sin da quando ho iniziato questo lavoro e lo sarà ancora se vorrò continuare a crescere come artista. Se aspetti che succeda qualcosa, a meno che tu non sia molto fortunato, è probabile che non accadrà nulla. Devi essere in grado di creare la tua fortuna e più ti impegni nel lavoro, più ci saranno possibilità. Detto questo, di solito, trovo le etichette per essere stampato con il solito duro metodo, il che significa inviare loro demo e avvicinandole in prima persona. Ho lavorato con varie etichette come Basses Frequences, Aurora Borealis, Denovali Records, Midira Records, Shelter Press, Consouling Sounds. Inoltre, ho lanciato la mia etichetta, Thisquietarmy Records. Nell’ultimo periodo, ho avuto rapporti con diverse label, ma mi avvicino sempre ad altri anche solo per valutare un loro potenziale interesse, consapevole di avere già quelle con cui preferisco lavorare e che, di solito, scelgo di affidarmi, con cui ho un buon rapporto.

Suonare la chitarra ti ha cambiato la vita? Che valore ha questo strumento?

Non mi ritengo ancora un chitarrista. La chitarra è uno strumento e un generatore di suoni. Quando devo prendere un aereo per potermi esibire altrove, lascio la mia e ne chiedo una al promoter. La mia chitarra principale rimane in Europa e ne ho una diversa a casa. Mi piacciono vari tipi di chitarra, ma non ne sono attratto.

In che modo registri i tuoi brani con la chitarra?

Di solito, suono e, contemporaneamente, registro. Ascolto di nuovo e modifico qualcosa. Oppure eseguo di nuovo il brano, isolandone singole parti, a volte non aggiungo altro.

Quando pensi che una traccia sia completa?

Non lo è mai. Se sono soddisfatto entro una certa soglia, forse, si può dire completa.

Dove ti collochi nell’eterna lotta tra analogico e digitale?

Questa è una vecchia battaglia, le persone si sono evolute. L’analogico è prossimo a scomparire per motivi pratici. A volte, è necessario andare avanti e provare a sfruttare la tua creatività ricorrendo a qualsiasi strumento disponibile.

Quale valore ha un verbo come ‘sperimentare’?

La vita è un esperimento.

L’equilibrio giace nel mezzo dell’armonia e del rumore?

Non ci sono regole assolute quando si tratta di equilibrio.

Dopo oltre un decennio nel mondo della musica, con diversi EP e album, ti aspettavi così tante recensioni positive sulla tua musica? Sei ancora ambizioso?

Ho da poco pubblicato un libro, “Conqueror: 2009-2017” (2017), che testimonia il mio percorso musicale attraverso le fotografie scattate durante i miei tour. L’ambizione cambia poco alla volta, in concomitanza con le opportunità che si presentano e cambia, in parallelo, la mia vita. Tredici anni fa, ero a malapena un musicista che aveva iniziato a suonare come hobby, oltre che da autodidatta, e la musica era una via di fuga dal mio lavoro allora quotidiano, quello di ingegnere presso un ufficio aziendale.

Non ho mai pensato che la musica sarebbe diventare la mia vita, anche quando ho lasciato il lavoro circa otto anni fa. Doveva essere tutto temporaneo e non mi sentivo a mio agio con l’idea di essere un artista a tempo pieno, perché sembrava ridicolo e irrealistico. Eppure, durante lo stesso arco temporale, l’ambizione si è tradotta nel continuare a lavorare con la musica il più possibile, in modo da sopravvivere senza tornare al mio vecchio lavoro. E mi sembra di averlo fatto piuttosto bene.

Andare in tour è, di gran lunga, il modo migliore per promuovere la propria musica e incontrare persone che saranno in grado di offrirti altre opportunità, motivo per cui sono tornato di frequente in Europa date le offerte che mi sono arrivate, come quelle da parte del Dudefest, del Droneburg e del Moving Noises dalla Germania, dell’Amplifest in Portogallo, della Biennale Némo e dello Young Team in Francia, del Cosmic Fest in Spagna, dello Zemlika in Lettonia, del Dunk! Festival in Belgio, del Festiwal Ambientalny in Polonia e, infine, del Le Guess Who? e dell’Incubate Festival in Olanda.

Musicalmente, si tratta di riversarsi tra le onde, spingendosi oltre il confine del suono e uscendo dalla comfort zone. Significa anche di creare un qualcosa per provare ad andare avanti e fuggire dal vuoto del nulla. Alla fine, non importa molto, perché moriremo tutti. Al momento, è importante avere un qualche scopo nella vita per continuarla.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Vivere e morire.

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