Jonny Nash – Phantom Actors

Jonny Nash – 'Phantom Actors' (2015)

C’è il bianco e il nero. Sfumature della luce e del buio. C’è il silenzio e il rumore. Brusii sublimi. “Phantom Actors” (2015) è lo scrigno atmosferico che contiene tutto, sogni inclusi. È, inoltre, il fortunato singolo che l’etichetta londinese Melody As Truth sceglie come primo della sua attività discografica. Un lavoro, a dir poco, sublime, curato nei minimi dettagli dal virtuoso Jonny Nash. Un artista in rampa di lancio, già coinvolto in alcuni interessanti progetti del recente passato. È il caso del suo album di debutto, “Snaker 004” (2013) sull’omonima Snaker, e dell’incredibile “Clouds” (2014) su Music From Memory, firmato in coppia con Gigi Masin e Young Marco, tra le migliori release in circolazione di matrice ambient, ma con influenze downtempo e new age.

Jonny Nash è, inoltre, colui che si cela dietro gli pseudonimi Sombrero Galaxy e Kham Lingtsang Band e che prende parte ai gruppi Spirit Bear Mezcal Ensemble e Discossession, quest’ultimo autore dell’ottimo remix di Black Lab per Naum Gabo. Con Kyle Martin, invece, ha all’attivo un album, “Land Of Light” (2012), pubblicato via ESP Institute. Meno singoloare il nome del duo: Land Of Light. La carriera del musicista è in costante divenire e sembra, soprattutto, aperte a molteplici influenze. La disco e l’house non sono, però, parte integrante di “Phantom Actors”. È la melodia al centro del 12”.

I tempi sono dilatati. Le pause ad hoc. Gli accordi semplici. Il pianoforte e la chitarra come strumenti protagonisti. Il messaggio lasciato ai posteri è un concentrato di beatitudine in note. Il lato A prende il via in punta di piedi con Shallow Space. Nell’arco di quattro minuti emerge la maestria propria di Jonny Nash, abilissimo nel tessere trame di una delicatezza invidiabile. Vision Partially Obscured è in scia. Le percussioni sono sullo sfondo. Year Of The Wooden Horse è, invece, più vibrante, impreziosita dagli inserti di tromba. Esprime così un calore diverso. Il lato B riparte con più ritmo. Prima la title-track balearica, poi la misteriosa Retreat. E un profluvio di vibrazioni uniche.

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